Ugo La Malfa, Padre della Patria e coscienza critica di un Paese inquieto

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foto tratta da profilo Fb

Bsogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati”

“Rivivo la mia vita come guardando un lungo film. La giovinezza difficile in un’isola deserta. L’evasione verso il Nord, Ca’ Foscari, l’antifascismo e il fascismo a Venezia. L’incontro a Roma con Giovanni Amendola. L’Enciclopedia Treccani e il gruppo degli antifascisti. L’amicizia con Cattani, Fenoaltea, Gallo Granchelli, la casa di Ruini e gli incontri con de Ruggiero, Luigi Russo, Valgimigli. Il trasferimento a Milano e casa Mattioli, la fraterna amicizia con Adolfo Tino e poi, nella Comit, con Enrico Cuccia e Corrado Franzi. L’amicizia e la frequentazione continua di Ferruccio Parri, dei Damiani, di Bruno Quarta e di Morandi, della famiglia Bauer, di Ada Rossi. I viaggi a Roma, Napoli e Parrella. Uno straordinario viaggio con Mattioli, da Milano attraverso Torino distrutta dai bombardamenti fino a Dogliani per vedere Einaudi. La costituzione del Partito d’Azione, l’uscita clandestina del primo numero dell'”Italia libera” a Milano, Albertelli alle Fosse ardeatine. La lotta contro la monarchia nel CLN. Il governo Parri e la scissione del Partito d’Azione. La milizia nel Partito Repubblicano. I governi De Gasperi e le visite al “Mondo”, il ricordo di Mario Pannunzio, la battaglia per il centro-sinistra e le delusioni. La crisi, i comunisti e il compromesso storico. Alla fine una grande amarezza. Ora osservo che non c’è quell’Italia che avevamo in mente.“

Così si raccontava Ugo La Malfa nel bellissimo libro Intervista sul non – governo di Alberto Ronchey, pubblicato da Laterza nel 1977.

Ugo La Malfa, in assoluto uno dei più grandi politici della Prima Repubblica, nasceva oggi, 16 maggio, di 117 anni fa, nel 1903, a Palermo.

Ugo La Malfa fu segretario per dieci anni tra il 1965 e il 1975 del Partito Repubblicano, il Pri, a cui aderì nel 1946 dopo aver fondato il Partito d’Azione nel 1942. Più volte ministro, dei Trasporti, del Commercio estero, di Bilancio e Tesoro e deputato a partire dal 1946. E vicepresidente del Consiglio nel IV governo Moro (1974-1976). In breve, un padre Costituente. Un fondatore della Repubblica.

La Malfa si distinse per essere una “voce fuori dal coro”. Un pessimista, un uomo scomodo, una coscienza critica per un Paese inquieto.

La Malfa si batte tenacemente per l’intervento regolatore dello Stato nell’economia, per il controllo della spesa pubblica, per i tagli a quella parassitaria, per una rigorosa politica anti-inflattiva fino “a sostenere tutte le tesi più impopolari” che hanno avuto come fine quello di bloccare la corsa sfrenata delle rivendicazioni salariali di settore, nel tentativo di arrestare quella che Giovanni Spadolini, anch’egli repubblicano, già Presidente del Consiglio e poi Presidente del Senato, ebbe a definire “la Caporetto economica nel Paese” in un discorso ufficiale a due anni dalla sua scomparsa, il 6 aprile 1981.

Ma torniamo ai tempi della sua nascita.Il padre è un maresciallo di pubblica sicurezza; la madre proviene da una famiglia benestante decaduta. Nonostante le ristrettezze economiche, Filomena impartisce a Ugo e ai suoi fratelli un’educazione borghese tradizionale, non priva di qualche lusso, come ad esempio le lezioni di pianoforte.

Frequentò l’università veneziana di Ca’ Foscari. Fu uno dei suoi professori, l’ex-deputato Silvio Trentin, a presentarlo a Giovanni Amendola.

