Domani tutti a votare, magari “turandosi il naso”

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Ho proposto ad un amico, qualche giorno addietro, di votare per un candidato alla Regione Campania che mi è a cuore.

“Mi dispiace – è stata la risposta – è da oltre quattro anni che non voto più”.

E alla mia meravigliata reazione, ha replicato: “Non ho più fiducia in nessun candidato, in nessun partito, in nessuno”.

Stefanio Folli, in una condivisibile analisi di qualche giorno fa, partendo dal voto spagnolo che ha visto l’affermazione di Podemos al Comune di Barcellona, e da quello della Polonia, che ha visto il successo del nazionalista Duda, riflette sull’ondata serpeggiante dell’insofferenza esistente in quasi tutti gli Stati per la politica dell’Unione Europea, basata, finora, sull’inflessibile rigore nei confronti della Grecia e di tutti gli altri Stati membri con i conti non in ordine e che versano in difficoltà economiche più o meno gravi, derivanti anche dalla recessione economica che abbiamo avuto, e non solo per colpa degli stessi Stati membri.

Certo la Grecia è un caso a se, ma la rigidità, peraltro condivisibile, mostrata dall’UE, alimenta i sentimenti anti – europei di tante forze politiche in tutti gli Stati.

Anche noi ci accingiamo domani, domenica 31 maggio, a votare per il rinnovo delle amministrazioni di numerosi Comuni e di sette Regioni.

Lo scenario che si teme è che l’onda di sfiducia verso tutti i partiti raccolga, secondo i sondaggi, il 33 per cento e anche oltre dell’elettorato.

Il Movimento 5 Stelle, la Lega e Fratelli d’Italia sono le forze politiche che esprimono il maggiore euro-scetticismo e i loro risultati, sommato a quel 33 per cento e più che non va a votare, porterebbe la percentuale degli sfiduciati ed euro-scettici attorno al 70 per cento un elettorato che potrebbe essere definito anti-europeista.

La conclusione è che non possiamo permetterci di presentarci sullo scenario europeo come uno Stato membro nel quale gli eropeisti rappresentano solo il 30 per cento dell’elettorato.

Ed è anche per questo motivo che è necessario abbandonare la posizione astensionista che quel terzo di elettori, giustamente sfiduciato, esprime.

L’astensionismo non giova a nessuno, tanto meno a fare chiarezza, in quanto non fa interpretare cosa quel terzo dell’elettorato esprimerebbe recandosi alle urne.

D’altronde, non è con il non-voto che si cambiano le cose, e comunque l’elettore deve avere la maturità di pensare che non è possibile avere il candidato o il partito ideale: ciascuno deve appoggiare quel partito o quel candidato che sono più vicini alle sue idee, alle sue aspettative, ai suoi legittimi interessi: non votare fa solo l’interesse degli altri, magari proprio di quelli peggiori.

E’ indispensabile, quindi, votare, magari “turandosi il naso”, per dirla con Montanelli, ma votare.

1 commento

  1. Ho sempre pensato che andare a votare è un .dovere di cittadino.Andrò
    a votare e tappandomi il naso, voterò per il candidato meno peggio rispetto agli altri.

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