Morte di Mussolini

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La guerra è di per sé un orrore, quella russo-ucraina che stiamo vivendo ne è una ulteriore dimostrazione: città totalmente rase al suolo, cittadini inermi massacrati dai bombardamenti, scempi di cadaveri che, per la impossibilità di seppellirli, vengono lasciati per strada e spesso i mezzi blindati li schiacciano.

Chi è sensibile alla morte anche di un gattino, quando vede lo scempio di un corpo umano prova un groviglio di sensazioni indescrivibili.

Capita quasi sempre che alla fine di un conflitto devastante si scatenino incontrollabili sentimenti di odio e di vendetta, e non dovremo meravigliarci se, anche in questa occasione, si scateneranno azioni inumane ai danni dei responsabili, veri o presunti, delle carneficine provocate; né dovremo essere tanto faziosi da privilegiare quelle di una parte piuttosto che della parte avversa in quanto la violenza ci potrebbe portare anche a tali distorsioni.

Questa chiosa introduce l’argomento che vogliamo trattare, quello della morte di Benito Mussolini e della sua fedele compagna Claretta Petacci, vittima dell’affetto che l’aveva legata al Duce e che gli rimase accanto fino all’estremo sacrificio: una donna alla quale va tutta la nostra ammirazione perché, pure potendo salvarsi, volutamente decise di non farlo e di rimanere accanto al suo uomo fino allo estremo sacrificio, anzi, nel momento in cui l’esecutore sparò, cercò di fare scudo col suo corpo.

Mussolini può essere ben definito un uomo che cambiò il corso della storia, in bene, come taluni ancora sostengono, in male come la maggioranza degli storici e studiosi ha sentenziato.

Si potrebbe ben dire che Mussolini abbia ispirato Adolf Hitler, ma questa teoria induce a qualche perplessità in quanto il fenomeno Hitler, che oggi diciamo ispirato a Mussolini, sarebbe comunque emerso perché le sue radici sono negli eventi storici precedenti, tra i quali le conclusioni della Prima Guerra Mondiale, dalla quale la Germania non solo uscì sconfitta ma, dai vari trattati di pace che seguirono, venne fortemente penalizzata economicamente e territorialmente.

Era facile prevedere che prima o poi la Germania sconfitta avrebbe alzato la testa, anzi ci si meraviglia che questo sia avvenuto solo nel 1933, giacché in Italia, che era uscita vincitrice dal conflitto ma lasciando immutate le grandi tensioni interne, già nel 1922 Mussolini era riuscito a conquistare il potere impadronendosi prima del Parlamento e poi dell’intero paese: la Marcia su Roma, manifestazione armata eversiva del 28 ottobre 1922, aveva lo scopo di imporre al Re Vittorio Emanuele III di affidare il governo a Benito Mussolini, e da quell’evento nacque l’era fascista.

Tutti gli eventi successivi, concordati o meno tra i due dittatori, vennero comunque imposti ai paesi europei, e gli sviluppi bellici che seguirono coinvolsero prima gli stessi, poi le altre potenze europee e extra-europee, e poi l’intero mondo, ma è indubbio che l’incendio venne appiccato da Hitler e da Mussolini, dal che deriva che solo essi sono stati la causa della drammatica Seconda Guerra Mondiale e dei danni da essa derivanti.

E torniamo, così, alla conclusione del conflitto che vide da un lato la resa dell’Italia e la fine del fascismo, dall’altro la resa della Germania e la fine del nazismo; Hitler se ne sarebbe uscito suicidandosi, Mussolini decise di scappare illudendosi di poter sfuggire alle organizzazioni dei Partigiani che gli davano la caccia e, in verità, fu un atteggiamento vile che danneggiò definitivamente e irreparabilmente la sua immagine, scatenando, peraltro, conseguenze facilmente prevedibili, che poi si sarebbero verificate, e che probabilmente furono anche conseguenza di quell’atto di viltà.

Tutto quello che accadde dopo la cattura di Mussolini è storia troppo nota per doverla ripetere.

La sorte di Mussolini era segnata, il Comitato di Liberazione Nazionale aveva già deciso di giustiziarlo, come avvenne, Claretta avrebbe potuto salvarsi ma non volle.

Poi la storia ufficiale salta all’impiccagione a testa in giù dei due, unitamente ad altri Gerarchi fascisti, a Piazzale Loreto il 28 aprile 1945: degli avvenimenti appena precedenti e successivi si tace, nonostante siano quelli che hanno mostrato le reazioni viscerali degli italiani contro il dittatore ormai giustiziato.

I corpi di Mussolini e della Petacci appesi a Piazzale Loreto già mostrano evidenti segni di violenze sui due cadaveri, il che sta a significare che la folla aveva già fatto scempio degli stessi: una moltitudine, attratta dallo stesso uomo, festante e osannante a Piazza Venezia, inferocita e violenta a Piazzale Loreto: entrambe le manifestazioni molto sopra le righe!

Sappiamo tutto di Mussolini vivo fino alla sconfitta e alla esecuzione, molto meno su ciò che accadde ai suoi resti dopo la esecuzione fino a Piazzale Loreto e nelle ore successive.

Un fatto è certo, la folla facilmente passa dagli osanna alla furia dissacratrice, che nel caso specifico si trasformò in un macello a cielo aperto, tra sputi, calci, insulti e, sembra, addirittura canzonette dissacranti davanti a quei corpi senza vita.

Quale, ad esempio, la filastrocca: “Se Donna Rosa per divina luce | la sera in cui fu concepito il Duce | avesse offerto al fabbro Predappiano | invece che il davanti, il deretano | l’avrebbe preso dietro quella sera |ma solo lei e non l’Italia intera”.

