Regionali, domani si vota: l’attesa è per il voto dell’Emilia-Romagna

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Domani si vota in Emilia-Romagna e in Calabria, ma per gli italiani, tranne che per i calabresi, sembra quasi che a votare debbano essere solo i poco più di 3,5 milioni di elettori emiliani e romagnoli (1.707.781 uomini e 1.807.758 donne). Insomma, il voto in Calabria è stato quasi del tutto oscurato da quello contemporaneo in Emilia-Romagna. Il motivo è semplice, da cinquant’anni, da quando cioè nel 1970 sono nate le regioni, quella dell’Emilia-Romagna, la “rossa” per antonomasia, è stata sempre governata dalla sinistra, al più dal centrosinistra, che hanno vinto le elezioni con almeno di 15 punti di scarto. Ora, invece, la partita è aperta, per la prima volta il centrosinistra rischia di essere sconfitto. E scusate se è poco.

Da tempo, però, in Emilia-Romagna le cose sono cambiate. Tanto per dirne una, alle ultime regionali, quelle vinte dall’attuale governatore uscente Bonaccini, ci fu il record  storico della più bassa affluenza di tutti i tempi ad una elezione regionale italiana: appena il 37.71%. E questo è accaduto non in una regione meridionale, ma nella rossa Emilia Romagna che fino a trent’anni fa raggiungeva sistematicamente un’affluenza altissima, ovvero più del 90%

A quanto sembra, almeno come dicono gli analisti, a decidere la vittoria del centrodestra di Borgonzoni e Salvini o del centrosinistra di Bonaccini sarà proprio il numero degli elettori che si recheranno alle urne.

Bisognerà anche capire dove ci sarà maggiore o minore affluenza, nel senso che in quasi tutti i comuni grandi e medi il voto è più favorevole al centrosinistra, mentre nei piccoli comuni dell’Appennino  e in generale in quelli del piacentino e di Ferrara il centrodestra appare più forte e radicato.

Insomma, il Pd regge bene nei grandi centri urbani, ma perde di brutto nelle aree prevalentemente rurali. Il contrario della Lega di Salvini che è forte soprattutto nei comuni collinari e di montagna.

“Se la partecipazione elettorale sarà piuttosto elevata (diciamo oltre il 60%), riportando al voto gli elettori della “periferia” –scrive non a caso Paolo Natale sul giornale on line gli Stati Generali-  è probabile che la spunterà di un paio di punti la candidata di centro-destra. Viceversa, sarà più possibile una vittoria del centro-sinistra”.

“Il mio parere –osserva ancora Paolo Natale- è che il vantaggio così limitato raccontato dai sondaggi è davvero troppo limitato per consentire la vittoria finale a Bonaccini. Molti degli elettori che non lo voterebbero hanno difficoltà ad ammettere il proprio tradimento a favore di Salvini, e si rifugiano in dichiarazioni di incertezza o di astensione, che è possibile si trasformino in adesioni per Borgonzoni, sospinte dal voto leghista, che punta molto sulla voglia di cambiamento che già si è manifestata in Umbria”.

Un fatto è certo. La forza elettorale della sinistra in Emilia-Romagna è andata sempre più scemando. Basti pensare che il primo partito all’europee dello scorso anno è stato la Lega con il 33%8  dei voti a fronte di un Pd fermatosi al 31,2%. Cosa impensabile fino a pochi anni prima. Appena cinque anni prima, infatti, nel 2014, il Pd aveva avuto il 52,5%, mentre la Lega il 5%. Più chiaro di così.

Per questo il leader leghista Salvini ha girato in lungo e in largo la regione negli ultimi due mesi, avendo capito che sia lui che la sinistra in questa terra si giocano una partita che riguarda di molto il loro destino politico non solo nell’immediato.

“Se vincesse la candidata salviniana –chiosa sempre Paolo Natale- per il leader leghista significherebbe l’apoteosi, e la certezza di poter vincere abbastanza comodamente anche una competizione a livello nazionale, sardine o non sardine, con un Movimento 5 stelle in decisa regressione di consensi sia a livello locale (come spesso accade) che soprattutto a livello nazionale (cosa che non è mai accaduta dal momento della prima scesa in campo)”.

Detto questo, bisogna aggiungere che i seggi domani saranno aperti dalle 7 alle 23.

La legge elettorale, invece, in Emilia-Romagna prevede che viene eletto presidente il candidato che ottiene più voti ed è uno dei componenti di diritto del Consiglio regionale. Per quanto riguarda i 50 consiglieri regionali da eleggere,  40 vengono assegnati con il metodo proporzionale, in ragione cioè della percentuale dei voti ottenuti dalle varie liste nelle circoscrizioni provinciali, prevedendo però una soglia di sbarramento al 3%  per le liste collegate a candidati presidente al di sotto del 5%, mentre per i candidati che superano il 5% tutte le liste collegate possono accedere alla ripartizione. Inoltre, un seggio spetta di diritto al candidato presidente arrivato secondo.

I restanti 9 seggi possono essere assegnati in due modi diversi, ovvero come “premio di maggioranza”: se le liste a sostegno del presidente non hanno già raggiunto la metà dei seggi del Consiglio ovvero i 25 seggi nel riparto proporzionale, viene assegnato un premio di maggioranza di 9 seggi. Se, invece, i 25 seggi della maggioranza assoluta sono già stati ottenuti, il premio viene ridotto a soli 4 seggi, mentre gli altri vengono assegnati all’opposizione. Se dopo questo riparto di seggi la coalizione del presidente eletto non raggiunge ancora i 27 seggi, gli vengono comunque attribuiti altri seggi fino al raggiungimento dei 27. Questo al fine di consentire al presidente eletto di avere una maggioranza stabile e certa.

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