scritto da Angela Senatore - 09 Aprile 2024 09:35

LIBRI & LIBRI “Fragili. I nostri figli, generazione tradita”

Fragilità non è contrario di fortezza o solidità. Contrario di fragile è piuttosto “anti-fragile”, ossia la “capacità di accogliere l’urto e cercare di trovare una nuova posizione, un nuovo modo di stare nel mondo e di affrontare la vita”

“Fragili. I nostri figli, generazione tradita” edizioni Solferino, è il saggio di Leonardo Mendolicchio, medico psichiatra psicanalista, membro della scuola lacaniana di psicoanalisi e dell’Associazione mondiale di psicoanalisi, che partecipa alla XV Edizione del Premio Com&te di Cava de’ Tirreni.

Scritto all’indomani della pandemia che, come un vaso di Pandora, ha scoperchiato le fragilità di figli e genitori, l’opera si propone come una guida per i genitori. L’obiettivo è creare una connessione più profonda con i propri figli, acquisire consapevolezza del proprio ruolo, vedere nelle fragilità un sintomo di un malessere che, se affrontato e risolto, è opportunità di crescita.

Il saggio del dott. Mendolicchio parte da una constatazione: i giovani vedono gli adulti come “non sinceri, poco affidabili e soprattutto molto distratti da altre questioni”.

 

 

A partire da questa affermazione, l’invito è a domandarsi proattivamente “perché”, senza piangersi addosso, senza restare inermi e impotenti. Il grande discrimine è tra senso di colpa e senso di responsabilità. Il primo, in definitiva, ci blocca; il secondo mette in moto un processo dinamico possibile solo se il genitore ha consapevolezza delle proprie azioni educative e sa riconoscere che le sue scelte influenzano profondamente lo sviluppo dei propri figli.

Per Mendolicchio, “è prioritario capire come noi “siamo famiglia” in un mondo come questo”. Rendere i nostri figli indipendenti, consentirgli anche di fare la scelta sbagliata, garantendo sempre il “sodalizio del saldo legame genitoriale, educativo, pedagogico e affettivo” e ribadendo che “in ogni caso,  a tutti i costi, si sta lì” sono elementi fondamentali .

All’interno della società attuale, post-moderna, la famiglia vive una grande crisi: da una parte, il carico del lavoro è sempre più addossato ai genitori, abbandonati da qualsiasi rete di supporto, dall’altra parte gli stessi genitori si trovano a fare i conti con un mondo che  cambia a velocità vorticose. Mentre i genitori spesso hanno dovuto lottare per superare le “mancanze”, oggi i figli nascono con un surplus di possibilità in qualsiasi campo. Questo paradossalmente non è per forza di cose un bene.

L’eccesso di possibilità determina disorientamento, confusione, crisi di identità. È allora importante che il genitore risulti tanto più definito, saldo nella sua identità. “Avere un ruolo, preciso e ben definito, diventa fondamentale in un contesto dove tutto è possibile, ove tutto e il contrario di tutto coesistono”.

 

 

Lungi dal dimostrarsi un ideale di perfezione irraggiungibile (l’ennesimo), è bene che il genitore si mostri qual è veramente, anche coi propri traumi. “I nostri figli, attraverso di noi, devono conoscere la fatica di vivere e sapere che esistono momenti in cui la vita ci pone ostacoli insormontabili (e che per questo siamo legittimati anche a disperarci), così come altri in cui l’atmosfera si distende e si può tutti tirare il fiato”

Fragilità non è contrario di fortezza o solidità. Contrario di fragile è piuttosto “anti-fragile”, ossia la “capacità di accogliere l’urto e cercare di trovare una nuova posizione, un nuovo modo di stare nel mondo e di affrontare la vita”. Fragile e anti-fragile sono insomma concetti che hanno a che fare con la crescita, l’evoluzione, il migliorarsi.

L’autore fornisce una guida ma soprattutto invita a interrogarci e ad osservare. Vediamo nei nostri figli il “fuoco sacro”, quell’impeto giovanile al cambiamento, alla crescita, alla scoperta di sé e dell’Altro? Vediamo in loro la curiosità? O si rifugiano nella abitudine rassicurante della ripetitività? E noi, invece,  alimentiamo il nostro fuoco sacro? Dimostriamo, con l’esempio, che oltre la fatica, la stanchezza, i doveri, esiste la passione e il piacere?

