Botti, cavalli e caos
La fuga dei 35 cavalli sulla Colombo nasce da una bravata dei vigili durante le prove del 2 Giugno. Feriti militari, animali e — soprattutto — la credibilità delle istituzioni
Un gruppo di 35 cavalli dei reparti è fuggito nella notte lungo via Cristoforo Colombo dopo che alcuni vigili urbani hanno acceso batterie di fuochi d’artificio durante la prova generale della parata del 2 Giugno. Il boato ha spaventato gli animali, provocando cadute e feriti: una militare di 22 anni ha riportato costole rotte e la perforazione di un polmone, mentre altri tre giovani dell’Esercito e della Polizia sono finiti in ospedale con traumi e contusioni. I cavalli, in preda al panico, hanno percorso chilometri causando incidenti e paura tra gli automobilisti; una quindicina di esemplari è rimasta ferita. I carabinieri hanno individuato l’agente che ha acceso due batterie di petardi: il 51enne è stato denunciato e rischia l’accusa di lesioni colpose aggravate. «È tutta colpa mia, volevamo festeggiare», avrebbe detto ai colleghi. Si indaga anche sulla provenienza dei fuochi e sul coinvolgimento di altri quattro vigili. In un primo momento si era pensato a ragazzini o vandali: scoprire che il responsabile è un vigile urbano rende la vicenda ancora più avvilente. In questo Paese l’illegalità sembra ormai normalizzata. E che Dio ce la mandi buona.1





