Cava de’ Tirreni, il travaglio di Armando Lamberti: il prezzo della coerenza e la crisi del centrosinistra
L’intervista ad Armando Lamberti riaccende il confronto sulla crisi del centrosinistra e sulle responsabilità dell’Amministrazione Servalli. Dopo anni di tensioni interne alla maggioranza, Lamberti sceglie di candidarsi a sindaco e di sottrarsi al regolamento di conti in corso. Una decisione che apre nuovi scenari e rimette agli elettori cavesi il giudizio finale
Nel commentare la corposa intervista rilasciata da Armando Lamberti al nostro giornale, e pubblicata oggi clicca qui per leggere, è doveroso da parte mia una premessa. In effetti, non posso nascondere l’affetto antico e l’indissolubile legame di amicizia che mi lega ad Armando, nato tra i banchi del liceo oltre mezzo secolo fa e consolidatesi senza mai smarrirsi nel tempo.
A ciò si aggiunge un altro aspetto significativo, ovvero l’identica matrice culturale e politica del cattolicesimo democratico. E quindi una visione del mondo e della politica che ha nella tolleranza, nel rispetto della dignità della persona, nella solidarietà e nella responsabilità, i suoi punti cardinali.
Detto questo, anzi proprio per questo, Armando Lamberti è una vittima, consapevole e quindi per sua scelta volontaria, della cattiva politica del sindaco Servalli. Per senso di responsabilità e per un amore anche sconsiderato per la città, in questi ultimi anni ha subito mortificazioni, angherie e prese in giro da una maggioranza che non meritava una persona del suo spessore etico e culturale.
A differenza di molti altri, lui ci ha rimesso anche di tasca propria. Un fatto raro, oggi, e che invece dovrebbe essere normale per chi vive la politica come un servizio. È stato un buon cristiano, certo. Ma, secondo i criteri dominanti, sarebbe considerato un pessimo politico: non ha cercato vantaggi, non ha fatto calcoli, non ha trasformato il ruolo in un’occasione personale.
Eppure la politica, se la intendiamo come ogni cattolico dovrebbe — la forma più alta della carità — richiede proprio questo spirito. Se tornassimo a guardarla così, figure come la sua non apparirebbero ingenue o fuori tempo, ma esempi di ciò che abbiamo smarrito e di ciò che dovremmo tornare a pretendere.
E’ vero, comunque, che il nostro Armando ha la colpa di aver mantenuto in vita il più sciagurato dei governi municipali, quello del sindaco Servalli. Ne comprendiamo i motivi, ma questo non toglie che per molti oggi ne deve pagare politicamente il fio.
In questa ottica, Lamberti fa bene a porre la sua candidatura a sindaco. E’ una sfida. Per certi versi, è un po’ come la risalita dei salmoni: controcorrente. Tuttavia, lo comprendo. L’educazione cattolica ricevuta impone il dovere di occupare lo spazio della politica, non fosse altro per sottrarlo a chi non ha gli stessi principi e valori. La sua è, quindi, una testimonianza di una politica di servizio che deve avere il giudizio degli elettori. Gli errori politici che ha commesso e che lui stesso, tutto sommato, in cuor suo riconosce, sono dovuti alla generosità, al senso di responsabilità, al desiderio anche imprudente di contribuire in prima persona al governo della città. In ogni caso, è giusto non sottostare a veti. Toccherà agli elettori cavesi decidere al riguardo.
D’altro canto, la candidatura di Armando, per la sua storia, la sua dedizione e lo spessore della sua persona, merita di sicuro l’attenzione dei cavesi. Allo stesso modo, su questa candidatura il centrosinistra farebbe bene ad interrogarsi e a riflettere. Non fosse altro per un debito di gratitudine verso un esponente politico che non ha esitato a ingoiare bocconi amari e a sporcarsi le mani per salvare il salvabile quando c’è stato bisogno. Anche se, ad onor del vero, a questo punto una domanda è doverosa: la gratitudine in politica ha mai avuto diritto di cittadinanza? Assai raramente.
Per il resto che dire? Il centrosinistra rischia sempre più l’implosione. I suoi vari esponenti si azzannano tra loro ferocemente, come i cani infernali descritti da Dante nel Canto XXI dell’Inferno. La discontinuità è un dovere, ma più che altro adesso sembra in atto un regolamento di conti all’interno dell’attuale maggioranza e nel centrosinistra in generale.
Lamberti rompe gli indugi, si tira fuori fin d’ora da questa resa dei conti e va avanti per la sua strada. La sua è una scelta coraggiosa, ma a questo punto obbligata. L’impressione, però, è che sia solo il primo ad aprire le danze. Altri potrebbero seguirlo e fare altrettanto.
Auguri.







