Cava, intervista alla dirigente scolastica del “Filangieri” Raffaela Luciano: “Una scuola come le altre e di qualità”

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L’Istituto Professionale Alberghiero “Gaetano Filangieri” di Cava de’ Tirreni ha fatto recentemente notizia sui giornali per presunte carenze in tema di sicurezza dell’edificio o per altre problematiche denunciate da alcuni suoi docenti. Pare però che le cose siano in modo diverso, invece, per l’ottimo lavoro quotidiano di formazione portato avanti da una classe docente in larga misura di valore e qualità, dedita con molta passione ed amore a far crescere una nuova leva di chef pasticcieri, personale di sala e reception, e così via. Un lavoro eccellente, che vede apprezzabili risultati, come ad esempio il conferimento del Premio Nettuno ai giovani studenti del “Filangieri”, che poche settimane fa a Torre Annunziata hanno brillato battendo, con i loro piatti prelibati e gustosi, i loro coetanei di altri cinque istituti della nostra regione (https://www.ulisseonline.it/notizie-locali/cava-li-i-s-filangieri-trionfa-al-premio-nettuno/).

Ne parliamo con la dirigente scolastica del “Filangieri”, la dott.ssa Raffaela Luciano, cavese da più generazioni. Nei giorni scorsi l’Istituto “Filangieri” è stato al centro della negativa attenzione del pubblico a causa di una denuncia di alcuni suoi docenti circa i problemi legati alla sicurezza e alla amministrazione patiti, a quanto si è letto, dalla scuola da lei diretta. Ci vuole dire cosa è successo e darci la sua versione dei fatti essendo più di qualunque altro non solo la presunta imputata ma soprattutto la persona più ogni altra informata dei fatti?

Effettivamente alcune testate giornalistiche nei primi giorni di giugno hanno pubblicato notizie che hanno suscitato preoccupazione in molti utenti della scuola, sia interni, sia esterni. Si è scritto di strutture fatiscenti, di mancanza delle certificazioni di agibilità, di comportamenti omissivi tenuti da me come dirigente scolastico…

E invece?

E’ difficile smentire senza sembrare “di parte”, ma posso senz’altro dire che il “Filangieri” non è in condizioni diverse da quelle della maggior parte delle altre scuole. Ho puntualmente spiegato qual è lo stato reale della situazione nelle richieste di rettifica inviate ai vari organi di stampa, che hanno pubblicato al riguardo notizie indotte dai detrattori. Una cosa mi ha, come dire, “rattristato”: constatare che senza il minimo confronto con chi dirige il “Filangieri” o con l’Ente proprietario degli edifici, ovvero la Provincia di Salerno, si sia sparato a zero su un’istituzione scolastica che lavora sodo per far sì che gli studenti, anche quelli meno fortunati, si aprano la via verso il successo ed il lavoro.

Sì, ma il lavoro che la scuola porta avanti si svolge in massima parte in strutture che non sono sicure, a quanto sembra…

Se per sicurezza si intende “perfezione” chiedo a qualche volontario di aiutare me e gli altri colleghi dirigenti scolastici ad individuare la “scuola perfetta”. Magari potrebbero aiutarci i docenti del “Filangieri” stesso che mi hanno denunciato e che hanno causato il recente clamore, provocando sicuramente ansia ed insicurezza tanto negli studenti che già frequentano l’Istituto quanto in quelli che nel prossimo anno scolastico potrebbero decidere di frequentarlo.

E’ vero che i tecnici della Provincia hanno eseguito un sopralluogo al “Filangieri” per il reperimento di aule da destinare a studenti di un altro istituto superiore cavese che sarà interessato nei prossimi mesi da consistenti lavori di restyling?

Sì, è vero. Trattandosi di lavori strutturali, la Provincia ha bisogno di reperire spazi dove collocare parecchie classi; a tal proposito, vorrei dire a chi fa allarme sulla sicurezza al “Filangieri”, che se la Provincia ha pensato di chiedere spazi a noi, si vede che i nostri tre edifici non sono, poi, così fatiscenti… Del resto, ad inizio del settembre scorso, il responsabile del settore edilizia scolastica della Provincia di Salerno mise nero su bianco che i nostri edifici presentavano sufficienti condizioni di sicurezza.

