Vedo le cose a colori. E tu, quante sfumature hai perduto?
La realtà non ha bisogno che la coloriamo artificialmente. Ha bisogno che impariamo a guardarla tutta, anche quando qualche colore ci mette a disagio
Durante una lezione, un’alunna ha detto una frase che mi è rimasta addosso: «Prof, io vedo le cose a colori»!
L’ha detta con una naturalezza disarmante. Non so se si rendesse conto di quello che aveva appena consegnato alla classe. Io, invece, ho cominciato a pensarci. Vedere le cose a colori. Sembra una dichiarazione di ottimismo, ma credo che sia qualcosa di molto più impegnativo. Perché i colori non sono soltanto quelli che rendono bella una giornata. Sono le sfumature che impediscono alla realtà di diventare una caricatura.
Il rosso non è soltanto rosso: cambia accanto al giallo, si scurisce vicino al nero, si accende quando incontra il bianco. Un colore, in fondo, non vive mai da solo. Ha bisogno degli altri per essere riconosciuto. Con le persone succede qualcosa di simile. Noi, invece, abbiamo una certa fretta di assegnare etichette. Uno è bravo o incapace, affidabile o deludente, simpatico o antipatico. È una forma di miopia che non riguarda gli occhi, ma il cuore. Ed è proprio qui quella frase della mia alunna diventa una provocazione. Vedere a colori non significa essere ingenui, né fingere che tutto vada bene. Significa riuscire a riconoscere che una giornata storta non è una vita sbagliata, che una persona difficile può avere una storia che non conosciamo, che perfino dentro una delusione può esserci qualcosa che merita ancora di essere salvato. Il bianco e nero, qualche volta, ci rassicura: ci permette di decidere rapidamente da che parte stare.
Le sfumature, invece, ci chiedono tempo, attenzione, persino un po’ di umiltà. Ci costringono a rivedere i nostri giudizi. E non sempre ne abbiamo voglia. Mi domando se noi adulti non abbiamo, senza accorgercene, insegnato ai ragazzi a guardare il mondo con occhi troppo severi. Chiediamo loro di essere felici, ma siamo capaci di mostrare la bellezza di una vita che non è sempre facile? Diciamo di non giudicare, ma quante volte siamo noi i primi a pronunciare sentenze? Quella ragazza, forse senza volerlo, mi ha ricordato una cosa: la realtà non ha bisogno che la coloriamo artificialmente.
Ha bisogno che impariamo a guardarla tutta, anche quando qualche colore ci mette a disagio. Perché il mondo, probabilmente, non ha smesso di avere colori. Forse siamo noi che, a forza di dare giudizi, abbiamo disimparato a distinguerli.







