Cava, la storia infinita del sottovia-trincerone

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Riemergono le polemiche, a distanza di 17 anni, tra i sostenitori del trincerone/sottovia ipotizzato dal Sindaco Abbro, poi realizzato, con sostanziali modifiche, dai sindaci Messina – Gravagnuolo – Galdi – Servalli da un lato, e quelli dall’altro schieramento della sinistra cittadina il quale, dall’epoca dell’Amministrazione Fiorillo, aveva deciso di abbandonare quel progetto e  aveva ipotizzato un’opera totalmente diversa la quale prevedeva la realizzazione di una galleria tra la località Tengana fino a Viale degli Aceri.

Da comune cittadino, in base alla esperienza quotidiana derivante dell’utilizzo del Trincerone com’è adesso, e in mancanza di prospettive non dico a breve, ma nemmeno a medio e lungo termine di uno sviluppo che possa portare al concreto beneficio di decongestionamento del traffico di attraversamento dei veicoli provenienti da Salerno e diretti a Nocera Inferiore, e viceversa, mi interrogo sui risultati dell’opera realizzata che, se rimarrà così com’è, non solo non ha portato alcun beneficio concreto, ma anzi ha comportato quasi un aggravamento della situazione del traffico: prima dell’apertura del Trincerone il traffico era perennemente congestionato sulle due corsie dell’ex SS.18; ora è quasi analogamente congestionato sulle due bretelle a senso unico della grande rotatoria.

Per onestà bisogna anche dire che il traffico locale verso le popolose località ai piedi della collina del Castello fino a Rotolo ne ha tratto un notevole beneficio, ma il rapporto “costi-benefici” dell’intera opera, alla luce della situazione attuale, risulta deficitario.

Inoltre, anche con l’apertura del Sottovia, che dovrebbe avvenire a breve, intendendo per tale le due bretelle sottostanti che partono dal viadotto San Francesco e giungono alla fine del cosiddetto “fagiolo” all’incrocio con Via Atenolfi, e viceversa, la situazione non migliorerà affatto in quanto continuerà l’ingorgo proprio nella zona della stazione delle FF.SS..

Alla fine, se le cose rimangono come sono, si deve purtroppo concludere che la costruzione del “Trincerone-sottovia” è stata solo un inutile spreco di danaro pubblico che avrebbe potuto essere più utilmente impiegato per un diverso utilizzo.

E anche coloro che, all’epoca, si intestardirono a sostenere il progetto monco ora realizzato, oggi sono portati a riflettere e probabilmente a fare il “mea culpa” per non avere adeguatamente appoggiato l’alternativa del “Buco-nero” che probabilmente avrebbe risolto quasi tutti i problemi.

Non sono un fautore della perniciosa abitudine di tanti amministratori, centrali e locali, i quali, ad ogni cambio di amministrazione, fanno tutto il possibile per azzerare i progetti di quelle precedenti, a volte per annunciarne di nuovi, altre volte per azzerarli totalmente, come oggi sta avvenendo per l’ormai famosissimo traforo del Tav che deve collegare Torino – Lione.

Personalmente sono convinto che le amministrazioni che seguono debbano sentire quanto meno l’obbligo etico di proseguire e portare a termine i lavori iniziati, essendo inammissibile, anche dal punto di vista economico, mettere sempre in discussione un progetto, e iniziare tutto daccapo, anche in considerazione dei “tempi biblici” occorrenti nel nostro Paese per costruire qualcosa, come ben dice Vincenzo De Luca quando parla del calvario di realizzare un’opera pubblica.

Anche da questo punto di vista, azzerare un’opera già avviata e per la quale, indipendentemente dalle eventuali penali contrattuali da pagare, già si sono spesi soldi pubblici, come nel caso Tav, è un atto criminale; ovviamente il discorso va ben ponderato caso per caso e può essere ammissibile se i lavori avviati non hanno comportato grandi spese, come poteva essere nel caso degli alternativi “Tricerone-sottovia” e “Buco-nero” che interessano la nostra città.

C’è un altro aspetto, certamente non marginale, nella faccenda del Trincerone-sottovia, evidenziato dai detrattori dell’opera: c’è chi sostiene che il sottostante impalcato costruito tra le rampe stradali non potrebbe essere utilizzato come parcheggio perché interrato e sottratto a qualsiasi controllo; personalmente non sono convinto di ciò anche perché i controlli oggi possono essere fatti tramite impianti che la tecnologia ci offre; tra l’altro non sembra che vi siano norme ostative in proposito; ma, se così fosse, la spesa per la costruzione di tali impalcati sarebbe stato un inutile spreco di soldi pubblici, che avrebbero potuto essere risparmiati limitandosi alla costruzione delle due corsie.

Pertanto, alla luce dell’attuale situazione, ho voluto fare un approfondimento della problematica, che all’epoca diede origine ad un acceso dibattito, in alcuni momenti anche aspro, tra i sostenitori dei due progetti, riesaminando quello del “Buco nero” dell’amministrazione Fiorillo, la cui paternità è, in effetti, da attribuire all’Ing. Alfonso Lambiase, che all’epoca rivestiva la carica di Assessore ai lavori pubblici.

Il 2 febbraio 2002 sul giornale cavese “Il Portico”, venne pubblicato un articolo che riguardava l’aspra polemica che contrapponeva i due fronti, quello pro “Trincerone-sottovia” e quello pro “Buco-nero”.