C’è chi sostiene che questa filastrocca fosse stata recitata dinanzi a quei corpi, noi nutriamo seri dubbi, probabilmente è frutto di farina successiva.

Certamente dinanzi al corpo martoriato e oltraggiato di Mussolini riesce difficile recitare il verso di Adriano Visconti  “chi per la Patria muor vissuto è assai”.

Dopo l’esecuzione i cadaveri di Mussolini, Claretta Petacci e dei gerarchi furono ammucchiati nel Piazzale Loreto, a disposizione di chi voleva vederli: subirono le prime violenze e vennero fatti oggetto di calci e sputi.

Poi furono appesi a testa in giù nell’immagine che noi tutti abbiamo in mente e poi di nuovo vennero dati in balia della folla: una donna sparò sulla salma di Mussolini, altri la presero a calci.

Con una parte della materia cerebrale che usciva dal cranio, il suo cadavere fu messo addosso a quello della Petacci, simulando un amplesso.

Questo azioni possono avere innumerevoli significati e alcuni sociologi delle masse ne diedero qualche lettura: il vilipendio, la bulimia visiva, il voler dimostrare che il corpo del Duce non aveva nulla di straordinario e che fosse effettivamente morto per evitare eventuali future mitizzazioni.

Più probabilmente, senza tanti approfondimenti sociologici e psicologici, tali violenze possono attribuirsi unicamente a degradazione animalesca, che arrivò anche a compiere azioni di rilevante impatto emotivo, come le violenze sessuali compiute con manici di scope o oggetti simili.

Piazzale Loreto, come si diceva, è il passaggio più conosciuto in assoluto della vicenda attinente al corpo del Duce ma non l’ultimo. Dopo lo scempio, i cadaveri furono sottoposti ad una sommaria autopsia, posta in essere in un Istituto di Medicina legale dell’Università di Milano, praticamente sotto assedio da parte dei giornalisti, gente comune, partigiani.

L’autopsia venne eseguita il 30 aprile 1945 dall’ anatomopatologo Dott. Pier Gildo Bianchi e dalla sua equipe, una vicenda a parte e particolare fu quella che coinvolse il cervello di Mussolini, del quale furono estratte alcune porzioni per essere analizzate per scoprire la presenza di eventuali patologie che andassero a giustificare la “pazzia” del Duce.

Pure alcuni studiosi americani dell’Armed Forces Institute of Pathology (all’epoca era un’istituzione governativa degli Stati Uniti interessata alla consulenza diagnostica, all’istruzione e alla ricerca nella specialità medica della patologia), si interessarono alla vicenda, che non ebbe sviluppi, nessuna patologia di tal genere venne riscontrata: Mussolini non era  pazzo, era solo un lucido dittatore che si era fatto coinvolgere in vicende delle quali aveva perduto il controllo.

La prima vera sepoltura dei cadaveri appesi a Piazzale Loreto avvenne presso il cimitero di Musocco, a Milano, in bare individuali anonime.  Quello di Mussolini venne seppellito il 5 agosto 1945.

Com’è facile intuire, la locazione fu il classico segreto di Pulcinella, tanto che un gruppo di partigiani circa un mese dopo la sepoltura inscenò una festa sulla terra battuta sopra le bare, ballando al suono della fisarmonica e lasciandosi andare ad ogni forma di sconcezza possibile come, per esempio, quella di una donna che, dinnanzi a tutti, urinò sulle tombe nel plauso generale dei presenti.

Le salme riposarono non molto tranquillamente fino alla notte tra il 22 ed il 23 aprile del 1946 quando un manipolo di neofascisti, autoproclamatosi “SAM – Squadre d’Azione Mussolini”, trafugò il corpo, inscenando nottetempo un vero e proprio corteo funebre: la celebrazione della Pasqua era avvenuta la domenica precedente, 21 aprile 1946; data simbolica che voleva significare una sorta di Pasqua di resurrezione anche per il Fascismo ed il suo ideatore e capo indiscusso.

La peripezia clandestina della salma finì il 12 agosto 1946, era durata un centinaio di giorni, durante i quali la cassa che conteneva il corpo fu portata in vari posti, dalla casa in montagna di uno dei trafugatori al Convento francescano Sant’Angelo di Milano.

Interessante fu la reazione del popolo italiano: per questo lungo periodo il trafugamento del corpo di Mussolini riempì le prime pagine dei giornali e numerose furono le segnalazioni del suo nascondiglio, che dimostrarono come il cadavere del Duce avesse più importanza che tutti gli altri vivi messi assieme, e che il potere attrattivo del Duce presso gli italiani era rimasto intatto dimostrando che i timori degli antifascisti erano assolutamente fondati.

Quando le autorità trovarono il corpo di Mussolini, decisero per una mediazione tra le diverse istanze: ne disposero cristiana sepoltura ma in un posto ignoto anche ai familiari per evitare che tale luogo divenisse meta di un perenne pellegrinaggio da tutta Italia.

La salma rimase sepolta nel Convento dei Cappuccini di Cerro Maggiore dal 1946 al 1957, anno in cui le innumerevoli istanze presentate dalla vedova, Donna Rachele, furono finalmente accolte.

Così, come desiderio della famiglia e di Mussolini stesso, il 1° settembre del 1957 il corpo venne restituito alla sua terra natia e sepolto presso la Cappella di famiglia nel Cimitero monumentale di Predappio, dove ancora si trova, visitato da decine di migliaia di persone ogni anno, anche a distanza di molti decenni: questa Cappella è diventata meta di un continuo pellegrinaggio di persone provenienti da tutta Italia, specialmente di nostalgici che non esitano a mettersi sull’attenti e alzare il braccio destro per il tradizionale saluto fascista.

 

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