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Opinioni

La democrazia non consegna cambiali in bianco. La lezione americana alla politica italiana

Dalle elezioni americane una lezione che interroga anche l’Italia: la forza della democrazia non sta nelle maggioranze senza limiti, ma nell’equilibrio tra governabilità, rappresentanza e controllo del potere

La democrazia non consegna cambiali in bianco. La lezione americana alla politica italiana

Il voto americano ci consegna una lezione che va ben oltre la sconfitta di Trump e la vittoria dei Democratici.

Ci ricorda una verità che troppo spesso la politica sembra aver dimenticato: la democrazia non consiste soltanto nel consentire a qualcuno di vincere, ma anche nel garantire che chi vince non possa esercitare un potere senza limiti.

La conquista democratica della Camera e del Senato restituisce centralità a un principio essenziale delle democrazie liberali: quello dei contrappesi. Il potere deve essere bilanciato, controllato, sottoposto alla dialettica delle istituzioni. Una maggioranza parlamentare non può diventare una cambiale in bianco, né il risultato elettorale trasformarsi in un’investitura senza condizioni.

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È proprio questo il significato più profondo della separazione dei poteri: non impedire a chi vince di governare, ma impedire che possa governare senza essere controllato.

E qui la lezione americana incontra una questione molto italiana.

Da noi si continua a parlare di governabilità come se fosse il valore supremo, quasi che la stabilità di un esecutivo fosse più importante della qualità della rappresentanza e dell’equilibrio costituzionale.

Si dimentica che le leggi elettorali non sono strumenti neutrali. Possono restituire fedelmente la volontà degli elettori oppure deformarla, possono rafforzare la rappresentanza oppure comprimerla, possono assicurare una maggioranza parlamentare oppure costruirla artificialmente attraverso premi sproporzionati.

Quando si attribuisce a chi vince un premio eccessivo, quando si pretende di trasformare una maggioranza relativa di voti in una maggioranza parlamentare smisurata, quando si sottrae agli elettori persino la possibilità di scegliere i propri rappresentanti attraverso liste bloccate, non si sta semplicemente favorendo la governabilità.

Si sta alterando l’equilibrio tra rappresentanza e potere.

E il problema diventa ancora più serio quando a una legge elettorale fortemente maggioritaria si accompagna un sistema nel quale le candidature e le carriere parlamentari dipendono sempre più dalle decisioni delle segreterie di partito.

Il Parlamento rischia così di perdere la propria autonomia, i parlamentari la propria libertà e gli elettori una parte sostanziale della loro sovranità. Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di democrazia liberale. Anzi, è proprio questa la contraddizione che dovrebbe far riflettere quanti si dichiarano liberali e poi sembrano non avere alcuna difficoltà ad accettare una concentrazione sempre maggiore del potere politico.

La governabilità non può diventare il pretesto per ridurre la rappresentanza. La stabilità non può essere acquistata al prezzo del pluralismo. La vittoria elettorale non può trasformarsi nel diritto di occupare le istituzioni.

Anche la vicenda dei rapporti tra Trump e Meloni dovrebbe suggerire qualche riflessione. Le alleanze internazionali non possono dipendere dalle simpatie personali tra leader, così come la politica nazionale non può essere costruita intorno alla fedeltà a un capo. Servono istituzioni solide, autonomia, responsabilità e rispetto delle differenze.

L’America ci ricorda che i contrappesi non sono un intralcio alla democrazia. Sono la sua garanzia. Perché il problema non è soltanto chi vince oggi. È quale democrazia lasciamo a chi verrà dopo di noi.

E una democrazia nella quale chi vince può troppo, nella quale chi perde non conta abbastanza e nella quale gli elettori non possono scegliere davvero i propri rappresentanti è una democrazia che, poco alla volta, finisce per impoverirsi. Non dobbiamo avere paura delle maggioranze. Dobbiamo avere paura delle maggioranze senza contrappesi.

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Foto di Guglielmo Scarlato

Guglielmo Scarlato

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale…

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