Il Sindaco dell’epoca eral’avvocato Alfredo Messina il quale risolse il contenzioso, precedentemente iniziato, con l’Impresa ATICoGefar Di Donato, la quale che aveva iniziato, prima dell’amministrazione Fiorillo, la costruzione del trincerone, poi bloccata per gli scandali che avevano coinvolto Cava e Salerno su tali opere all’epoca di Tangentopoli; con la differenza che a Salerno l’allora Sindaco De Luca ebbe il coraggio di rischiare e andò avanti nella costruzione, mentre il Sindaco Fiorillo a Cava ebbe paura e bloccò tutto.

Probabilmente la scelta di Fiorillo fu anche strumentale in quanto, in rappresentanza di forze di sinistra, contrarie da sempre all’opera, consentì l’avvio del progetto alternativo, il cosiddetto “Buco-nero”, erroneamente attribuito all’Ing. Alfonso Lambiase, all’epoca Assessore ai Lavori pubblici, ma la cui paternità è invece del Prof. Ing. Renato Sparacio, grande esperto in Scienza delle Costruzioni, che aveva insegnato per 35 anni nelle Facoltà di Ingegneria della Università di Pavia e della Università Federico II di Napoli, come lo stesso Ing. Lambiase all’epoca confermò. Il Prof. Sparacio aveva partecipato anche a numerose opere internazionali: quindi quel progetto non era di uno “sprovveduto” Ingegnere di provincia, ma di un grande esperto del settore.

L’opera ipotizzava la costruzione di una galleria nel sottosuolo, la cui maggiore profondità sarebbe stata a 25 metri sotto il livello della SS.18, partendo dall’imbocco delle rampe sottostanti dell’attuale sottovia, a metà del viadotto San Francesco, fino al semaforo di Viale degli Aceri. Un tunnel lungo circa due chilometri totalmente interrato, nel quale sarebbe stato incanalato il traffico di attraversamento che, in tal modo, non avrebbe più invaso la città.

La scelta operata dall’Amministrazione del Sindaco Messina di mandare avanti quello del “Tricerone-Sottovia” fu evidentemente anche dettata da motivi ideologici di schieramento, contrapposizioni che, alla luce dei risultati, confermano la loro nocività.

Infatti, una delle accuse che lo schieramento del no al “Buco-nero” fece a quel progetto si basava sulla pericolosità di un tunnel scavato nel ventre della terra, legata alla possibilità che, in caso di incidenti, sarebbe stato difficoltosa la fuga; ma già all’epoca era in progetto, a pochi chilometri da noi, l’altra galleria, poi costruita, di Pozzano, di circa sette chilometri, attraverso la quale il traffico automobilistico che da Castellammare è diretto a Sorrento evita di attraversare Vico Equense, con un notevole beneficio per il tempo e l’inquinamento; e questo tunnel ha evidenziato la falsità dei pericoli all’epoca posti in campo per scartare il progetto del “Buco-nero”, come lo stesso Ing. Lambiase allora, in una intervista rilasciata al compianto Prof. Giuseppe Muoio per “Il Mattino”, aveva affermato, in risposta alle dichiarazioni fatte dall’Ing. Faella che lo aveva sostituito ai Lavori pubblici.

Allora la città si divise tra due fazioni, che sostenevano l’una o l’altra soluzione, certamente spinte più dall’appartenenza a un determinato schieramento che da motivazioni razionali e tecniche, come oggi avviene per le due fazioni a favore e contro il completamento del tunnel del Tav; c’è però una rilevante differenza, data dalla considerazione che quel tunnel fa parte di una opera di portata europea destinata a collegare Lisbona a Kiew, mentre, nel nostro caso, si trattava solamente di liberare la città dal traffico autoveicolare; quindi, nel mentre il problema cavese poteva essere risolto in città, nel caso del tunnel del Tav non si può prescindere dall’interesse globale della Unione Europea.

Non è da sottacere un altro grave inconveniente che potrebbe verificarsi con la prossima (speriamo) apertura del sottovia e dei sottostanti parcheggi interrati, che libererebbero quelli superiori destinati a diventare una “Promenade” attrezzata con aree di ristoro, gazebo commerciali, giardini pubblici con panchine e area di gioco per i bambini; non so quanto possa essere piacevole intrattenersi su tale area con l’inquinamento del traffico veicolare nei due sensi.

Questa breve cronistoria serve prima di tutto per riflettere sulle scelte passate, non esenti da errori; ma serve anche per riflettere sul futuro di questa città alla luce degli avvenimenti recenti che hanno visto una sostanziale ricomposizione dell’amministrazione cittadina con l’inserimento del Prof. Armando Lamberti, basata su un accordo di programma nel quale, nonostante l’approfondita analisi delle problematiche da affrontare e tentare di risolvere, non v’è alcun accenno all’annoso problema che stiamo trattando, nonostante risulti che una ipotesi di soluzione sia stata già studiata dall’Ufficio tecnico.

In tutta franchezza, quell’assenza lascia molto sconcertati perché la definitiva soluzione del problema traffico è una priorità assoluta, anche alla luce di quanto, recentemente, un notissimo pneumologo metelliano, trattando i vari problemi respiratori legati all’inquinamento da emissione dei gas di scarico delle autovetture nel centro storico, ebbe a consigliare a chi soffre di questi disturbi  di trasferirsi altrove, possibilmente alle Baleari, un modo come un altro per dire: scappate via da Cava!

E’ non credo che sia proprio questo che l’amministrazione cittadina vuole.

 

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