Pietrarsa, Museo Nazionale Ferroviario: al via la mostra fotografica “Cina 1982-84”

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Nel padiglione “La cattedrale” del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa venerdì scorso 23 ottobre, alle 16, è stata inaugurata la mostra fotografica “Cina 1982-84” di Andrea Cavazzutiche sarà ospitata fino al 22 novembre 2020.

L’evento è stato organizzato e coordinato dall’Istituto Confucio di Napoli, dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e dalle FS Italiane. L’esposizione propone scatti che raccontano la Cina durante i primi anni ‘80.

La mostra è stata preceduta da una conferenza stampa tenuta dall’avvocato Oreste Orvitti, direttore del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa,dalla professoressa Elda Morlicchio, Rettrice dell’Università “L’Orientale” di Napoli e da Paola Paderni,professore associato di Storia ed Istituzioni della Cina presso il medesimo Ateneo. Oreste Orvitti ha ricordato la storia del Museo: allestito nel complesso di archeologia industriale del Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive voluto da Ferdinando II di Borbone nel 1840.

Nel 1905 la sua gestione, con quella delle ferrovie nazionali, venne poi assunta dallo Stato Italiano. Dopo qualche anno di declino,nel 1989 il Museo fu inaugurato ufficialmente per i 150 anni delle Ferrovie Italiane e dal 2013 è affidato alla Fondazione FS Italiane per valorizzarne le attività culturali ed espositive.

Orvitti ha inoltre spiegato: «La scelta di ospitare la mostra fotografica è stata orientata proprio dall’aspetto tecnologico che caratterizza la Cina e Pietrarsa».EldaMorlicchio ha poi aggiunto: «L’idea è di far viaggiare con il cuore le persone che verranno a visitare la mostra.

“L’Orientale” rappresenta un contatto con l’intero globo terrestre. La Cina ha molte affinità culturali con l’Italia nella bellezza dei paesaggi, dei monumenti e dei Siti Unesco. Ci auguriamo dunque di poter continuare questo dialogo». Paola Paderni è invece intervenuta ricordando l’autore della mostra Andrea Cavazzuti,fotografo e video/film artista nato a Milano nel 1959. Laureato in Lingua e Letteratura Cinese alla Ca’ Foscari di Venezia, vive in Cina dal 1981ed ha esordito nel 1982 con l’esposizione “Viaggio in Italia”. “Cina 1982-84” presenta fotoin bianco e nero che ritraggono attività commerciali, come in “Comic Book Rentals” nella provincia di Sichuan, momenti di aggregazione e vita quotidiana nello sfondo di una Cina dalle molteplici sfumature. In cui si sposa antichità e modernità, tradizione e filosofia. Annoveriamo anche “The Centenary of the Death of Karl Marx”, sinistro spettro del regime comunista. La foto mostra un ritratto del filosofo e biciclette ammassate tra loro.

Il ritratto del dragone attorniato da bambini sullo sfondo di uno specchio d’acqua o lo statuario monumento in “Building China II”. In “Whatching a Flame” è invece protagonista un guizzo di fiamma nel buio notturno che cattura gli sguardi di un vecchio e due ragazzini. In “Driver”l’interno di un’auto: il volante, il sediolino rivestito da tessuto in fantasia, custode di un paio di guanti dimenticati. Le immagini raccontano soprattutto persone. Due uomini che passeggiano sottobraccio in un parco fermandosi poi su una panchina, sono i protagonisti di “Swap”. Bambini, donne e uomini, giovani e ragazze. Come le fanciulle della foto “Young girls” sorridenti nei loro moderni vestiti. Ragazzi impegnati a ballare in un locale in “Disco” o a conversare davanti al tavolo di una trattoria.

“Intellectual and bonsai” ritrae invece un uomo assorto nella contemplazione di un bonsai, accovacciato su di esso. Alle sue spalle un’abitazione che espone panni stesi. In “2000” vediamo inoltre un vasto cartellone pubblicitario che sovrasta una comune via cittadina, tra passanti impegnati ad osservare o a parlare tra loro.

Andrea Cavazzuti spiega: «La Cina di queste fotografie si situa appena un po’ prima del fax, dei cellulari e di internet e un po’ dopo due decenni di movimenti politici ed esperimenti sociali accompagnati da una totale chiusura al mondo esterno. Fu un unico e breve periodo di calma, in cui si riprendeva fiato, per prepararsi alla frenesia che sarebbe seguita a breve».

Infine precisa: «Nel mio caso c’era anche un tentativo, un po’ inconscio, di creare una sorta di empatia verso una realtà che in occidente era percepita in modo eccessivamente iconicizzato e stereotipato. In generale, immagini e parole conservano ancora una natura contemplativa e riflessiva, aspiravano ad una durata ed alla possibilità di essere percepite dialetticamente nel corso del tempo».

Tiziana Muselli

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