L’ARCHRITICO Non fece mai cose buone

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Il periodo del XX secolo intercorso tra le due guerre mondiali, è in Italia quello durante il quale sono stati realizzati il maggior numero di edifici ad uso pubblico.

In particolare scuole, municipi, stazioni ferroviarie, uffici postali, prefetture ecc.

Più che nelle grandi città, sono state le cittadine di provincia ad essere oggetto di numerosi interventi, coniugati talvolta nella grammatica architettonica del movimento moderno e, in altre circostanze, secondo la retorica dell’autoritarismo.

In entrambi i casi, gli architetti si dichiaravano (non potevano fare altrimenti) aderenti allo spirito fascista, ma se da una parte ne cavalcavano l’onda assolutista, dall’altra spalancavano la mente e braccia verso lo spirito moderno.

La città di Salerno, da questo punto di vista, rappresenta un buon manifesto delle antitetiche scuole di pensiero.

Edifici quali il Genio Civile, il Palazzo delle poste, il Tribunale, la Questura (successivamente “ripulita” dalle decorazioni), si appiattiscono sul messaggio del regime attraverso enormi portali fuori scala, profluvio di materiali quali il marmo o la pietra, timpani alle finestre e altorilievi a compimento dei prospetti.

Altri rappresentano, viceversa, una brillante interpretazione dell’architettura razionalista italiana.

Due edifici su tutti, a mio parere, vanno menzionati poiché quasi completamente dimenticati. O prossimi all’oblio.

Il sanatorio antitubercolare situato sul colle La Mennola nella parte alta del quartiere “Carmine” e la piccola torre di controllo degli scambi ferroviari, oramai fuori uso da anni, posizionata lungo i binari (visibile da via Torrione) a pochi metri dalla stazione centrale.

L’edificio del sanatorio, realizzato nel 1933 dall’ing. Silvio Guidi, rappresenta un esempio di razionalismo italiano sia per l’articolazione degli spazi interni sia per il disegno della facciata nonostante il cedimento linguistico del monumentale corpo di ingresso. L’edificio attualmente è un presidio ospedaliero e conserva l’originario rapporto con l’esterno, con un impeccabile uso della luce ingrediente.

La palazzina della centrale controllo scambi ferroviari, invece, è un episodio volumetricamente isolato, probabilmente coeva degli uffici ferroviari (dunque anni ’30) e opera dell’ing. Angelo Mazzoni che ne era a capo. Simile per geometria ai torrini angolari dei villini liberty, è però completamente priva di qualsiasi orpello ed è conclusa da una parete semicilindrica sulla quale si apre un’ampia finestratura. Estremamente chiara nella sua misura, composta da forme elementari (parallelepipedo, cilindro) la torretta ripete una tipologia razionalista utilizzata in diverse stazioni ferroviarie italiane. Nonostante il degrado (la parete a est è utilizzata come fondo per manifesti promozionali), paiono ancora moderni persino il basamento in sottili mattoni, e il carattere «Decò», che compone la scritta “Salerno” sulla facciata a sud.

A certificazione di un’epoca dove l’ideologia non fece mai cose buone. Nemmeno in architettura.

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