Quindi, per il prossimo anno vedremo una coabitazione tra gli studenti del Filangieri e quelli di un’altra scuola?

Questo non è possibile. Non perché il “Filangieri” non sia sicuro, ma semplicemente perché le aule sono tutte destinate ai nostri studenti, compresi i nuovi laboratori di cucina e sala del plesso di Via Papa Giovanni XXIII, che la Provincia ci ha assicurato di completare a breve.

E cosa ci dice del calo delle iscrizioni? Qualcuno lo ha definito “vertiginoso”.

Il calo c’è stato, ma siamo nella media nazionale. Lo dicono i dati sulle iscrizioni per l’anno scolastico prossimo. Anzi, rispetto ad altri istituti alberghieri del territorio che hanno avuto una diminuzione delle classi prime, noi abbiamo mantenuto lo stesso numero di prime dell’anno in corso. Ovviamente enfatizzare il calo delle iscrizioni è stato funzionale all’intento denigratorio di chi ha alimentato gli articoli dei giorni scorsi.

Torniamo alle certificazioni di agibilità ed alla manutenzione. La Provincia risponde alle vostre richieste?

Risponde, ma con grande difficoltà. Non starò a riassumere quello che la TV dice ogni giorno sul depauperamento delle casse degli Enti locali. Per rilasciare la certificazione di agibilità, l’Ente proprietario deve prima ottenere il certificato di prevenzione incendi, oppure deve produrre una certificazione antincendio che sia approvata dai Vigili del fuoco. Sono cose che richiedono tempi anche molto lunghi, che diventano ancora più consistenti quando le risorse finanziarie scarseggiano.

Da come parla, lei sembra quasi un esponente dell’Amministrazione provinciale. Vuol dire che di certificazioni e sicurezza non se ne parla e che la Provincia è giustificata quando dà risposte parziali e in ritardo?

Assolutamente no. Sono solo un’attenta lettrice della realtà e, nel ruolo che svolgo, sono costante interlocutrice dell’Amministrazione provinciale. Con il mio staff non molliamo mai e gli interventi di manutenzione arrivano. Quanto alla sicurezza, il compito dei dirigenti scolastici è quello della prevenzione, della individuazione dei rischi e della loro tempestiva segnalazione all’Ente proprietario degli edifici. Ed è ciò che come dirigente faccio, con l’aiuto di chi collabora, rimboccandosi fattivamente le maniche. Come dicevo prima la “scuola perfetta” non esiste, almeno non dalle nostre parti; e allora la via da praticare è quella dello sviluppo della cultura della sicurezza a cui devono contribuire docenti e personale ATA, famiglie e studenti. E questo lo sanno bene anche i docenti che hanno alimentato gli articoli dei giorni scorsi.

Ci dica delle classi “pollaio”.

Per restare in metafora, mi sovviene l’immagine del “cane che si morde la coda”: le classi vengono autorizzate dal Ministero e dalle sue articolazioni periferiche sulla base delle risorse docenti possibili (anche qui, i costi economici condizionano tutto) per cui se i docenti sono pochi, le classi da autorizzare sono di conseguenza poche e se le classi autorizzate sono poche, allora il numero di studenti per classe sarà più alto.

Dobbiamo rassegnarci?

Certo che no. Dobbiamo pretendere politiche scolastiche che tengano conto del fabbisogno della popolazione scolastica. E’ una problematica rilevata nel passato e rilevante nel presente, che viene utilizzata come una sorta di cavallo di battaglia da chi si siede via via in Parlamento. E’ con la politica seria che dobbiamo tutti interloquire, evitando gli slogan e le definizioni ad effetto come “classi pollaio”, che fino ad ora non mi sembra che abbiano prodotto risultati, se non quello di prestarsi ad essere usati da alcuni per gettare discredito sull’istituzione scolastica nella quale lavorano.

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