Cava de’ Tirreni, il comunicato della resa del Centrosinistra di Accarino: più che autocritica, il bollettino di una disfatta annunciata
Nel documento diffuso dalla coalizione pro‑Accarino emergono amarezza, incoerenze interne e soprattutto la consapevolezza di non aver colto – né interpretato – il bisogno di cambiamento che attraversava la città. Una frase, più di tutte, racconta l’errore strategico che ha segnato la campagna
Il comunicato diffuso dalla coalizione di centrosinistra dopo il primo turno delle amministrative a Cava de’ Tirreni non è soltanto una nota ufficiale: è, nella sostanza, il racconto nudo e amaro di una sconfitta che era nell’aria da tempo e che ora trova nelle parole dei protagonisti una conferma tardiva, quasi involontaria.
Il tono è dimesso, quasi rassegnato, e tradisce una consapevolezza che arriva solo dopo il verdetto delle urne: la città ha chiesto un cambiamento che la proposta politica di Giancarlo Accarino non è riuscita né a rappresentare né a interpretare.
La frase più significativa del comunicato, quella che più di tutte illumina il senso di questa débâcle, è chiara e quasi brutale nella sua semplicità: “L’esito della consultazione ha dimostrato che non si è riusciti a comunicare il profondo senso di novità rispetto al passato”.
È un passaggio che merita di essere isolato, perché contiene la chiave di lettura dell’intera vicenda. Non si tratta soltanto di un problema di comunicazione, come il testo vorrebbe far intendere, ma di un errore strategico molto più profondo: non si può comunicare ciò che non si incarna, non si può convincere di una novità quando si sceglie deliberatamente di rappresentare la continuità.
Da mesi, forse da anni, in città si avvertiva un sentimento crescente di insofferenza verso l’Amministrazione Servalli e verso un modo di governare percepito come stanco, ripetitivo, incapace di dare risposte a una comunità che chiedeva un cambio di passo.
La coalizione che sosteneva Accarino avrebbe potuto intercettare questo vento, farlo proprio, trasformarlo in una proposta politica credibile. Invece ha scelto la strada opposta: appiattirsi sulla continuità, rivendicare l’eredità amministrativa, difendere ciò che una parte consistente dei cavesi considerava ormai superato.
La figura di Accarino, pur competente e stimata, è stata incastrata in una narrazione che lo presentava come il naturale successore di Servalli, non come l’alternativa. E in un contesto politico segnato da un forte desiderio di cambiamento, questa scelta è stata fatale.
Il comunicato parla di “novità”, ma la campagna ha raccontato tutt’altro. Ha raccontato prudenza, moderazione, continuità. Ha raccontato un centrosinistra che non ha voluto o saputo prendere le distanze dal passato recente, che ha preferito difendere l’esistente invece di proporre una visione nuova. E quando il clima politico è attraversato da un bisogno di rottura, chi sceglie la conservazione paga un prezzo altissimo. Il documento ammette anche “amarezza per alcuni comportamenti incoerenti”, un passaggio che lascia intravedere ben note tensioni interne, frizioni, forse anche qualche fuga in avanti. Ma la vera incoerenza è stata politica: proclamare rinnovamento mentre si difendeva ciò da cui molti cittadini volevano emanciparsi.
La campagna elettorale non è riuscita a parlare alla città. Il programma elencava temi condivisibili – partecipazione, servizi sociali, efficienza amministrativa, valorizzazione culturale, sicurezza, decoro, rilancio economico – ma nessuno di questi è diventato un messaggio forte, identitario, capace di mobilitare. Tutto è rimasto sul piano delle intenzioni, senza trasformarsi in una narrazione riconoscibile. E così, mentre la città chiedeva un cambio di rotta, la coalizione ha continuato a muoversi come se il tempo politico fosse immobile, come se il giudizio sull’amministrazione uscente non fosse un fattore determinante.
Il comunicato si chiude con la promessa di continuare a perseguire gli obiettivi del programma “indipendentemente dalla collocazione in consiglio comunale”, una formula di rito che suona come un tentativo di salvare ciò che resta. Ma la verità è che questo documento, più che spiegare la sconfitta, la certifica. E lo fa con una frase che resterà come il simbolo di questa campagna mancata: non si è riusciti a comunicare la novità. Forse perché quella novità non c’era davvero. O forse perché, quando si sceglie di restare ancorati al passato, è difficile convincere qualcuno che si vuole cambiare il futuro.
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Mi sembra che il nuovo, rappresentato dalla lista vincente con gli stessi personaggi in parte riciclati dalle fila dell’ ex amministrazione, non sia proprio discontinuità del passato.