scritto da Redazione Ulisseonline - 25 Ottobre 2026 08:28

Negozi sfitti, l’allarme di Confcommercio: 458mila locali vuoti e danno economico da 53 miliardi di euro

Il commercio di prossimità perde terreno: desertificazione urbana, settori in crisi e anni di inutilizzo. Confcommercio chiede risorse ai Comuni e piani territoriali per riaprire le vetrine e rigenerare le città

Il commercio italiano attraversa una fase critica che rischia di cambiare il volto delle città. Secondo la prima indagine realizzata dall’Ufficio Studi di Confcommercio insieme all’Istituto Tagliacarne, entro il 2026 i negozi sfitti raggiungeranno quota 458mila, pari al 17% dell’offerta commerciale nazionale. Un dato che fotografa una desertificazione crescente, con interi comparti in sofferenza e un impatto economico rilevante.

La crisi colpisce soprattutto il piccolo commercio non alimentare, che conta 172mila vetrine spente, e la ristorazione, con quasi 90mila bar e locali vuoti. Alcuni settori mostrano percentuali ancora più allarmanti: oltre il 20% dei negozi di abbigliamento, calzature e articoli per la casa risulta inattivo, mentre le agenzie di viaggio superano il 34% di locali chiusi. Anche la cura della persona è sotto pressione, con parrucchieri ed estetisti che sfiorano il 23% di sfitto.

La mappa territoriale evidenzia una frattura netta: il Mezzogiorno registra l’incidenza più alta (19,4%), mentre il Nord-Est si ferma al 13,8%. Nei piccoli Comuni rurali la quota di locali inutilizzati arriva al 18,7%, segno che la fragilità commerciale si intreccia con lo spopolamento e la riduzione dei servizi di prossimità.

Oltre alla quantità, preoccupa la durata dello sfitto: tra il 2012 e il 2023 un locale commerciale è rimasto inutilizzato in media per 7,2 anni. Con un canone annuo stimato in 16mila euro, ogni negozio vuoto genera una perdita complessiva di 116mila euro. Su scala nazionale, il danno economico raggiunge i 53 miliardi, pari a 4,4 miliardi l’anno, lo 0,2% del Pil.

Per Confcommercio, il negozio di vicinato non è solo un’attività economica, ma una “infrastruttura civica” che garantisce presidio, sicurezza, relazioni sociali e qualità dello spazio urbano. Da questa visione nasce “Cities”, il progetto che punta a riportare il valore sociale delle imprese di prossimità al centro delle politiche pubbliche.

La strategia proposta supera l’approccio emergenziale e punta a rigenerare la domanda urbana: vivibilità, sicurezza, attrattività e qualità dell’abitare sono le condizioni necessarie per riportare cittadini e consumatori nei quartieri. Ogni città, secondo Confcommercio, dovrebbe dotarsi di un Piano d’Azione Territoriale per riaprire i locali sfitti e rivitalizzare centri storici e periferie. Per farlo, però, servono risorse: il presidente Carlo Sangalli ha chiesto al governo fondi dedicati ai Comuni per sostenere la riapertura dei locali vuoti.

Questi temi saranno al centro del forum “inCittà 2026”, in programma a Bari il 29 e 30 ottobre, con la partecipazione di ministri, rappresentanti europei, sindaci, accademici e imprenditori. Una convinzione guiderà il confronto: una città viva comincia sempre da una vetrina accesa. (fonte Confcommercio)

 

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Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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