Massimo Coda, re dei bomber: successi, riscatto e qualche sassolino tolto dalle… scarpette

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Successo, fama, trofei, obiettivi. Sempre, dietro i più grandi traguardi di una persona, si nascondono volontà, abnegazione, tenacia e soprattutto umiltà. Valori che Massimo Coda, cavese doc, ha reso capisaldi della sua carriera, permettendogli di realizzare quel sogno che un po’ tutti noi abbiamo sempre voluto vivere, diventare calciatori affermati e, soprattutto, vincere.

Massimo, infatti, nella stagione appena conclusa, ha fatto incetta di titoli: premio Paolo Rossi come capocannoniere del torneo, con ben 20 gol realizzati; trofeo MVP come miglior giocatore dell’intero torneo; vittoria del campionato di serie B, con il suo Lecce.

“Un sollievo, poiché l’anno scorso mi era sfuggita solo la vittoria del campionato, mentre quest’anno siamo riusciti a conquistarla all’ultima giornata”, a simboleggiare la sua appartenenza alla squadra salentina, in cui ormai milita dalla stagione 2020-21, divenendo il perno centrale dell’attacco di mister Baroni.

“Lecce ti fa sentire il calore, la gente ti incita sempre e anche quando le cose non vanno per il verso giusto c’è sempre una parola di conforto da parte loro. Anche la mia famiglia vive qui, mia moglie e i miei figli godono di tutta la tranquillità necessaria”. Insomma, un’ulteriore conferma di come il Salento sia una terra magica che “ti rasserena la mente, facendo rendere meglio in campo”.

Tranquillità che però il bomber cavese non ha sempre trovato, nell’arco della sua carriera. Agli inizi della sua carriera calcistica, infatti, ha dovuto addirittura “espatriare” dall’Italia. Ricordiamo infatti gli anni in Svizzera (al Bellinzona) e in Slovenia (Gorica, dove vince la Coppa di Slovenia, venendo inoltre eletto miglior giocatore del campionato). Massimo può esser dunque definito come uno degli esponenti principali delle politiche errate del sistema-calcio nostrano, dove si sono preferiti calciatori stranieri a giovani promettenti italiani. Politiche che però ci hanno spinto sempre più in basso, fino alla recente (e cocente, aggiungerei) eliminazione dai play-off mondiali contro la modesta (ma tanto di cappello) Macedonia del Nord.

(nella foto sopra, da sinistra il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani, papà Saverio Coda con il piccolo Saverio jr.)

“Le società ragionano ovviamente come aziende e per questioni prettamente economiche molto spesso preferiscono investire pochi spiccioli su calciatori stranieri piuttosto che sugli italiani, in quanto le stesse regole agevolano questi trasferimenti, legando le mani a chi compie queste operazioni. Se non cambiano le regole, è difficile ottenere dei risultati, il problema purtroppo è a monte. Sembra che qualcosa in questo verso si stia muovendo, dando agevolazioni alle squadre che fanno giocare i giovani italiani. Si può solo migliorare, onestamente, perché il fondo è stato già toccato.”

E per quanto riguarda un altro caso spinoso nel calcio odierno, ossia il potere dei procuratori nel rapporto club-giocatore? Sempre più spesso ascoltiamo casi di bracci di ferro fra chi gestisce i calciatori e le rispettive squadre, argomento tornato in auge con la morte di Mino Raiola di pochi giorni fa. È la stampa, insieme ai club, a rendere “dei demoni” queste figure, che invece sembrano amatissime dagli atleti? O hanno realmente un potere così forte?

Il bomber cavese ha le idee chiare al riguardo: “Il procuratore cerca di far guadagnare soldi al calciatore e alla sua tasca, senza guardare una squadra o l’altra, ma semplicemente chi offre di più, perché cura il suo interesse e quello del suo assistito. Raiola, ad esempio, è riuscito a spostare Donnarumma da Milano a Parigi nonostante il portierone non ne fosse forse pienamente convinto. C’è molto spesso un lavoro psicologico sul proprio assistito, quasi come se riuscissero a plasmare la loro mente. È il loro lavoro e lo fanno molto bene, benché possa sembrare poi antipatico.” Parole che non sentiamo spesso dire dai calciatori o da chi bazzica nel mondo del calcio.

Tornando invece a discorsi più leggeri, Cava quando potrà finalmente abbracciare il suo bomber?

“Sicuramente nelle vacanze estive tornerò con molto piacere. Il rapporto con Cava, la mia città, è stupendo, da sempre.”

A Passiano, intanto, la sua frazione nativa cui è molto legato, lo aspettano per festeggiarlo con un evento organizzato per la fine di questo mese. E non penso serva aggiungere altre parole al riguardo, sappiamo tutti cosa ha fatto Massimo per la nostra città clicca qui (questo il link con una precedente intervista di Massimo clicca qui).

Auguriamo dunque al nostro bomber di poter nuovamente esibirsi sul palcoscenico della Serie A, da protagonista, con il suo Lecce e di poter (perché dire no?) magari tentare l’assalto alla classifica cannonieri della massima serie. Sognare è lecito, ma qua parliamo ormai di una certezza consolidata… (anche in ottica fantacalcio).

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