PILLOLE DI STORIA NOCERINA Da “Nuceria Alfaterna” nelle due Nocera

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Angelo Verrillo, nocerino doc, è un professionista che ha maturato tanti “ex”.

Ex componente del Partito Comunista, del quale ha frequentato la celebre “Scuola Centrale Quadri” del partito, meglio conosciuta come la “Scuola delle Frattocchie”, ma anche ex sindacalista della Cgil, attivamente impegnato nelle lotte per il lavoro del dopoguerra nell’Agro Nocerino-Sarnese, poi ex Dirigente bancario ormai in pensione.

Ma da qualche anno, fermo il suo impegno di partito e di sindacato, complice il forzato confinamento a causa della pandemia da Covid-19, si è inventata una nuova attività, quella di storico dell’Agro, prima dedicandosi alla industrializzazione tessile non solo di Nocera, ma di tutti le citta che all’inizio dell’ ‘800 ebbero la fortuna di creare grandi opifici industriali a Piedimonte D’Alife, Scafati, Fratte di Salerno, Angri, poi a Nocera (grazie all’utilizzo delle macchine a vapore).

Tali complessi, dei quali  ancora esistono ancora tracce e memorie, vennero realizzati grazie ad un’opera, meritoria per queste zone, di imprenditori svizzeri del settore, i quali, per difficoltà belliche, derivanti dalle guerre napoleoniche settecentesche, non riuscivano più ad approvvigionarsi delle materie prime, i filati.

All’epoca il Regno delle Due Sicilie era l’unico stato che non era caduto sotto il dominio del Bonaparte, e il porto di Napoli non aveva difficoltà a far attraccare le navi mercantili, tra le quali quelle che portavano i filati.

Ma indipendentemente da ciò, gli industriali svizzeri decisero di trasferire in Italia parte dei loro stabilimenti, e la circostanza della libertà di accesso al porto di Napoli li invogliò a cercare nelle zone circostanti, adatte per impiantare i nuovi opifici tessili, che dovevano avere alcune caratteristiche geografiche ben precise, la principale era quella di avere fiumi che consentissero di alimentare i telai delle macchine tessili con la energia idrica.

E fu per questo motivo che Scafati, Pellezzano, Nocera Inferiore e Fratte di Salerno, oltre a Piedimonte d’Alife, vennero scelte per impiantare le nuove industrie le quali diedero lavoro a decine di migliaia di operaie, ritenute più idonee degli uomini per quel lavoro.

Nei campi della zona i contadini, che già producevano cotone, in piccole quantità, che vendevano anche ai telai familiari della Valle metelliana, incrementarono la produzione, proprio in vista della costruzione delle nuove industrie tessili.

In seguito alla energia idrica si affiancò anche quella a vapore, che ridimensionò in parte l’importanza di quella idrica.

Successivamente, nell’Agro Nocerino-Sarnese sarebbero state create anche le industrie conserviere; non è ininfluente ricordare una delle più importanti, la Cirio, aveva un grande stabilimento accanto alla Ferrovia dello Stato di Pagani.

Le industrie della trasformazione del pomodoro, principalmente quello San-Marzano, dal nome delle campagne nelle quali veniva coltivato, inizialmente fiorenti, lentamente cominciarono ad entrare in crisi, sia per problemi sindacali giustificati dalle dure condizioni di lavoro del personale prevalentemente femminile, che pure in quegli stabilimenti era considerato più adatto della mano d’opera maschile, sia per una mancanza di strategia da parte degli industriali locali i quali non adottarono alcuna iniziativa che portasse a consorziarsi, tant’è che alcuni più lungimiranti preferirono chiudere gli stabilimenti nell’Agro e trasferirsi in Emilia, dove il concetto di cooperazione è ben radicato.

Fortunatamente, negli anni successivi, nuovi imprenditori conservieri, alcuni dei quali eredi di quelli precedenti, avrebbero ripreso l’attività nelle nostre zone la trasformazione dei prodotti della terra e, principalmente, del pomodoro, utilizzando pomodori sia locali sia provenienti dalle regioni più assolate del meridione, talvolta anche dagli altri paesi del Mediterraneo; e girovagando per l’Agro fa un piacere vedere quante nuove industrie conserviere sono sorte, ormai conosciute a livello nazionale e internazionale.

Ma tutto ciò è solo una introduzione all’argomento di cui al titolo di questo articolo, che focalizziamo sulle “Pillole di storia” della vecchia “Nuceria Alfaterna” (in greco Νουκρία talvolta Νουκερία), città sorta nel VI secolo a.C. sul luogo degli attuali comuni di Nocera Inferiore e Nocera Superiore, originariamente uniti.

Sulla storia di “Nuceria Alfaterna” sono stati scritti numerosi testi da parte di pregevoli autori, ma non è su questi che vogliamo richiamare l’attenzione dei lettori i quali, se desiderano approfondirsi, possono consultare anche le Enciclopedie.

Il nostro intento, invece, è limitato al periodo di tempo decorrente dalla divisione della vecchia “Nuceria Alfaterna” in due Comuni separati, quello di Nocera Inferiore, la quale topograficamente si trova più al nord, e quello di Nocera Superiore, che probabilmente all’epoca fu denominata tale perché sul suo suolo conserva i più importanti reperti archeologici della zona.

Le “pillole storiche” scritte da Angelo Verrillo partono, appunto, dalla divisione dell’unica “Nuceria Alfaterna” nelle due Nocera, avvenuta col Regio Decreto n. 1960 del’11 novembre 1850.

La conclusione delle pillole storiche di Verrillo è del 1980, quando il 23 novembre il devastante terremoto dell’Irpinia fece tanti danni notevoli anche nelle nostre zone.

Ma la vera conclusione, anticipata verbalmente dall’autore, si ha con l’attuale, sia pure nebulosa, idea di riunificare le due Nocera e tornare ad una sola grande città.

A nostro avviso, conoscendo come vanno le cose nel nostro Paese, riteniamo che questa idea sia irrealizzabile in quanto non riteniamo che due amministrazioni separate rinuncino alle loro prerogative di egemonia sul proprio territorio, che di due Consigli se ne faccia uno solo, che non ci saranno due Sindaci ma uno solo, e via discorrendo.

E se pure questa idea dovesse concretizzare, riteniamo che occorreranno decenni, e chi sa se i nostri figli la vedranno realizzata.

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