Cava, l’ex sindaco Gravagnuolo: “Prosciolto dalle infamanti accuse mosse per infangare la mia persona”

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foto Gabriele Durante

“Mi sembra giusto far sapere che illo tempore i cavesi sono stati amministrati in maniera corretta da una persona perbene”. Così esordisce Luigi Gravagnuolo, ex sindaco di Cava de’ Tirreni, alla conferenza stampa che ha convocato a Palazzo di Città per fare il punto su una serie di vicende giudiziarie che lo hanno visto coinvolto per ben nove anni.

Sei procedimenti, due ancora in corso, quattro conclusi con piena assoluzione, sia per l’attività  svolta nelle vesti di Sindaco, che nelle vesti di consigliere comunale.

“Ho taciuto e sopportato per tanto tempo. Sottoposto alla gogna mediatica, ho rifiutato di avvalermi della prescrizione e ho chiesto di essere processato, ottenendo la piena assoluzione”.

E’ un fiume in piena l’ex sindaco che parla di gesti intimidatori, ingiurie e aggressioni fisiche  durante diversi Consigli comunali negli anni 2010-2011, mentre chi era deputato alla difesa delle Istituzioni se ne lavava le mani compiacente.

“Sono tanti i modi per tormentare un uomo che governa e s’impegna per una comunità. Anche quando ero all’opposizione hanno cercato di zittirmi con denunzie – Gravagnuolo ha parlato di un assessore comunale in particolare, senza farne il nome – poi archiviate dalla Magistratura”.

E’ un quadro a tinte fosche quello che ha dipinto, dal quale la politica cittadina ne esce con una magra figura: piani organizzati a tavolino in riunioni, come anche le aggressioni, per costruire l’idea di un sindaco prevaricatore ed estorsore, quando invece le finalità erano prettamente politiche.

In particolare, Gravagnuolo si è soffermato, nel corso dell’incontro, sulla vicenda che ha visto coinvolto, nelle vesti di accusatore, un membro del collegio dei revisori dei conti. I giudici, al termine delle indagini, hanno appurato che il revisore contabile aveva assunto un atteggiamento prevenuto nei confronti del sindaco ed agiva per interessi politici. Assoluzione piena, dunque, dalle accuse.

Ma perché tutte queste calunnie e malignità, non corroborate dai fatti, messe in giro ad hoc per distruggerne la figura? Gravagnuolo a questo quesito risponde citando San Tommaso d’Aquino: “L’invidia è tristitia de bono proximi… exulatio de malo eiusdem, amarezza per il successo del prossimo, godimento del suo fallimento”. E fa un monito, evidenziando il fatto che, sotto l’onda di questo confronto politico che cerca di zittire chi non la pensa allo stesso modo, la democrazia non reggerà a lungo.

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