Amendola – esponente del “rinnovamento” culturale italiano dei primi anni del secolo, prima di entrare nella vita politica e divenire il virtuale “capo” della opposizione aventiniana al fascismo – era stato segnato dalla esperienza teosofica e da grandi interessi verso il mondo massonico e occultista. Molti autorevoli “fratelli” avevano patrocinato il Mondo, il giornale fondato dallo stesso Amendola nel 1922, e avevano aderito alla Unione Democratica Nazionale, il movimento antifascista da lui successivamente creato. L’esordio pubblico di Ugo La Malfa fu, appunto, un intervento al convegno dell’Unione Democratica Nazionale, svoltosi a Roma tra il 14 e il 16 giugno 1925. Amendola lo fece includere nella ristretta “pentarchia”, la direzione dell’Unione Democratica, incaricata di organizzare la opposizione al fascismo.

Giovanni Amendola moriva, tuttavia, nel 1926. In quello stesso anno Ugo La Malfa era espulso per antifascismo dal Corso Allievi Ufficiali di Complemento. Nel 1928 veniva ancora arrestato e condannato a tre mesi di carcere per avere cercato di dare vita a una organizzazione illegale. Questi precedenti non impedivano a Ugo La Malfa di entrare, nel 1930, in uno dei “santuari” del regime, l’Istituto della Enciclopedia Treccani diretta da Giovanni Gentile. Nell’Enciclopedia è rappresentato un ventaglio di presenze che da “fascisti” come Ugo Spirito va a intellettuali “crociani” e comunisti.

Tre anni dopo, il giovane antifascista lasciava l’Istituto Treccani per entrare in uno dei gangli economici del regime: la “chiusissima” Banca Commerciale. Nel 1933, infatti, Ugo La Malfa veniva chiamato da Raffaele Mattioli all’Ufficio Studi della Comit a Milano, dove avrebbe passato gli anni decisivi della sua vita.

In quello stesso anno, Giovanni Malagodi, figlio di un noto esponente antifascista, diveniva condirettore centrale della Comit a Milano e riceveva in questa qualità il giovane La Malfa. Tre anni dopo, appena ventiduenne, entrava all’Ufficio Studi della Banca Commerciale un altro giovane, destinato a rappresentare la “versione italiana della concezione keynesiana dell’economista tecnocrate”: Guido Carli. Alla Comit lavoravano, inoltre, altri due protagonisti della vita economica italiana: Enrico Cuccia e Cesare Merzagora.

L’8 giugno del 1944, quattro giorni dopo la liberazione di Roma, partecipa alla prima riunione non clandestina del CLN, al Grand Hotel. Accanto a Badoglio, affiancato da due suoi ministri, Croce e Togliatti, sedevano quel giorno, nel salone del Grand Hotel, tutti i protagonisti del CLN: La Malfa, Bonomi, Ruini, Nenni, Scoccimarro, Casati, De Gasperi, e il segretario Fenoaltea. Il primo grande frutto di quell’esperienza fu, nel 1946, la caduta della monarchia.

Nel 1946 si conclude la breve vita del Partito d’Azione. La sua “diaspora” produrrà fermenti pressoché in tutti i partiti rappresentati in parlamento. Ugo La Malfa sceglie di entrare nel Partito Repubblicano, in cui percorrerà una agitata carriera fino a divenirne, dopo il violento scontro con Pacciardi al congresso di Bologna del 1960, il segretario politico e il vero “dittatore carismatico”. La Malfa ha abbandonato la Banca Commerciale per dedicarsi completamente all’attività pubblica, e tuttavia il suo itinerario politico non può essere compreso senza tenere continuamente presente la fitta trama di relazioni culturali ed economiche che continuano a tenerlo legato al “clan supercapitalista”.

Nell’aprile del 1947 viene così designato a rappresentare l’Italia al Fondo Monetario di Bretton Woods. L’anno successivo si trova a capo della missione italiana inviata a Mosca per negoziare il primo accordo commerciale tra Italia e Unione Sovietica; nel 1948 è nominato vicepresidente del Fondo Monetario Internazionale; nel 1949 è membro effettivo dell’Assemblea Permanente Europea a Strasburgo. Inizia la sua partecipazione al Bilderberg, il “club” che dal 1954 riunisce in periodiche riunioni semi-clandestine gli insiders dell’alta finanza internazionale. Alla riunione che si terrà a Villa d’Este, in Italia, nel 1965, parteciperanno, tra gli altri, con Ugo La Malfa, Giovanni Agnelli, Guido Carli, Giovanni Malagodi.

