Cava, a colloquio con Davide Trezza candidato sindaco di “Potere al Popolo”

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Davide Trezza, 28 anni. Tra i fondatori dello Spazio Pueblo nel 2015, nel 2018 di Potere al Popolo e oggi tra i coordinatori nazionali. Nel 2018 è stato candidato alla Camera dei Deputati con Potere al Popolo, oggi è candidato alle amministrative di Cava de’ Tirreni. Impegnato nell’attività sindacale. Come musicista, svolge l’attività di compositore e chitarrista, di recente sta lavorando a progetti di teatro-canzone.

Perché la sua candidatura?

Non accetto il massacro di una generazione. Alle amministrative 2020 di Cava de’ Tirreni partecipo per portare una formazione politica giovane che apra lo sguardo a nuove soluzioni ma soprattutto nel tentativo di far entrare nuove menti nel dibattito politico istituzionale. Per questo abbiamo voluto una lista composta soprattutto da under 30 e da attivisti storici lontani dalle parole addomesticate della politica di apparato ma tessitori con impegno autentico e reale di pratiche mutualistiche. La mia candidatura arriva dopo un lungo percorso di attivismo e partecipazione che ha attraversato in questi anni le emergenze del nostro territorio. Dalla sanità pubblica, all’ambiente, al lavoro, ai diritti degli studenti e delle fasce popolari. Abbiamo le idee chiare su cosa costruire.

In poche battute i punti salienti del suo programma elettorale?

In questi anni troppe persone si sono scontrate ogni giorno con i disagi creati da una quotidianità insostenibile. E’ necessario investire sulla tutela e la valorizzazione della risorse collegate all’ambiente, rivitalizzare le frazioni e far rifiorire gli antichi borghi con l’economia delle locande e il commercio, ripristinare la manutenzione urbana, fare innovazione senza tradire la sostenibilità. Vogliamo bloccare l’emorragia generazionale dei nostri cervelli, creare opportunità che inaugurino una stagione d’amore per Cava, che parta dalla riattivazione delle agenzie culturali, dalla realizzazione di un teatro. La politica in questi anni ha smesso di aver cura del futuro, impegnandosi in progetti a crescita zero. Abbiamo bisogno di ripartire dal basso, facendo tutto quello che c’è da fare senza paura di pretendere troppo.

Quali sono i tre aspetti più significativamente negativi dell’azione di governo del sindaco uscente Servalli, su cui richiamerà l’attenzione degli elettori?

Le periferie sono ancora prive di una progettazione coerente, isolate da un contesto cittadino, mentre potrebbero portare nuove potenzialità e ricchezza.

Si è deciso di eludere sistematicamente il tema degli spazi a disposizione della collettività. Dai temi storici dell’ex Palazzetto dello Sport all’ex Velodromo per finire all’assenza di spazi polifunzionali per i giovani o alla carenza di aree verdi, troppi sono i nodi rimasti al termine della consiliatura. Oggi poco margine è lasciato all’azione di associazioni e reti del terzo settore, vero cuore pulsante della città.

Le scelte timide e poco incisive della giunta Servalli non ci emozionano. Non sono riuscite a portare la “svolta” annunciata, nè nel commercio, nè nel turismo, tanto meno nella definizione di nuove opportunità. Manca una programmazione culturale moderna, manca la  presenza dello Stato nelle dinamiche della vita quotidiana, a partire da un’assistenza reale alle famiglie in difficoltà.

A parte il sindaco uscente, qual è il candidato sindaco che ritiene più temibile? In altri termini, chi degli sfidanti di Servalli, a parte lei, potrebbe arrivare al ballottaggio?

Se c’è qualcosa di certo nel nostro percorso di autonomia e costruzione, è che riteniamo la vittoria di chiunque ugualmente temibile. Crediamo che solo una novità possa essere utile alla città, orfana di punti di riferimento politici. Noi lo siamo.

Facciamo l’ipotesi abbastanza realistica di un ballottaggio in cui Servalli sia uno dei protagonisti. Quale sarebbe la sua posizione? Insomma, se al ballottaggio ci va lei, cosa farebbe e quale messaggio lancerebbe agli altri candidati sconfitti e agli elettori? E se, al suo posto, ci fosse un altro a sfidare Servalli, lei come si comporterebbe al ballottaggio, quale indicazione di voto eventualmente darebbe? 

Siamo solo alle battute iniziali di una campagna elettorale che deve ancora entrare nel vivo. Ogni schieramento ha i suoi punti programmatici e i suoi interpreti che dovranno dimostrarsi all’altezza della carica a cui aspirano. Se corriamo da soli è perché crediamo che vi siano dei paradossi insanabili in tutte le candidature in campo.

La buona amministrazione la fanno gli uomini, lei in caso di vittoria come sceglierà gli assessori?

Il lavoro che stiamo portando avanti valorizza le storie personali, la coerenza dimostrata negli anni, la capacità di mettersi al servizio della collettività e di schierarsi senza timori dalla parte giusta. Contano solo questi valori non negoziabili.

Facciamo un gioco in proposito: ci fa qualche nome di possibile assessore, a mo’ di esempio?

Posso dirle che le persone che sceglieremo avranno capacità di visione e profonda conoscenza delle realtà che andranno ad amministrare. Certo se le facessi i nomi dei giovani potenziali assessori, si sorprenderebbe dei loro percorsi, troppo spesso maturati lontano da Cava.

Al di là dello slogan elettorale, qual è il messaggio politico, l’invito che rivolge agli elettori cavesi in vista del prossimo voto?

Non credere ai grandi proclami e alle promesse irrealizzabili. I fatti hanno la testa dura e ci parlano di una realtà politica locale che, con i consueti cambi di casacca, da una consiliatura all’altra non riesce ad invertire la rotta. Abbiamo una nuova storia tutta da scrivere. 

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