Cava de’ Tirreni, verso le comunali: quattro candidati in campo e un centrosinistra ancora senza guida
La corsa elettorale entra nel vivo: Giordano parte in anticipo, Petrone tenta il bis, Lamberti e Canora si muovono in solitaria. Il PD, tra macerie politiche e ritardi strategici, non ha ancora scelto il suo candidato. Intanto le forze moderate restano ai margini e la città attende un progetto di governo credibile
Siamo arrivati a febbraio e lo scenario politico in vista delle elezioni comunali della prossima primavera inizia finalmente a prendere forma. Qualche tassello è andato al suo posto e il puzzle comincia a delinearsi.
Partiamo dai candidati a sindaco: al momento sono quattro. Uno, però, è già pienamente in campagna elettorale da tempo. Si tratta del candidato del centrodestra, il consigliere comunale Raffaele Giordano. Corre in solitaria, e lo fa con una certa tranquillità. Non ha antagonisti esterni, almeno per ora, e non ha sfidanti interni. Questo gli permette di muoversi con largo anticipo rispetto agli altri.
Poi c’è il “sindaco con il grembiule”, come ama definirsi Luigi Petrone, alias fra Gigino. Ci riprova, dopo aver sfiorato il ballottaggio con Servalli nella scorsa tornata elettorale. Ha ancora la stessa forza di allora? Difficile dirlo. Di certo non è più la novità che nel 2020 irruppe nella competizione, scompaginando i piani del centrodestra guidato da Marcello Murolo.
Altri due candidati hanno, invece, origini nel centrosinistra.
Uno dei candidati, Armando Lamberti, è ancora formalmente parte della maggioranza. È evidente, però, che si senta tradito e politicamente messo da parte dai compagni di viaggio degli ultimi anni. Proverà a tentare la scalata in solitaria, un percorso tutt’altro che semplice, cercando di evitare passi falsi che potrebbero rivelarsi fatali.
L’altro è il giovane Eugenio Canora. Ha lasciato da tempo l’attuale maggioranza di centrosinistra e, negli ultimi anni, non ha risparmiato critiche al governo del sindaco Servalli. Oggi si presenta in alleanza con Rifondazione Comunista e, a quanto pare, può contare su un buon seguito di giovani. In sostanza, un pezzo di elettorato che potrebbe sottrarre voti al candidato del centrosinistra a trazione PD. Almeno al primo turno.
All’appello manca ancora almeno un altro candidato: quello del centrosinistra a guida PD. L’elezione, avvenuta ieri, del nuovo segretario cittadino dovrebbe accelerare il percorso verso la scelta del nome per la corsa a sindaco. Al momento, però, la situazione resta confusa. Le ambizioni di alcuni esponenti dem si sono ormai consumate in una improbabile corsa per ottenere un posto al sole, ma una proposta ufficiale e credibile non è ancora emersa.
L’unico nome con un profilo davvero solido sembra essere quello di Giancarlo Accarino. La sua candidatura circola da tempo, forse anche troppo, ma non è mai decollata. È rimasta sospesa, per così dire, a mezz’aria: se ne parla, ma non è mai stata avanzata una proposta formale. Ora, con il nuovo segretario alla guida del partito, il PD potrebbe finalmente scoprire le sue carte. E a quel punto la candidatura di Accarino potrebbe prendere davvero quota. O, al contrario, definitivamente tramontare.
Detto ciò, è evidente che il PD cavese si muove in un terreno ancora ingombro dalle macerie lasciate dall’Amministrazione Servalli, di cui il partito guidato da Elly Schlein è sempre stato il socio di maggioranza. Questo significa che, se Servalli ha le sue responsabilità, i democrat cavesi non possono certo chiamarsi fuori. Le difficoltà politiche sono sotto gli occhi di tutti: in una situazione normale, il PD avrebbe individuato il candidato a succedere a Servalli già da almeno sei mesi. Il ritardo è, in parte, comprensibile, ma non per questo giustificabile.
È vero che, più del PD, hanno fatto peggio tutte le formazioni moderate e riformiste. Avrebbero potuto sfruttare le difficoltà oggettive dei democrat per costruire un’aggregazione politico‑elettorale, coinvolgendo anche le forze civiche – o presunte tali – e riequilibrando così i rapporti di forza nella coalizione. Avrebbero dovuto agire politicamente per formare una massa critica per contare di più nelle scelte. L’insieme di insipienza politica, mancanza di visione e strategia, unito a diffidenze e antipatie personali, ha però impedito di dare vita a un progetto di reale consistenza, che avrebbe potuto portare anche all’indicazione di un candidato sindaco di area. Insomma, buona parte degli esponenti delle forze moderate e civiche si sono distinti per il loro impegno nella caccia alle farfalle sotto l’arco di Tito.
Il risultato è che queste formazioni resteranno minoritarie e continueranno a orbitare come satelliti attorno al pianeta‑PD, nonostante quest’ultimo sia ormai da tempo indebolito, diviso e confuso.
Tirando le somme, il centrosinistra si presenta politicamente in difficoltà. Mantiene però una forza elettorale ancora significativa. Resta da capire se il prossimo candidato a sindaco sarà in grado di trasformare quello che rischia di diventare il solito caravanserraglio — politicamente fragile ma elettoralmente competitivo — in un progetto amministrativo serio e utile per la comunità metelliana.
È evidente, comunque, che anche la coalizione di centrodestra dovrà dimostrare altrettanto e si troverà ad affrontare problemi di governo non molto diversi.
In definitiva, ciò che conta davvero è la qualità dell’amministrazione municipale, più che il colore politico di chi la guida.
Che Dio salvi Cava!