Fin dal dicembre del 1945, quando De Gasperi, formando il suo gabinetto, gli ha affidato il ministero del Commercio con l’Estero, è iniziata intanto l’attività governativa di La Malfa. Sotto De Gasperi sarà nuovamente, più volte, ministro di questo dicastero; ma più importante è la sua pressoché continua presidenza delle commissioni Finanze e Tesoro della Camera dei Deputati, che gli permette di por mano alle agognate “riforme di struttura”, dalla riforma agraria alla liberalizzazione degli scambi, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica.

Ma il grande momento di La Malfa fu nel 1962, quando si realizzò quel centro-sinistra cui, come egli stesso ci confessa, pensava fin dalla guerra. Ugo La Malfa fu tra i più qualificati partecipanti di quel convegno, organizzato a Bologna nell’aprile del 1961 dalla rivista Il Mulino, su La politica estera degli Stati Uniti e la responsabilità dell’Europa, che segna l’atto di nascita non ufficiale del centro-sinistra.

Nel marzo 1962, Fanfani presiede il primo governo di centro-sinistra, con l’appoggio esterno socialista. Al nuovo ministero del Bilancio è chiamato La Malfa, che reggerà l’incarico fino al giugno 1963. In pochi mesi Fanfani e La Malfa sfornarono progetti a ritmo sostenuto: la nazionalizzazione delle industrie elettriche; l’imposta cedolare d’acconto; il varo della commissione della programmazione economica”.

Dal centro-sinistra al compromesso storico: in questa formula si può sintetizzare l’itinerario politico di Ugo La Malfa negli anni successivi. Dopo il 20 giugno ’76 sarà La Malfa il primo fra i vecchi “leaders storici” di parte tradizionalmente anticomunista, a dire che “il compromesso storico in Italia è ormai ineluttabile”. Ed è con questa lucidità – per quanto riguarda il futuro, sempre, più che per quanto riguarda il presente che La Malfa aveva dichiarato due anni prima, nel ’74: “Un governo riformatore potrebbe servirsi dell’opera del Pci, se il Pci avesse il coraggio di accettare il disegno di fondo di una società giusta e libera in tutte le sue conseguenze. Ma voglio dire questo: neppure con il Pci si può arrivare a niente, se viene a mancare l’energia morale. Incidentalmente dirò che durante l’antifascismo e la resistenza di tale energia ne ebbero in forte misura gli azionisti e i comunisti…””. A trent’anni di distanza dall’esperienza ciellenistica, conclusasi nel 1948, Ugo La Malfa, con Aldo Moro sembrano volere riannodare i fili di una collaborazione interrotta solo perché prematura e che ora ha trovato nel paese le condizioni sociali idonee alla sua completa maturazione. Così, all’indomani del rapimento dell’on. Moro, il 17 marzo 1978, il quadro ciellenistico si ricompone, con l’entrata ufficiale del Partito Comunista nell’area governativa.

Anche a questa operazione La Malfa diede il suo importante contributo.

Il 22 febbraio del 1979, infatti, viene incaricato di formare un nuovo governo dopo la caduta del quarto governo Andreotti. E’ la prima volta da Parri che tale incarico viene affidato a un non democristiano. A marzo, vista l’indisponibilità a ricostituire la solidarietà nazionale da parte dei maggiori partiti, è costretto a rinunciare all’incarico; pochi giorni dopo accetta l’incarico di vicepresidente del Consiglio e di ministro del Bilancio nel nuovo governo Andreotti.

Il 24 marzo è colpito da emorragia cerebrale. Muore il 26 marzo.

(la biografia è tratta da Roberto de Mattei, da Roberto Ferrigolo e dalla Fondazione Ugo La Malfa  http://www.storiaxxisecolo.it/antifascismo/biografie%20antifascisti33.html) http://www.fulm.org/archivi/archivio-storico-biblioteca/biografia-ugo-malfa/    https://www.agi.it/politica/ugo_la_malfa-5206339/news/2019-03-26/

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