Cava de’ Tirreni, la dignità che non fa notizia
La vera forza civica non è l’adattamento passivo, ma la capacità di dire “no” quando tutti direbbero “conviene”. Anche a costo di restare minoranza. Anche a costo di perdere. Riscoprire una "grammatica dell’esistenza" basata sulla dignità e sulla tenacia quotidiana, piuttosto che sul mero vantaggio personale
Cava de’ Tirreni non è una città che ama gridare. Preferisce i passi sotto i portici, le conversazioni a mezza voce, una vita che scorre più per stratificazione che per strappi. Eppure, proprio qui, dove tutto sembra già detto e vissuto, resta una domanda scomoda: che valore diamo oggi alla coerenza, alla resistenza silenziosa, alla capacità di restare umani quando conviene adeguarsi?
Viviamo in un tempo che premia la visibilità, la rapidità, il risultato immediato. Anche le città, come le persone, rischiano di misurarsi solo per ciò che producono, attirano, vendono. Ma esiste un’altra grammatica dell’esistenza urbana, meno appariscente e più esigente: quella che mette al centro la fedeltà a un senso, anche quando costa. Non l’eroismo da copertina, ma la tenacia quotidiana di chi non baratta tutto con il vantaggio.
Il messaggio è netto: la dignità non nasce dal successo, ma dalla capacità di attraversare il limite senza rinnegarsi. Una città come Cava lo sa bene. Lo raccontano le sue crisi cicliche, lo racconta la fatica di trattenere i giovani, lo racconta il conflitto costante tra conservare e cambiare. Qui la fragilità non è un incidente: è una condizione strutturale. E proprio per questo può diventare una risorsa.
Accettare la fragilità non significa rassegnarsi. Significa smettere di fingere invincibilità. Significa riconoscere che una comunità cresce non quando elimina il dissenso o il fallimento, ma quando li attraversa senza cinismo. La vera forza civica non è l’adattamento passivo, ma la capacità di dire “no” quando tutti direbbero “conviene”. Anche a costo di restare minoranza. Anche a costo di perdere.
Forse oggi a Cava manca proprio questo coraggio sobrio: non quello di emergere, ma quello di restare fedeli a un’idea di umanità condivisa. In un’epoca che chiede continuamente di scegliere il tornaconto, la città può ancora essere un luogo dove si impara che non tutto è negoziabile.
La provocazione, allora, è inevitabile: Cava vuole essere solo efficiente e rassicurante, o abbastanza adulta da sostenere il peso delle proprie scelte, anche quando non portano applausi?
Perché il futuro non appartiene a chi vince sempre, ma a chi sa perché non ha voluto vincere a ogni costo.







