scritto da Guglielmo Scarlato - 07 Aprile 2026 15:06

Liste bloccate e premio abnorme: la strada verso un’oligarchia politica

La nuova proposta di legge elettorale introdurrebbe liste bloccate e un forte premio di maggioranza, creando maggioranze parlamentari non proporzionate al consenso reale. Il rischio evidenziato è quello di un Parlamento di nominati e di un potere concentrato, con un indebolimento degli organi di garanzia e della rappresentanza democratica

Torno su di una mia preoccupazione che mi preme ancora una volta condividere. E’ stata depositata in Parlamento una proposta di legge elettorale per Camera e Senato che segna un passaggio gravissimo:
liste interamente bloccate e un premio di maggioranza abnorme pari al +17% dei seggi per la coalizione che raggiunge il 40% dei voti validamente espressi.

Tradotto: con il 40% dei voti si può ottenere circa il 57% dei seggi.
Una minoranza nel Paese che diventa maggioranza assoluta in Parlamento.

Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica che altera profondamente la democrazia rappresentativa.

Perché da lì discende tutto il resto:

➡️ una maggioranza artificiale può eleggere il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere figura di garanzia e non espressione diretta di un equilibrio forzato
➡️ può eleggere cinque giudici della Corte costituzionale, incidendo sull’organo che deve controllare la legittimità delle leggi
➡️ può sostenere governi anche quando il consenso reale nel Paese è fragile.

E tutto questo senza neppure il passaggio del ballottaggio: quindi senza una verifica finale, chiara e diretta, davanti agli elettori.

Ma il punto forse più grave è un altro.

Le liste completamente bloccate eliminano ogni possibilità di scelta dei parlamentari.
I cittadini non eleggono più nessuno: votano simboli e pacchetti di nomi decisi dalle segreterie.

Il Parlamento così non è più il luogo della rappresentanza.
Diventa il luogo della cooptazione.

Deputati e senatori non rispondono agli elettori, ma a chi li ha nominati.
Si costruisce un sistema di fedeltà personale, non di responsabilità politica.

Dentro partiti sempre più verticali e personalizzati, con scarsa o nulla democrazia interna, il controllo popolare si svuota.
Si consolida una classe politica selezionata dall’alto, non dal basso.

Il risultato complessivo è chiaro:

• una maggioranza costruita artificialmente

• un Parlamento di nominati

• un controllo indebolito sugli organi di garanzia

• una sovranità popolare svuotata nella sostanza

Questo non rafforza la governabilità.
Concentra il potere.

E quando il potere si concentra così, il rischio non è teorico:
è quello di una deriva oligarchica, in cui pochi decidono per tutti, e di una dittatura della maggioranza, costruita però su basi elettorali distorte.

La democrazia non è solo vincere le elezioni.
È garantire che chi vince rappresenti davvero il Paese.

Se questo equilibrio salta,
non stiamo migliorando il sistema.
Lo stiamo piegando.

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale dell’ Economia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno, ha pubblicato numerose monografie e saggi su diversi temi giuridici ed è l’autore di alcuni voci dell’Enciclopedia Giuridica Treccani, quali quella sui reati ministeriali, sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica e l’attentato ai ai diritti politici del cittadino.

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