scritto da Luigi Gravagnuolo - 12 Marzo 2021 09:49

Don Gennaro, vero esorcista

foto tratta da fb

Con lui non è morto solo un monaco, ma un tassello di una millenaria cultura minacciata dall’estinzione

 

Il diavolo esiste e la prima cosa che ti bisbiglia nell’orecchio è che lui non esiste. Non c’è niente di più diabolico che negarne l’esistenza.

Esiste, ma non è un fenomeno naturale, un virus che si possa scovare e riconoscere al microscopio. Non lo si sconfigge con i vaccini della Pfizer. Se una persona è posseduta, solo un sensitivo riesce ad attestarlo. E sensitivi sono gli esorcisti. Sono loro, e solo loro, quelli che sentono la presenza del maligno e che sanno combatterlo.

È del tutto evidente che l’opacità di questa realtà – che offusca ed impedisce alla ragione di penetrarla, al punto che essa finisce per negarne l’esistenza – lascia spazio a tanti se-dicenti esorcisti, lestofanti, truffatori, mitomani, stregoni di occasione. Ecco perché la Chiesa, quando un suo membro crede di avere le facoltà sensitive idonee, lo sottopone a severe verifiche, lo forma, lo mette alla prova e infine lo autorizza alla pratica degli esorcismi. Cosa peraltro rara.

Don Gennaro Lo Schiavo, monaco benedettino dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni, è stato un esorcista di straordinario talento. Accreditato ed onesto.

Pochi anni fa un  amico, molto noto sotto i portici di Cava de’ Tirreni, si suicidò. Per anni aveva meditato di togliersi la vita e alla fine lo fece.

Avevo provato in tutti i modi di distoglierlo, di correggerlo, ogni tanto avevo avuto anche la sensazione che ce la stessi facendo. Niente, ogni volta ricadeva in quella dannata tentazione. Sospettai perciò che fosse posseduto e chiesi a don Gennaro di ‘visitarlo’. Accettò. Ero arrivato a quell’incontro con la tasca piena; se mi avesse chiesto una bella cifra per liberarlo dal demonio, gliela avrei consegnata all’istante, pur di provarci. Ma, uscito dal colloquio durato circa un’ora, il monaco mi disse: “Il diavolo non c’entra niente con questo ragazzo – non era proprio un adolescente, ma lui così lo definì – è solo esasperato. Ha bisogno di uno psicologo e di assistenza sociale”.  Don Gennaro era una persona onesta.

Lo avevo conosciuto negli anni del primo decennio di questo secolo, quando per motivi legati alla mia esperienza di sindaco di Cava de’ Tirreni, cominciai a frequentare il cenobio benedettino cavense, di cui poi sarei diventato oblato. Spesso, incrociandomi tra quelle mura, mi imprimeva le mani sulla fronte e mi benediceva. Mi regalò anche, nel 2009, un libro di orazioni monastiche, che ho ampiamente consumato in questi dodici anni e che ora mi è, ovviamente, diventato prezioso.

Ieri l’altro il suo cuore non ha retto alla violenza del virus ed ha ceduto. Con lui non è morto solo un monaco, ma un tassello di una millenaria cultura minacciata dall’estinzione.

Sta girando in queste ore sui social un video di un suo solitario canto gregoriano nella basilica della badia. Ve lo incollo, sperando che riusciate ad aprirlo: https://www.facebook.com/watch/?v=233581108254685

Se ci riuscite, ascoltatelo in silenzio fino alla fine: non vi avvertite il lamento intenso di un mondo che sta finendo?

A me questo video ha ricordato un passo dello splendido “Dalla Montagna Sacra” di William Darlymple.

Nel libro il grande giornalista e viaggiatore inglese narra di un suo viaggi o – sulle orme di quello di San Giovanni Mosco di molti secoli prima – da Monte Athos al monastero copto di Sant’Antonio il Grande, nell’Alto Egitto. Città dopo città, monastero dopo monastero, il viaggiatore incontra le ultime vestigia del cristianesimo di Oriente.

Durante il percorso arriva anche al monastero di Seydnaia in Siria, fondato dall’imperatore Giustiniano. Una volta maestoso, l’autore lo trova ridotto ad uno spazio fantasma. Le mura, diroccate, c’erano ancora, la porta era aperta, ma nessun segno di vita. Darlymple vi entrò circospetto. Dopo poco sentì il canto di due monache e, distante da esse, quello dell’unico monaco superstite. Ottuagenario, risparmiato e rispettato anche dai più faziosi fondamentalisti, teneva in vita, da solo con le due monache, le esili tracce di una civiltà spropositata per i nostri occhi contemporanei.

Che Dio salvi l’Occidente da un tale malinconico destino. E, nel nostro piccolo, che ne salvi Cava de’ Tirreni e la sua millenaria Badia. E che ci mandi altri, onesti e potenti don Gennaro.

Luigi Gravagnuolo, giornalista, scrittore, docente ed esperto di comunicazione. E' stato Sindaco di Cava de’ Tirreni dal 2006 al gennaio del 2010, quando si dimise per andare al voto con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato.

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