«La politica li ha cambiati»: l’avv. Senatore inchioda il M5S al fallimento annunciato da Beppe Grillo
Le parole di Grillo diventano per l'avvocato Alfonso Senatore la prova definitiva di una rivoluzione tradita e assorbita dal sistema. Un monito diretto anche a Vannacci: chi nasce contro il potere rischia di esserne trasformato appena lo sfiora
Riceviamo e pubblichiamo
Grillo certifica il fallimento del Movimento 5 Stelle. Un monito anche per Vannacci
Le parole pronunciate da Beppe Grillo hanno il sapore di una resa dei conti. Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha demolito, con poche frasi, l’identità politica della creatura che lui stesso aveva contribuito a costruire: «I rivoluzionari hanno scoperto i palazzi. Dovevano cambiare la politica, la politica ha cambiato loro. Pensano solo alle poltrone.»
È un’ammissione che arriva tardi, ma che fotografa una trasformazione evidente da anni. Quello che era nato come un movimento antisistema, deciso a combattere la partitocrazia, i privilegi della casta, i vitalizi e le logiche del potere, è diventato, sotto la leadership di Giuseppe Conte, un partito pienamente integrato nelle dinamiche della politica tradizionale.
Non era questo il mandato ricevuto dagli elettori. Milioni di cittadini avevano scelto il Movimento perché rappresentava una rottura netta con il passato, non certo perché si alleasse con quelle stesse forze politiche che aveva indicato come responsabili del declino del Paese.
Il Movimento originario di Grillo e Gianroberto Casaleggio non si collocava né a destra né a sinistra. Rivendicava una posizione alternativa all’intero sistema dei partiti. Oggi, invece, il M5S è percepito come una forza stabilmente inserita nell’area progressista, avendo progressivamente smarrito quella vocazione trasversale che ne aveva decretato il successo elettorale.
È il destino che spesso accomuna i movimenti di protesta quando entrano stabilmente nelle istituzioni: invece di cambiare il sistema, finiscono per esserne cambiati. Il potere tende ad assorbire chi nasce per contrastarlo, uniformandolo alle sue regole e alle sue convenienze.
Anche per questo il Movimento appare oggi in evidente difficoltà nel radicarsi sui territori e nel recuperare quella spinta ideale che ne aveva alimentato la crescita. Un partito che perde identità e organizzazione rischia, inevitabilmente, un lento declino.
Questa vicenda costituisce anche un insegnamento per tutte le nuove forze politiche che si presentano come alternative all’attuale assetto istituzionale. Il primo banco di prova non è conquistare il consenso, ma riuscire a conservarne la coerenza.
Il riferimento, inevitabilmente, è anche al generale Roberto Vannacci. L’ingresso nella Lega aveva già suscitato interrogativi sulla possibilità che un progetto nato come alternativa finisse per essere assorbito dalle dinamiche dei partiti tradizionali.
Qualora dovesse maturare una stabile alleanza con Fratelli d’Italia, il rischio — secondo questa valutazione politica — sarebbe quello di ripercorrere la stessa parabola del Movimento 5 Stelle: passare dalla contestazione del sistema all’integrazione nel sistema.
Per questa ragione riteniamo che Futuro Nazionale dovrebbe proseguire autonomamente il proprio percorso, rafforzando il radicamento territoriale e costruendo un’organizzazione politica stabile, sul modello di quei partiti che hanno saputo consolidare negli anni una presenza diffusa e strutturata.
Chi si propone di raddrizzare un sistema ritenuto “capovolto” non può pensare di cambiarlo semplicemente entrando nei suoi meccanismi senza il rischio di esserne trasformato. È la lezione del Gattopardo: cambiare tutto affinché nulla cambi.
La politica italiana ha spesso dimostrato una straordinaria capacità di assorbire, neutralizzare e rendere compatibili con il sistema anche i movimenti nati per contestarlo. È questo il vero banco di prova che attende ogni progetto politico alternativo.
Le parole di Grillo, al di là delle polemiche del momento, rappresentano quindi qualcosa di più di uno sfogo personale: sono la confessione di una rivoluzione incompiuta e il riconoscimento che, almeno nel caso del Movimento 5 Stelle, è stata la politica a cambiare i rivoluzionari, e non il contrario.
avv. Alfonso Senatore






