Tariffe telefoniche e vittorie di Pirro

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Qualche anno addietro i gestori della telefonia decisero, di comune accordo (come non chiamarlo cartello?) una modifica del criterio di fatturazione, portandolo a quattro settimane anziché mensile.

I gestori e i consumatori per diverso tempo si sono accordati in tal senso, tant’è che tutti gli utenti hanno pagato, per diverso tempo, fatture emesse ogni 4 settimane. In questo modo i gestori telefonici avevano arbitrariamente deciso, tutti insieme, di allungare virtualmente l’anno a 53 settimane, invece delle 52: infatti se dividendo 365 per 28 i mesi virtualmente diventano 13.

Sull’arbitrarietà ci sarebbe da discutere giacché i gestori informavano, al momento delle trattative, della fatturazione ogni quattro settimane: ma giacché tutti lo facevano, di fatto era impedito al consumatore di fare una scelta diversa.

Il nuovo criterio ha comportato che se, ad esempio, il canone pagato ogni 4 settimane è di Euro 30,00 alla fine dell’anno un utente ha pagato Euro 390,00 (invece di 360,00 con la fatturazione mensile).

Sembrava una questione di poco conto, ma evidentemente così non era se vari enti nazionali, dall’Antitrust all’Agcom e  le Associazione dei consumatori hanno fatto fuoco e fiamme per ostacolarla e indurre il legislatore ad emanare una norma che non consentisse tale libertà: una legge in più o in meno non fa male, specialmente in un oceano legislativo nazionale che, tra leggi nazionali e locali, ne conta, sembra, 150/160mila, contro le 7mila della Francia, le 5.500 della Germania, e le poco più di 3mila della Gran Bretagna.

Ma tant’è, noi Italiani non ci facciamo mancare niente, e come per i lauti emolumenti dei parlamentari, nazionali e locali, e gli altissimi costi della politica, incredibili se paragonati a quelli di tutte le altre democrazie “del mondo”, anche per il numero delle leggi non siamo da meno.

Tornando all’argomento di questo articolo, il Governo col D.L. 148 del 16.10.2017,  poi il Parlamento, che con la legge 172/2017 di conversione, ha stabilito che gli operatori di telefonia fissa e mobile debbano tornare alla fatturazione mensile entro il 4 aprile 2018, e qualche operatore (non tutti) si è già adeguato inviando messaggi in tal senso, avvertendo, però, che, per effetto di tale nuovo criterio, il costo mensile concordato sarà aumentato dell’8,9%; vale a dire che se era stato concordato un canone di Euro 30,00 per 4 settimane, ora quel canone, per effetto di tale aumento, diventa di Euro 32,67 al mese, e quindi di Euro 392,00 l’anno.

Vittoria di Pirro, giacché per il consumatore non cambia nulla; diverso sarebbe stato se un attento legislatore avesse imposto che il canone concordato per le quattro settimane non potesse essere aumentato con la fatturazione mensile.

Comunque il guaio è fatto e ce lo teniamo, a meno che non intervenga nuovamente il legislatore per riparare al danno che il consumatore ha subito, non tanto per il canone mensile/annuale, ma per un ulteriore effetto  perverso che il legislatore non ha considerato.

All’atto della stipula del contratto tutti i gestori, a fronte dei 30,00 euro (per tornare all’esempio precedente) concedevano linea fissa, linea mobile, telefonate illimitate dai telefoni fissi, internet illimitato, e, per esempio, 1000 minuti di conversazione e 500 sms dai cellulari: non risulta che i gestori modificheranno le telefonate e i messaggini con i cellulari, per cui l’utente, alla fine, sarà penalizzato; infatti se con la fatturazione ogni 4 settimane, fruiva di 13.mila minuti di conversazione e di 6500 messaggini ogni anno, ora, col nuovo criterio, i minuti diventano 12.mila e i messaggini 6.mila.

Bel risultato, non c’è che dire.

Ma non sarebbe stato opportuno che le varie autorità, i vari enti e le varie associazione dei consumatori avessero fatto finta di niente, lasciando libertà al mercato?

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