MUSICA Le iperboli vocali di Ileana Mottola

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Encomiabile il salto artistico di Ileana Mottola dai sentieri autorali a quelli interpretativi, cimentandosi nell’arduo tentativo delle cover d’eccezioni, ed un particolare plauso dal sottoscritto alla jazz-vocalist salernitana per aver scelto come titolo del suo CD uno dei brani peculiari scritto per la più grande voce pop del Novecento, Frank Sinatra, “All My Tomorrows”: un titolo sicuramente foriero di buoni auspici artistici futuri. The Voice che ho sempre amato e a cui ho dedicato ben due biografie.

La cantante interpreta una serie di standard, da Duke Ellington a Benny Goodman, mettendo in mostra la sua particolare forza espressiva ed il suo carattere deciso: un felice connubio tra atmosfere tese e di ricerca e momenti caratterizzati da un approccio più tradizionale, densi di raffinatezze sonore. Una particolare menzione spetta al trio che ha accompagnato la Mottola: tutti all’altezza sia nelle fasi armoniche lì dove Fabrizio Bosso -guest star d’eccezione- è stato un perno fondamentale dalle frasi nitidamente scolpite, sia nelle fasi ritmiche; con Julian Mazzariello sempre all’altezza anche nelle sue improvvisazioni polistilistiche, e Amedeo Ariano con invenzioni ritmiche e timbriche mai intrusive, nonché impeccabile il tappeto di scansione sonora di Antonio De Luise al contrabbasso.

Descrivere un’artista non afferisce solamente la sfera dello spettacolo bensì anche quello esistenziale e qui, in questa sede, mi piace ricordare l’incontro che ebbi con questa fine e sensibile vocalist salernitana, un incontro del tutto casuale su un bus di pendolari. A volte il destino ci mette lo zampino e in quel caso lo fece in modo sublime ed eclatante, facendo sedere accanto un musicologo e una cantante ignari ambedue delle loro rispettive professioni. Parlammo e discettammo di musica, io portati la discussione sulla mia sfera massima di competenza, il jazz; già sapevo che il canto è stata una cosa naturale per Ileana, innata, tuttavia dimenticai di chiederle com’era nata in lei la passione per il jazz, chissà, forse dopo aver ascoltato un concerto di un big per il quale rimase folgorata. Ma per esserne certo rinvio il lettore alla prossima cronaca musicale e intanto lo invito ad ascoltare questo interessante collage di stupendi standard.

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Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014, e un e-book dal titolo Ballata e morte di un gatto da strada (Amazon, 2015), un romanzo storico sulla figura di Malcolm X, prefato da Claudio Gorlier, con postfazione di Walter Mauro, e supervisionato da Roberto Giammanco. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

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