scritto da Christian De Iuliis - 21 Agosto 2020 14:22

L’ARCHRITICO Utopia Ceramica

Da piccolo lo guardavo dal sedile posteriore della macchina di mio padre, questo edificio così grosso e strano. E non mi piaceva.

Per anni, molti anni, crescendo, ha continuato a non piacermi, semplicemente perché non ero in grado di capirlo; è evidente: si diffida da ciò che non si (ri)conosce.

La ceramica Solimene a Vietri sul Mare, piaccia oppure no, è un edificio assolutamente unico nello scenario dell’architettura italiana. Prima ed unica opera italiana di Paolo Soleri, architetto torinese adepto di F. Lloyd Wright, che nel 1947 giunse a Vietri sul mare appassionandosi da subito alla produzione delle ceramiche. Là strinse amicizia con Francesco Solimene, in procinto di costruire una nuova fabbrica su un lotto di terreno aderente alla roccia e prospiciente via Madonna degli Angeli.

Sulla fabbrica Solimene, sul suo fascino ambiguo, in mezzo secolo, si è scritto tanto e certamente in maniera autorevole, ad esempio sul paragone con il museo Guggenheim di Wright e sulla vocazione “organica” della struttura con i pilastri ramificati e le pareti esterne ondulate senza funzioni statiche. Ma probabilmente ciò che stupisce di più è il lucido legame che Soleri stabilisce tra la costruzione dello spazio interno e l’organizzazione del lavoro, cioè la produzione di oggetti in ceramica.

Non stupisce che Soleri sia poi tornato, nel 1954 a fabbrica non ancora ultimata, negli Stati Uniti, a Phoenix in Arizona a realizzare la sua Arcosanti, vera città di fondazione, sperimentando ed elaborando il tema della “comunità”. Nella Ceramica Solimene l’idea è già in embrione.

Come pure la collaborazione tra gli abitanti di città ecologiche, l’applicazione del “leanness” cioè l’uso attento delle risorse della terra.

Oggi la fabbrica funziona ancora come fu concepita: dal secondo livello parte il “pane” di argilla che percorrendo verso il basso la rampa ellittica, passa attraverso le mani degli artigiani che lo tagliano, modellano, cuociono, decorano ed imballano fino ad esporlo come prodotto finito nell’invaso del pian terreno. Dell’edificio colpisce indubbiamente il disinvolto uso dello spazio aperto e il conseguente impiego della luce, non vi sono pareti divisorie, le gallerie lungo la rampa si affacciano sul vuoto centrale, la facciata su via Madonna degli Angeli è in gran parte vetrata così come la copertura.

Ma è l’invenzione tipologica a catturare l’attenzione. L’organizzazione delle attività, conseguenza e sviluppo del modello Fordiano, che prevede una sorta di comunione di intenti.

Utopia dell’architetto desiderio dell’imprenditore.

Soleri, dunque, propone, più che un’architettura, un modello sociale, una cittadina in piccola scala, con abitanti operosi che sostano o si spostano lungo piazze e percorsi. L’estetica ne è il risultato, fino al rivestimento ceramico esterno, centinaia di vasetti colorati rovesciati, come scaglie sulla pelle di un rettile, veri elementi caratterizzanti dell’enorme facciata (ancor più delle vetrate triangolari). Elementi tipici, derivanti dalle maioliche sulle cupole delle chiese arabeggianti della costa, capaci di imporre un linguaggio locale senza sfociare nel kitsch ed anticipatore della cultura pop americana, del riciclo creativo: un enorme collage variopinto.

Sospesa tra elementi Wrightiani e visioni alla Gaudì, la ceramica Solimene appartiene ad una generazione di edifici (realizzati o solo immaginati) senza simili in Italia. Piuttosto Soleri va accostato agli schizzi più audaci di Mendelhsonn in Europa o all’architettura coeva del continente americano (Goff, Fuller, Niemeyer, Dieste).

Dal 2000 la Ceramica Solimene è stata nominata monumento nazionale sotto la tutela del ministero dei beni culturali. Nel 2005 la DARC gli ha dedicato una mostra a Roma dando l’occasione a Soleri di tornare in Italia. Dal 2012 l’area antistante la fabbrica è stata riordinata ispirandosi ad uno schizzo dell’autore e posizionandoci una sua scultura.

E’ l’opera che continua a vivere.

 

N.D.A.: Paolo Soleri è scomparso il 9 aprile 2013, a Cosanti, la città da lui fondata, in Arizona.

 

(Sulla nascita della tradizione ceramica a Vietri sul mare e in costa d’Amalfi si legga pure lo splendido romanzo di D. Notari “L’isola di terracotta” – Marlin editore)

Nasce, vive, vegeta in costa d’Amalfi. Manifesta l’intenzione di voler fare l’architetto, nel 1984, in un tema di quarta elementare, raggiunge l’obiettivo nel 2001. Nel 2008 si auto-elegge Assessore al Nulla. Nel 2009 fonda il movimento artistico-culturale de “Lo Spiaggismo”. Avanguardia del XXI^ secolo che vanta già diversi tentativi di imitazione. All’attivo ha quattro mezze maratone corse e due libri pubblicati: “L’Architemario – volevo fare l’astronauta” (Overview editore – 2014) e “Vamos a la playa – Fenomenologia del Righeira moderno” (Homo Scrivens – 2016). Ha ricevuto premi in diversi concorsi letterari. Si definisce architetto-scrittore o scrittore-architetto. Dipende da dove si trova e da chi glielo chiede.

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