TV, si cambia

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Nel 2012 l’Italia passò dalle trasmissioni televisive analogiche al digitale terrestre.

La trasmissione digitale è quella che si diffuse in tutto il mondo a partire dal 1928 negli Usa, inizialmente in bianco e nero e poco alla volta sviluppò anche il colore.

In Italia il sistema fu attivato molti anni dopo, e ricordiamo la diatriba tra il linguaggio analogico Usa, il Secam, che era stato superato da quello europeo, il Pal, che l’Italia adottò.

Ovviamente i televisori di quell’epoca erano tutti progettati e costruiti per ricevere trasmissioni analogiche, e tutti ricordiamo quegli scatolini pesantissimi, ingombranti, che si basavano sul “tubo catodico”, una specie di campana coricata pesantissima, contenente particelle di gas che si illuminavano, prima bianco, nero e la scala dei grigi, poi coi vari colori, molto approssimativi.

Nello specifico in elettronica si dice analogico un sistema che applica modelli fisici di altri fenomeni dei quali simulano l’andamento; anche i vecchi calcolatori di un tempo adottavano, in mancanza di altro, tale criterio.

Per cercare di essere più chiari prendiamo un orologio, sul cui quadrante si va da 12 (mezzanotte) e, girando verso destra, si torna a 12 (mezzogiorno), per poi tornare al 12 mezzanotte; per analogia si è stabilito che quando la lancetta delle ore sta su 3, possono essere le tre di notte o del pomeriggio.

Il sistema digitale è invece basato su criteri totalmente diversi, vale a dire i valori in forma numerica; ogni carattere viene convertito in uno o in una sequenza di numeri, ed è il criterio sulla base del quale vengono programmati, fino a questo momento, tutti i calcolatori.

Facendo sempre riferimento all’orologio, quello digitale, rispetto all’analogico, non ha come riferimento una tacca del quadrante, ma indica direttamente l’orario in forma numerica, dalle ore 00,01 alle ore 24,00.

La stessa sorte è toccata, negli anni, agli apparecchi che ricevono i programmi televisivi, che ora, rispetto a quelli di un tempo, sono molto diversi, e grazie alla nuova tecnologia si possono avere anche televisori grandissimi di spessore irrisorio; si va dai 20 ai 100 pollici, praticamente dal piccolo televisore da cucina al grandissimo da utilizzare in una grande sala.

Quando nel 2012 si passò dal sistema analogico al digitale terrestre fu la prima rivoluzione; non fu immediatamente indispensabile buttare i vecchi televisori a tubo per compare i nuovi, per anni anche i vecchi apparecchi sono stati “convertiti” nel digitale terrestre mediante apparecchietti chiamati “decoder” che in pratica trasformavano il segnale digitale terrestre rendendolo compatibile con i vecchi apparecchi a tubo, che ancora oggi molti utenti utilizzano.

Più specificamente il “decoder” è un apparecchietto che trasforma i segnali elettrici, contenuti nella trasmissione di un programma televisivo, in segnali digitali in grado di poter visualizzare sullo schermo la trasmissione.

Ora, però, il Digitale terrestre si è evoluto e utilizza nuove frequenze in HD, sinonimo di “High Definition – Alta definizione”, praticamente i segnali ricevuti saranno molto più naturali nei colori e nelle voci.

Il problema, però, è che chi ha un vecchio televisore, a tubo o digitale, dovrà adeguarsi alla nuova tecnologia, e se non vuole acquistare un nuovo televisore già predisposto per il nuovo digitale-terrestre, dovrà almeno acquistare un nuovo decoder, e questo dovrà avvenire in breve tempo perché dal prossimo 1° settembre 2021 sarà funzionante, gradatamente per regione, il nuovo digitale terrestre che andrà definitivamente in vigore in tutto il paese nel luglio 2022.

Dal 1° settembre al 31 dicembre sono interessate Val D’Aosta, Piemonte, parte della Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.

Dal 1° gennaio al 31 marzo 2022 il nuovo segnale riguarderà l’altra parte delle Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania e Sardegna.

Dal 1° aprile al 20 giugno 2022 sarà la volta di Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Abbruzzo, Molise e Marche.

Il 1° luglio 2022 ci sarà lo “switch-off” dall’attuale digitale a quello nuovo di seconda generazione DvBT2.

Chi ha acquistato recentemente un nuovo apparecchio non dovrebbe avere alcun problema, a meno che non l’abbia fatto in maniera poco avveduta facendosi rifilare un apparecchio della vecchia generazione.

Per accertarsi di ciò esiste un sistema molto semplice: basta sintonizzarsi sui canali 100 (messo a disposizione da Rai) e 200 (Mediaset), se appare il messaggio “TestHevcMain10” il televisore è compatibile col nuovo digitale.

Al contrario dovrà acquistare un nuovo televisore o almeno un nuovo decoder, il cui costo parte da poche decine di euro per i più semplici a circa 100 euro per quelli più sofisticati.

Il Ministero dello Sviluppo economico ha messo sul web un sito, www.mise.gov.it sul quale si potranno avere ulteriori informazioni tecniche e operative.

Inoltre, a sostegno delle categorie deboli, il 7 luglio scorso il Ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha firmato un decreto col quale chi acquista un nuovo televisore potrà fruire di uno sconto del 20% con un massimo di 100 euro.

Un chiarimento conclusivo è però d’obbligo, e cioè per quale ragione si passa al nuovo digitale terrestre.

La esigenza è di liberare il maggior numero possibile di frequenze della banda 700 Mhz, finora utilizzate dalle trasmissioni radio-televisive, per lasciare spazio al segnale 5G, la rete mobile di ultimissima generazione che consente connessioni ultraveloci con notevole miglioramento della qualità dell’immagine e dell’alta definizione.

Praticamente il nuovo standard di trasmissione consentirà alle emittenti televisive di occupare soltanto la metà delle frequenze oggi utilizzate, liberando spazio per la telefonia mobile.

In pratica, una esigenza commerciale che costringerà tanti utenti ad acquistare nuovi televisori o nuovi decoder.

 

 

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