Censis: distanza tra Nord e Sud non è nella produttività, ma nel tasso di occupazione

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Il Pil per addetto italiano non è lontano da quello tedesco. La vera differenza è nei tassi di occupazione. Buona la tenuta delle esportazioni, frustrata la risorsa giovani

Il Pil per abitante del Mezzogiorno è ancora molto lontano da quello del Centro-Nord: 17.600 euro contro 31.200 euro.

Dopo l’inizio della crisi, tra il 2009 e il 2014 il Pil pro-capite al Sud è diminuito del 7,6%. Il Pil per occupato, invece, nel medio periodo ha dimostrato una maggiore capacità di tenuta: -0,3% tra il 1995 e il 2014 per le regioni meridionali e -3,3% per le regioni centro-settentrionali. È il segno che la distanza tra Nord e Sud non sta nella produttività, ma nel diverso tasso di occupazione.

Anche il confronto con la Germania, dove il reddito pro-capite è cresciuto tra il 1995 e il 2015 del 29,3% contro il 2,8% dell’Italia, dimostra che la differenza macroscopica non sta nel Pil per occupato (i due valori sono analoghi: 66.800 euro in Italia, 70.300 euro in Germania nell’ultimo anno), ma nella capacità tedesca di includere meglio nel mercato del lavoro anche addetti con un basso livello di produttività.

LE ESPORTAZIONI. A partire dal 2012, il saldo commerciale di beni e servizi dell’Italia verso il mondo è tornato attivo ed è aumentato progressivamente fino a superare la cifra di 45 miliardi di euro nel 2014, per poi scendere nel 2015 a 41 miliardi. Il miglioramento è attribuibile in parte alla diminuzione del deficit di prodotti energetici, ma anche all’avanzo dell’interscambio manifatturiero, che è aumentato gradualmente negli ultimi anni, passando dai 53 miliardi di euro del 2007 ai 99 miliardi del 2014, per attestarsi a 94 miliardi nell’ultimo anno: una quota pari al 6,1% del Pil (nel 2007 il saldo manifatturiero era pari il 3,2% del Pil).

I GIOVANI. Se tra gli occupati delle nuove generazioni prevalgono i diplomati e i laureati, in quattro casi su dieci questi si trovano a svolgere un lavoro per il quale è richiesto un titolo di istruzione più basso di quello posseduto. Tra i laureati di 30-34 anni il tasso di occupazione nel 2005 era del 79,5% per divenire del 73,7% nel 2015.

In Italia operano circa 192.000 titolari di impresa con meno di 30 anni di età (-14,8% rispetto al 2010), ma di questi solo poco meno del 5% lavora nei settori più avanzati della manifattura e dei servizi, il 35,3% nel commercio al dettaglio e all’ingrosso (+7,6% rispetto al 2010) e il 10,3% nelle produzioni e nelle coltivazioni agroalimentari.

La dinamica di contrazione dei giovani imprenditori è anche confermata dalla flessione del numero di nuove partite Iva (di cui circa il 46% è riconducibile a giovani fino a 35 anni): complessivamente, -10,7% nel 2015 rispetto al 2014 e -2,7% nel marzo 2016 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. (fonte Censis)

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