8 marzo, Parole di una donna: Anna Garofalo, la giornalista che emancipò le donne della Guerra

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“Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi. E molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari”.

E’ il 2 giugno 1946, le donne hanno potuto votare ed essere votate per la prima volta in Italia, e a scrivere è la giornalista radiofonica Anna Garofalo. Nella ricorrenza dell’8 marzo, Giornata Internazionale della donna, riscopriamo la figura di una giornalista che per otto anni è stata protagonista di una straordinaria trasmissione radiofonica a partire dal settembre 1944, intitolata Parole di una donna in cui tratta da un punto di vista femminile temi che si potevano per l’epoca considerare di avanguardia.

“Le donne sono stanche, disorientate. Hanno visto molte cose, meditato in silenzio e hanno bisogno di un aiuto che la mia voce potrà dare. Io ho i loro stessi problemi, le stesse loro incertezze, paure e desideri”. Per quindici minuti, tre volte a settimana, Anna Garofalo parlava ai radioascoltatori. La sua rubrica era il punto di vista di una donna su tutto ciò che succedeva: politica, società famiglia e sentimenti. Il gallismo degli italiani, il rapporto uomo donna, il valore della verginità, il divorzio, l’adulterio, la prostituzione, il confronto con la condizione della donna negli altri paesi europei e negli Stati Uniti. Erano tutti argomenti affrontati nella sua trasmissione. Tra le sue ospiti, oltre a centinaia di donne comuni, Palma Bucarelli, Alba de Cèspedes, Sibilla Aleramo.

I temi trattati e la spregiudicatezza con cui argomentava di essi procurarono non pochi grattacapi e preoccupazioni ai dirigenti della Rai del tempo e suscitarono reazioni da parte dei giornali cattolici e di destra. Ma Anna Garofalo non si curò di questi attacchi e andò avanti per la sua strada, approfondendo argomenti come il voto alle donne, la libertà sessuale, il lavoro femminile, l’impegno politico e sociale delle donne. Anna Garofalo è quindi la prima giornalista e scrittrice che affronta senza veli ideologici questi problemi. È una giornalista di formazione liberale che abbraccia la causa dell’emancipazione della donna e tratta i problemi sociali da intellettuale consapevole e indipendente senza i paraocchi.

La sua difesa dello Stato laico e democratico, il suo coinvolgimento in partiti laici e democratici, fanno della sua esperienza un fatto unico se pensiamo ai tempi in cui la sua vita si svolge e si compie: pochissime donne negli anni Cinquanta riuscivano ad affermarsi nel giornalismo, ed ancora meno erano quelle che militava no in partiti che non fossero DC e PCI. Si è distinta per essere un’attenta osservatrice della società in cui viveva. Le sue inchieste giornalistiche hanno contribuito a far conoscere la società italiana non attraverso la lente deformante dell’ideologia, ma attraverso l’analisi attenta dei fatti.

In questa giornata particolare, dedicata alla figura della donna e al contributo fondamentale che ha apportato alla società durante il corso della storia (con grande determinazione e fatica), una menzione tra le grandi scrittrici e giornaliste del ‘900 va doverosamente ad Anna Garofalo.  Donna volitiva, giornalista indipendente ed emancipata, ha dato voce, attraverso la sua voce, a quell’universo femminile zittito dalla società fascista e ridotto, come dirà in uno dei suoi scritti, alla stregua delle bestie da soma, delle coniglie, all’interno del recinto mentale “fatica e maternità” senza alcun riconoscimento.

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