Soppressione del Corpo forestale. Il risparmio si è davvero concretizzato?

0
66
Autore foto: Pierfrancesco Maresca, vietata la riproduzione.

Ad anni di distanza l’interrogativo sorge legittimo così come le vere motivazioni

Nel lontano 2015 il Ddl Madia – e il seguente Dl n.177 del 2016 in esecuzione –  sancì la soppressione dell’allora Corpo forestale dello Stato, meglio conosciuto – erroneamente – come Guardia forestale, e la sua riorganizzazione e transito per lo più nell’Arma dei Carabinieri, mentre altre poche unità vennero trasferite presso altri Corpi ed amministrazioni  per via delle proprie peculiarità e specializzazioni (es. Vigili del Fuoco, GdF, Regioni-Province, Agenzie).

Le motivazioni

Ufficialmente il motivo fu per “garantire migliore efficienza nel contrasto ai reati ambientali” all’interno di una “riorganizzazione delle forze di polizia“. In realtà, pare fossero anche le altre le motivazioni, ovvero risparmiare in quanto l’Italia possedeva “troppi” Corpi. Un’affermazione azzardata che in realtà meriterebbe una più esaustiva riflessione ed argomentazione.  La decisione assunta dall’allora Governo Renzi  suscitò preoccupazioni e perplessità, sia da parte degli appartenenti sia da altre parti sociali come i sindacati e i partiti. In effetti l’ex Cfs era ad ordinamento civile e non a caso gli appartenenti agenti, ispettori e commissari mentre l’Arma era ed è un Corpo ad ordinamento militare, quindi con funzioni ed addestramento differente. Il diverso status ai quali andarono in contro coloro che per anni erano sì agenti di polizia, ma civili come la Polizia di Stato e i caschi bianchi, sollevarono dubbi. Non a caso furono sottoposti ad una breve formazione ad hoc, passando tra l’altro sotto il codice penale militare in quanto tali.

Le posizioni

Nel 2016 la Lega Nord presentò un’interrogazione in sede Ue chiedendo se tale decisione fosse in linea con le politiche europee e se il transito nell’Arma dei carabinieri fosse coerente con le specificità del disciolto Corpo. La Commissione  rispose che tale scelta rientrava nelle funzioni ed autonomia del Governo e che l’importante fosse attenersi alle direttive e regolamenti europei sull’ambiente. Una sentenza della Corte costituzione del 2019 sancì e confermò la legittimità di tale atto. Ma la delusione tra gli ambientalisti è rimasta, così come tra chi aveva trascorso una vita all’interno del Corpo con proprie specificità ed una identità propria. Nel 2020 la Corte europea dei diritti dell’uomo stabilì che i diritti degli ex appartenenti erano stati lesi. Inoltre, ad opporsi alla soppressione del Corpo furono fortemente Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia.

Il “bilancio”

Tuttavia ci si chiede se il risparmio si sia effettivamente realizzato. Gli oltre 7 mila ex agenti sono ancora in servizio presso gli altri Corpi, così come le ex stazioni forestali e i mezzi. La differenza? che i neo carabinieri dovettero ricevere nuove uniformi, le stazioni nuove insegne e i mezzi riverniciati, infatti ancora oggi si vedono in giro veicoli verdi ed in uso le stessi sedi. Insomma, sembrerebbe che le spese siano anche aumentate a causa dell’adeguamento di stazioni comando e mezzi. Inoltre, i Corpi forestali regionali, ovvero quelli delle Regioni a statuto speciale sono rimasti, in quanto autonomi da quello dello Stato. Pertanto tali Regioni dispongono ancora di quei Corpi e quindi la riforma ha riguardato soltanto una parte dell’Italia.

Infine, navigando in rete ci si accorge anche di una teoria che potrebbe essere definita “complottista” secondo la quale le ultime indagini su rifiuti tossici ed altri reati avessero infastidito i poteri criminali.

Insomma, al lettore la libertà di trarre le conclusioni.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.