Papa Francesco e i sessualmente “diversi”

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Una nuova rivoluzione è divampata in Vaticano da quando Papa Francesco ha fatto una clamorosa apertura al mondo gay, aprendo un nuovo fronte di polemiche con tutti i suoi oppositori e detrattori.

Ha affermato: “Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”.

In verità, ciò che qualche giorno fa ha detto il Pontefice, non solo in merito ai gay, perché ha inteso tutti i “diversi”, conferma quello che già in precedenti circostanze aveva sostenuto, manifestando la sua apertura verso tutti, senza distinzione di razza, nazionalità, credo religioso, genere, e, nel caso specifico, orientamento sessuale.

La misericordia di Dio non ha limiti, e Papa Francesco, con le parole e i comportamenti, continuamente ce lo ricorda, conquistando così consensi, oltre che simpatia, anche da parte di coloro che si professano agnostici, addirittura atei; gli oppositori sono una netta minoranza, che comunque ha il suo peso nella Chiesa.

Un esempio di conquista di consensi è dato da Eugenio Scalfari, che si è più volte confrontato, sin da poco dopo la elezione nel 2013, col Pontefice, discutendo, fra l’altro, anche di filosofia e pensatori, non solo cattolici, come Sant’Agostino d’Ippona, San Tommaso d’Aquino, Sant’Ignazio da Loyola, Cartesio, e altri. Scalfari non è credente e Papa Francesco lo sa, e il fatto di aver avuto diversi incontri con il Papa è un esempio lampante dell’apertura di Papa Francesco a tutti.

Il giorno successivo alle dichiarazioni di Papa Francesco, sul quotidiano da lui fondato ha scritto un lungo articolo nel quale ha ricordato i numerosi incontri con lui, iniziati su invito del Pontefice, nella residenza di Santa Marta; di tutti gli incontri è stato pubblicato un libro.

Più volte si è parlato del fenomeno indicato con la sigla LGBT, utilizzata  per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Recentemente si sono aggiunte anche altre lettere, come la Q, che indica “strano, diverso”, cioè tutti coloro che hanno un genere diverso da quello attribuito in base al sesso di nascita.

Problematica che è emersa in tutta la sua drammaticità negli ultimi decenni, ma che ha origini antiche, perché sin dalla antica Grecia e poi dall’antica Roma c’erano moltissime persone che avevano orientamenti sessuali misti, riconducibili all’acronimo prima citato.

I loro comportamenti erano considerati normalissimi, fino all’avvento del Cristianesimo che rigidamente incasellò il sesso tra maschi e femmine, finalizzandolo unicamente alla procreazione.

E per secoli esso è stato sempre considerato santo se utilizzato per mettere al mondo altri esseri umani, sporco e contro Dio se veniva inteso diversamente. E per secoli l’umanità cristiana è stata ufficialmente imbrigliata in tali rigidi binari, e questa dottrina ha fatto non pochi danni fino a qualche decennio fa, influendo negativamente sulla cultura di generazioni.

Solo recentemente, in particolare da parte degli ultimi Pontefici, ma in maniera molto discreta e, talvolta, ambigua, qualcuno di essi ha fatto qualche apertura, come, ad esempio, il Papa emerito Benedetto XVI il quale, nell’Enciclica “Deus Caritas est”, Dio è carità, aveva citato San Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che nella sua prima lettera ha scritto «19/20-Se uno dice  “io amo Dio” e odia il suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. 19/21-E’ questo il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello».

E Papa Francesco, riprendendo esplicitamente l’argomento, ha ricordato che “ogni nostra forma di amore, di solidarietà, di condivisione è solo un riflesso di quella carità che è Dio, alla quale dobbiamo guardare come alla bussola che orienta la nostra vita, prima di incamminarci in ogni attività: lì troviamo la direzione, da essa impariamo come guardare i fratelli e il mondo”.

D’altronde anche nel testo dove lo stesso Papa Francesco ha riepilogato, dopo i due sinodi sulla famiglia, il libro “Amoris Laetitia” (La gioia dell’amore), pubblicato a marzo 2016, è scritto: “Desideriamo innanzi tutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”.

Quello che ha detto il Pontefice va letto e meditato rigorosamente, giacché Papa Francesco non ha mai parlato di matrimonio, come qualcuno vuol far credere, perché “non vi sono elementi per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”, come un collega, attento analista, ha scritto.

E’ importante, quindi, tener conto che il Pontefice ha parlato del diritto per i diversi di essere “in una famiglia”, indicando in questo senso che non si debbono sentire esclusi nemmeno dalla grande famiglia della Chiesa di Cristo, ma non che possano formare una famiglia e, magari avere dei figli: questa è una riflessione fondamentale per evitare che Papa Francesco possa essere accusato di aver fatto un’apertura in questo senso, come già qualcuno ha tentato di fare.

Quindi anche la Chiesa si è allineata, grazie a Papa Francesco, alla società moderna nella quale, oramai, il fenomeno della identità sessuale è stato metabolizzato, anche grazie ai tanti programmi della Tv di stato e di quelle private su questo argomento.

Tant’è che recentemente una arguta mamma in attesa, a chi le ha chiesto il sesso del nascituro, ha risposto: “lo dirà lui stesso a 18 anni”.

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