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E se Dio ti avesse già trovato?

Non sempre la fede comincia da una domanda. Qualche volta comincia da qualcuno che pronuncia il nostro nome

E se Dio ti avesse già trovato?
foto Angelo Tortorella

Immaginate un bambino in una stazione affollata. Si è allontanato di pochi metri, quanto basta per perdere di vista suo padre. Guarda intorno, si agita, cerca un volto conosciuto. Poi, all’improvviso, sente una voce: «Sono qui»! Si gira. Non è lui ad aver trovato suo padre. È suo padre che non ha mai smesso di cercarlo.

Mi domando se, qualche volta, non sia proprio così anche la fede. Abbiamo raccontato per secoli il credente come un uomo in ricerca. E certamente lo è. Cerca risposte, attraversa dubbi, si interroga sul dolore, sul senso delle cose, sulla morte. Ci sono giorni in cui Dio sembra lontanissimo e altri in cui una parola del Vangelo riapre una finestra che credevamo murata. Ma c’è un particolare che rischiamo di dimenticare: nella storia biblica, spesso, il primo a mettersi in movimento è Dio.

La prima domanda rivolta all’uomo nella Bibbia non è «Dove sei, Dio»?, ma «Adamo, dove sei»? È Dio che cerca l’uomo nascosto. Non gli chiede una spiegazione teologica, non pretende una professione di fede. Vuole sapere dove si trova. O meglio, vuole raggiungerlo proprio lì, nel luogo in cui si è nascosto. Forse abbiamo complicato parecchio il nostro rapporto con Dio. Pensiamo che per incontrarlo occorra essere preparati, avere le idee chiare, aver sistemato qualche faccenda personale. Come se prima di entrare in una chiesa, o perfino prima di rivolgergli una parola, dovessimo presentarci con una vita sufficientemente ordinata.

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E invece il Vangelo racconta un Dio che non aspetta che l’uomo sia presentabile. Va a cercarlo quando è smarrito, lo raggiunge quando è seduto al banco delle imposte, lo chiama mentre si nasconde tra i rami di un sicomoro. Gesù non incontra soltanto persone che lo cercano: incontra anche persone che non sapevano ancora di essere cercate. C’è una differenza enorme. Cercare Dio può diventare perfino un’impresa personale, qualcosa di cui sentirsi orgogliosi. Lasciarsi trovare, invece, richiede una disponibilità più difficile: accettare che qualcuno ci conosca meglio di quanto noi conosciamo noi stessi. E che continui a chiamarci anche quando non siamo particolarmente interessanti, coerenti o meritevoli.

Penso ai tanti che dicono di non credere. Non sempre hanno smesso di cercare. Qualcuno ha semplicemente smesso di riconoscere come religiosa la propria ricerca. C’è chi cerca Dio prendendosi cura di un genitore, chi lo sfiora in una musica, chi lo interroga davanti a un’ingiustizia, chi non riesce più a pregare ma continua a desiderare che il mondo sia meno crudele. Sarebbe un errore liquidare queste inquietudini troppo in fretta.

La fede, non comincia quando finalmente troviamo le parole giuste per parlare a Dio. Comincia quando troviamo il coraggio di ascoltare quelle con cui Lui continua a rivolgersi a noi. E non mi sembra roba da poco!

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Foto di Gennaro Pierri

Gennaro Pierri

Ha conseguito la licenza in teologia spirituale e in teologia morale presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. E’ stato recensionista per la rivista…

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