Surplus nel commercio estero: 51 milioni di euro, massimo storico ultimi vent’anni

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L’analisi degli ultimi dati del commercio estero evidenzia che nei primi nove mesi del 2016 il valore delle esportazioni segna un aumento dello 0,5%, risultato di una crescita del 2,9% delle vendite sui mercati Ue e di una flessione del 2,7% sui mercati extra Ue; le stime preliminari del commercio estero extra Ue pubblicate giovedì scorso indicano una attenuazione del calo dell’export al di fuori dell’Unione (-2,4% nei primi dieci mesi del 2016). In parallelo si registra un calo del 2,9% delle importazioni, flessione determinata tutta dagli acquisti dai Paesi extra Ue (-7,9%) mentre tengono (+0,8%) quelli dai Paesi Ue.

Sulla base di questi andamenti dell’import-export, negli ultimi dodici mesi il saldo del commercio estero sale a 51.420 milioni di euro, il massimo storico in valore assoluto e pari al 3,1% del PIL, in avvicinamento al precedente picco del 3,3% registrato vent’anni fa (1996), con un miglioramento di 9.258 milioni rispetto ai 42.161 milioni di euro (2,6% del PIL) dei dodici mesi precedenti; il miglioramento dell’avanzo commerciale è stato tutto dovuto al contenimento per 9.566 milioni di euro del saldo del commercio estero dell’energia.

Focalizzando l’analisi del trend delle esportazioni, si osserva che in numerose aree extra Ue si addensano guerre e tensioni geopolitiche che in alcuni casi si intrecciano con bassi prezzi delle commodities e un ciclo economico negativo, con la conseguente riduzione della domanda di importazioni.

Nel complesso delle aree geografiche dominate da Paesi dove si riscontrano diffuse turbolenze le vendite del made in Italy segnano un calo dell’8,1%; tali aree nel complesso pesano per il 17,3% dell’export italiano. In particolare nei primi dieci mesi del 2016 il calo più ampio si registra nei Paesi dell’Africa centro-meridionale dove l’export scende del 18,2%; a seguire l’America centro-meridionale con -8,6%, Medio Oriente con -7,5%, Russia con -7,1%, Africa settentrionale con -6,4% e Turchia con -5,7%. In un contesto di bassi prezzi del petrolio, pesa la minore domanda dei paesi produttori: nel complesso dei Paesi OPEC, nel periodo in esame, il made in Italy scende del 9,5%.

Nonostante la pesante influenza delle turbolenze geopolitiche – e grazie alla flessibilità organizzativa e alla capacità di reazione delle imprese italiane che determinano un aumento più che proporzionale dell’export negli altri mercati – il totale delle vendite del made in Italy nel mondo segna una tenuta, con una variazione dello 0,5%. (fonte Confartigianato – foto Giovanni Armenante)

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