scritto da Nino Maiorino - 15 Novembre 2020 09:35

Nuovo Decreto del Ministro della Salute: da oggi la Campania è rossa

(foto tratta dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Tanto tuonò che piovve: purtroppo, o per fortuna, il Ministro della Salute ha disposto che anche la Campania sia considerata zona rossa, quindi ad alto rischio di contagio, con tutte le limitazioni che ciò comporta.

Così il Governatore De Luca, che stava chiedendo, quasi implorando, da oltre un mese che ciò avvenisse, possiamo dire che è stato accontentato; in verità, come ha più volte detto, la distinzione delle regioni con i tre colori, giallo per quelle a minore rischio, arancione per quelle con rischio superiore, rosse per quelle ad alto rischio, è una grande baggianata, per lui andava chiuso tutto già a settembre, per tornare, dopo la pazzia dell’estate “aperto tutto”, a un look-down generalizzato per ripristinare le condizioni della fase due, e avviarsi ad una fine d’anno tranquilla.

Il Premier non ha avuto il coraggio di farlo, pressato da una certa parte del suo governo che si è illusa che il virus avesse perso efficacia, ma anche dalle categorie imprenditoriali che temevano l’ulteriore crollo degli affari, in questo aiutate anche da Confindustria, sobillata dagli imprenditori e dalle opposizioni.

E’ opportuno anche assumere un atteggiamento critico nei confronti del Ministro dell’Istruzione, che ha preteso l’apertura delle scuole; a nostro avviso questa è stata una decisione scellerata, non tanto perché le scuole riaprissero, desiderio legittimo di studenti e genitori, ma perché questo ha comportato una mobilità eccessiva; in Italia gli studenti sono circa 8,5 milioni e ad essi vanno aggiunti circa 800.mila quelli delle scuole paritarie, quindi quotidianamente si spostano oltre 9.milioni di studenti prevalentemente con mezzi pubblici sui quali sono ben  noti gli assembramenti, e il pericolo dei contagi; per questo motivo la scuola doveva rimanere chiusa.

Conte ha temporeggiato, forse troppo, cercando di arrivare al look-down generalizzato gradualmente, contro il parere di molti degli esperti dei quali è circondato, e probabilmente ha combinato un grosso guaio: l’incremento dei contagi, da un mese a questa parte, appare fuori controllo, possiamo dire che non c’è famiglia che non sia stata o sarà colpita.

Tra gli altri errori fatti da Conte c’è pure quello di aver tentato di scaricare sugli Enti locali responsabilità in tal senso, e da un lato questa decisione ha avuto aspetti positivi perché è opportuno che essi, che più da vicino vivono le realtà locali, esercitino i loro poteri, cosa che molti Sindaci stanno facendo; ma il punto debole sono state proprio le Regioni in quanto, pure se intenzionate a chiudere tutto (e De Luca può ben essere considerato un alfiere di ciò), hanno avuto le mani legate in quanto non hanno la facoltà e la forza economica per i ristori alle categorie che vengono danneggiate, in quanto questo potere lo ha solo il governo centrale; e così come Conte ha tentato di barcamenarsi, lo hanno fatto anche i Governatori, De Luca in testa.

Ma oramai i guai sono stati fatti, e dobbiamo solo augurarci che entro qualche mese l’escalation dei contagi venga ridimensionata, e non credo possiamo illuderci che per le festività natalizie e di fine anno ci sarà qualche spiraglio; la realtà è quella che è, siamo in una situazione molto più critica di quella della primavera scorsa, abbiamo certamente maggiore esperienza e maggiori capacità, ma stiamo vivendo una situazione che è insufficiente chiamare drammatica, e che ci porterà a dover a fare sacrifici molto maggiori di quelli della trascorsa primavera.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo ora, nel dettaglio, com’è divisa l’Italia.

Le Regioni che sono ora divenute rosse sono la Toscana e la Campania; quindi oggi le regioni maggiormente a rischio sono sette: Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Provincia Autonoma di Bolzano.

Ma anche le Regioni arancione sono aumentate, dal colore giallo sono passate a quello arancione Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Marche; quindi oggi le Regioni a rischio intermedio sono complessivamente nove: Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Liguria, Puglia, Sicilia, Umbria.

Di conseguenza le Regioni gialle si sono ridotte: ora sono rimaste in cinque e cioè: Lazio, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Veneto.

Tutta la normativa che regola i vari colori è rimasta invariata, quindi è valida la tabella già pubblicata qualche settimana addietro, che qui di seguito riportiamo:

Ma è anche utile un riepilogo appena pubblicato dal Ministero della salute.

ZONA ROSSA

Mobilità – Sono vietati gli spostamenti nelle altre regioni e anche all’interno del proprio comune. Salvo esigenze di lavoro, salute o studio con autocertificazione.

Scuola – E’ prescritta la didattica a distanza dalla II media.

Negozi – Debbono essere tutti chiusi tranne alimentari, edicole, farmacie, tabaccherie e parrucchieri.

Bar e ristoranti – Debbono essere tutti chiusi; consentito l’asporto e la consegna a domicilio.

Attività motoria – E’ consentita solo intorno alla casa; è consentita l’attività sportiva all’aperto nei parchi pubblici da soli.

ZONA ARANCIONE

Mobilità – Sono vietati spostamenti in comuni diversi da quelli di residenza, salvo esigenze di lavoro, salute o studio, con autocertificazione. E’ raccomandato di evitare spostamenti anche nel proprio comune.

Negozi – Possono rimanere tutti aperti compresi parrucchieri e estetisti.

Bar e ristoranti – Debbono restare chiusi tutto il giorno, ma è consentito l’asporto fino alle ore 22, e la consegna a domicilio senza restrizioni.

ZONA GIALLA

(Queste misure valgono anche per zone rosse e arancione)

Mobilità – Tutti debbono essere a casa dalle ore 22

Trasporti pubblici – La capienza ridotta al 50% su metro, bus e treni regionali.

Scuola – E’ consentita la didattica a distanza al 100% per le superiori.

Cultura e parchi – Sono chiusi cinema, teatri, musei e mostre. E’ consentito l’accesso ai parchi pubblici.

Negozi – Debbono rimanere chiusi i centri commerciali nei week-end.

Bar e ristoranti – Debbono chiudere dalle ore 18,00.

E’ il caso di ricordare che le Regioni e gli altri Enti locali non possono modificare le disposizioni del Governo, se non in senso restrittivo, come ha fatto De Luca con la chiusura di tutte le scuole.

E che il Padreterno ci assista.

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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