Una omelia memorabile

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foto Antonio Carrano

Quale grande perdita per il popolo campano, per quello napoletano in particolare, è stata la perdita della guida pastorale di Sua Eminenza card. Crescenzio Sepe, già arcivescovo metropolita di Napoli e Presidente della Conferenza Episcopale Campana. Ciò senza nulla togliere ai suoi successori, mons. Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita, e mons. Antonio Di Donna, presidente della CEC, dei quali si dice un gran bene. Mi perdonino i citati prelati, ma il cardinale Sepe è  n’ata cosa, è speciale. Ma tant’è, anche i cardinali vanno in pensione.

Lo avevo sentito delle volte al Duomo di Napoli, in occasione delle solennità di San Gennaro degli anni scorsi, fino a quando non siamo stati attaccati dal Covid ed anche quella mirabile celebrazione ha dovuto lasciare il passo alle misure di profilassi stabilite opportunamente dalle autorità sanitarie. La sua verve popolare non era mai mancata, ma era stata contenuta per ovvi motivi di contesto. Al cospetto di teste coronate, ambasciatori, nobiluomini e nobildonne, altissime autorità della Repubblica civili e militari, inevitabilmente il registro dell’eloquio non poteva che essere dotto, sia pure con qualche concessione al popolo, componente ineludibile della festa di san Gennaro.

Più disinvolto lo avevo sentito a Dimaro, quando veniva a celebrare la messa di fine ritiro pre-campionato del Napoli, di cui sua Eminenza è tifoso sfegatato. Nel ‘19, ultima occasione, prima che il Covid abrogasse di fatto anche questa gioiosa ricorrenza. Riscosse grande consenso tra i tifosi quando, in piena omelia, si rivolse al presidente Aurelio De Laurentis, con un perentorio invito a mettere mano al portafogli per fare un grande Napoli: “Preside’, miett ‘e sord!

Ma l’omelia che ha tenuto nella nostra basilica della Madonna dell’Olmo domenica scorsa, a conclusione delle celebrazioni mariane per la Santa Patrona, è stata ineguagliabile.

Con parole che sono entrate diritte nel cuore, alternando espressioni in vernacolo a concetti di teologia mariana, Sepe ha letteralmente ammaliato i fedeli presenti in chiesa, invocandoli a sentirsi fieri della protezione della Madonna dell’Olmo e a non abbandonarla mai.

Ve la voglio raccontare in sintesi, non senza mancare di invitarvi a sentirla o a risentirla in streeming  https://youtu.be/rEllqwnEV2o . Ne vale la pena.

Il cardinale ha esordito con i rituali ringraziamenti per l’invito rivoltogli, alle autorità civili e militari e in particolare alla nostra diocesi, nella persona di mons. Orazio Soricelli, e alla parrocchia dell’Olmo, in quella di padre Adriano Castagna. Ringraziamenti rituali espressi alla sua maniera, in modo irrituale.

Rivolto al nostro arcivescovo – di cui ha tessuto l’encomio per l’impegno profuso nel dialogo ecumenico, specie con il mondo ortodosso – lo ha definito ‘il più simpatico dei vescovi ed il più vescovo dei simpatici’’. Quindi rivolto a padre Adriano, ha giocato sul suo cognome ‘ma comm’è, Castagna, io credevo che ero venuto all’Olmo’.

È entrato quindi nel merito della devozione di Maria, realtà imprenscindibile per ogni cristiano, improvvisando un dialogo tra Dio e la Madonna degno del miglior Eduardo De Filippo. Ovviamente Dio, l’autorità, parla in italiano, la Madonna, giovinetta del popolo, risponde in dialetto:

Dio si è fatto uomo senza averne alcun bisogno. E di cosa avrebbe potuto aver bisogno? È Dio! Se lo ha fatto è stato per guadagnare gli uomini smarriti, le sue creature, alla vera vita. Noi cristiani non siamo membri di un club come un altro, tipo il circolo di Posillipo. Simm n’ata cosa, siamo destinati a Dio!”.

Dio dunque, è venuto tra noi e, per farlo, “si è scelto ‘na criaturella, ‘na puverella di Nazareth. È andato a casa sua e le ha detto: ‘Senti, vuoi diventare mia madre?’ E lei: ‘Chi? io? E comm po’ esser stu fatto!’ ‘Sì  tu, proprio tu, perché sei così come sei, pura nella tua povertà. Se accetti, diventerai mia madre!’.

Maria disse sì e generò Gesù. “O criatur era comm a tutti ‘i criatur, qualche notte piangeva. A povera Maronna s’aizav: ‘Nè, ninnì, che r’è?’ ‘Mammà, me morr ‘e famm’. La Madonna lo sfamò, lo vestì, lo fece studiare. Poi, ai suoi 33 anni, lo accompagnò al Calvario, alla Croce. Non fuggì, non l’abbandonò, una mamma non abbandona mai i suoi figli”.

Ed ora, che Maria è salita in cielo, “nun è che chi s’è visto s’è visto”. No, Lei sta qui tra noi, è viva e continua ad esserci madre. Ci protegge, ci prende per mano e ci accompagna.

Ogni tanto si fa viva in modo più manifesto. A Lourdes, a Fatima, per  “Međugorje, po’ v’rimm”. E si è fatta viva anche a Cava, mille anni fa, sull’Olmo. “Cavesi, siete dei privilegiati, la Madonna vi vuole bene. Siatene fieri! Non abbandonatela, custoditela nei vostri cuori, non lasciatevi abbindolare dai serpenti. E ricordate, dove c’è  la Madonna, lì c’è la fede, c’è Cristo. E dove c’è la fede c’è la carità, alla quale siamo tutti chiamati”. Qui un cenno fugace alle opere di misericordia, sulle quali ha scritto due anni fa sette mirabili lettere pastorali.

Quindi la sua firma, l’immancabile, inimitabile benedizione:

Amici, fratelli, sorelle, Dio vi benedica tutti. E ‘a Maronna …

C’accumpagna!” hanno gridato all’unisono i fedeli in basilica.

Sensazionale.

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