Queste domande sono essenziali perché quando ci si trova di fronte ad un figlio che manifesta un disturbo, più o meno grave, è importante comprendere che ci si trova di fronte ad un appello spesso disperato e preverbale. La sofferenza e il dolore possono essere indicibili e per questo si manifestano in disturbi, come l’anoressia, che sono sintomi di quel malessere. “La verità è che si guarisce da una sofferenza psichica quando la persona che la subisce decide di non farne più uso perché finalmente la sua domanda interiore prende corpo, perché la questione diventa condivisibile, perché qualcosa di quell’indicibile diventa comunicabile”. Siamo animali sociali, ci ricorda Mendolicchio citando Aristotele, allora per l’adolescente è curativo aprirsi al mondo, essere parte degli altri. Ciò offre gli strumenti per capire il mondo ma anche per comprendere meglio sé stesso e “scoprire che, sì, gli altri mi sono necessari e, incredibilmente, anche io sono necessario a loro” . Ancora una volta, il ruolo del genitore è fondamentale perché col suo amore, gratuito ma verticale, deve consentire al figlio di rendersi indipendente come l’arco con la freccia, facendogli sentire che, comunque, non è solo.

Nel libro, spesso, il dottor Mendolicchio attinge alla propria esperienza professionale, citando osservazioni di suoi pazienti e genitori di pazienti, su cui riflettere, ma il percorso del libro riguarda ogni genitore alle prese con l’ingrato compito di crescere un figlio adolescente, al di là dell’insorgenza di un disturbo psichico, non a caso, forse, l’autore cita spesso anche esempi personali tratti dal proprio vissuto e dalla propria esperienza di padre.

Il capitolo conclusivo riguarda il fenomeno dei social e del loro utilizzo da parte degli utenti più giovani. Sindrome dei like, svilimento delle conseguenze – anche mortifere – delle cc.dd challenge, possibilità di soldi facili e lo spettro dell’algoritmo che regola e asserve questo “nuovo proletariato” sono minacce concrete con cui fare i conti.

Il dottor Mendolicchio non si erge mai ad accademico detentore di verità assolute o univoche e soluzioni  facili. Diversamente da tanti Soloni odierni, influencer, tuttologi, mette in questo saggio la sua esperienza e la sua competenza al servizio dei genitori, spesso confusi quanto e più dei figli, mentre esorta a rimanere eretti e a mettere un limite alle ansie dei propri figli, insegna che, per essere guide credibili, anche le fragilità vanno mostrate. Soprattutto ci spinge a chiedere ai nostri figli, a parlare con loro anche col non verbale e a fargli capire che sempre troveranno in noi un punto di riferimento.

Un libro illuminante per i genitori, invitati alla consapevolezza e spronati al coraggio di essere sé stessi, di guardare in faccia la realtà, di parlare coi figli, fare domande, anche se le risposte sembra non arrivino, accettare il conflitto e viverlo come un processo di crescita e di evoluzione, non di distruzione fine a sé stessa. Un libro da far sedimentare, su cui è necessario soffermarsi a riflettere per introiettarne il messaggio. Un libro rassicurante, anche, quando l’autore afferma “sono molto sereno nell’affermare che si guarisce senza residui”.

Alla fine, un monito: se i medici hanno le chiavi per la cura, noi genitori abbiamo quelle per la guarigione.

Giornalista pubblicista, collabora con Ulisse online dal 2021 occupandosi principalmente della pagina culturale e di critica letteraria. È stata curatrice della rassegna letteraria Caffè letterari metelliani organizzata da Ulisse online e IIS Della Corte Vanvitelli e ha collaborato con Telespazio in occasione del Premio Com&te. È da maggio 2023 responsabile della Comunicazione di Fabi Salerno. Abilitata all’esercizio della professione forense, lavora in una delle principali banche italiane con specializzazione nel settore del credito fondiario.

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