Lessico e Coronavirus

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Qualche settiman fa ho pubblicato qualche accenno a parole specifiche riferite alla pandemia da Coronavirus, frattanto il “lessico” si è notevolmente ampliato e per questo motivo voglio tornare sull’argomento.

Parametro R0 (o RT) – E’ una formuletta in base alla quale si determina la relazione tra una persona portatore di contagio e quelle che lui può teoricamente contagiare. Il parametro è definibile a livello nazionale o locale, e deriva dai contagi che vengono scoperti in una giornata o in un periodo di tempo in relazione al numero degli abitanti, e viene quotidianamente aggiornato dall’Istituto Superiore di Sanità.

E’ un parametro molto importante specialmente in una pandemia perché indica la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva da individuo infetto verso una popolazione mai venuta a contatto con il nuovo virus e quante sono le probabilità che un persona infetta contagi altre.

In parole più elementari il parametro R2, ad esempio, significa che una persona infetta può mediamente contagiare 2 persone; quindi se  il valore numerico sale, aumenta la possibilità di pericolo, se invece cala la comunità corre un minor rischio.

L’indice ottimale è R0, perché indica che un contagiato non può trasmettere il virus a nessun altro; al momento l’indice nazionale sembra essersi attestato tra R0,05 e R0,7; all’11 maggio 2020 in alcune Regioni era ancora superiore a R1 (Sicilia 1.12), in tante altre fortunatamente inferiore: la più virtuosa è la Regione Marche (0.29); seguita da  Molise 0,42; Bolzano e Trento 0,44; Sardegna 0,48; Friuli Venezia Giulia 0,51; Valle d’Aosta 0,52; Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto 0,53; Lombardia 0,57; Toscana e Campania 0,60; Lazio 0,62; Liguria 0,65; Abruzzo 0,75; Calabria 0,80; Umbria 0.83; Basilicata 0,88; Puglia 0,96.

Con l’occasione è utile sapere che, sempre all’11 maggio 2020, i positivi da inizio epidemia erano 219.814 (+744), i guariti 106.587(+1401) e i positivi attuali 82.488 (-836).

Lockdown (confinamento) – Anglicismo che definisce il protocollo di emergenza per impedire che le persone lascino una determinata area territoriale. Il confinamento è stato adottato da tutti i paesi vittima del Coronavairus, sia a livello generale (divieto di trasferimento da uno o più paesi ad altri paesi) sia territoriale. In alcune Regioni particolarmente colpite o con più elevato rischio, il confinamento è avvenuto addirittura a zone, in Campania il Governatore De Luca ha confinato anche piccoli Comuni ad alto rischio. Purtroppo, mancando disposizioni precise da parte del Governo, in alcune aree il confinamento è stato meno drastico che in altre, e in taluni casi ha provocato una recrudescenza di contagi.

Droplet (gocciolina) – Termine col quale viene indicata la saliva nebulizzata le cui goccioline possono colpire chi è a contatto con una persona infetta, anche se non mostra sintomi. Le goccioline si trasmettono prevalentemente con l’emissione involontaria di saliva sia in conseguenza di uno starnuto, sia anche per un colpo di tosse. Se le goccioline provengono da una persona contagiata, possono contenere il Covid.19, e se raggiungono una persona troppo vicina a chi ha starnutito, è facile che essa venga contagiata. Ecco il motivo per cui, tra le altre misure di prevenzione, è obbligatorio il distanziamento tra una persona e l’altra di minimo un metro (ma più si è distanti meglio è) e l’utilizzo della mascherina.

 Mascherina – Per la mascherina ci sono da fare due considerazioni: la prima riguarda la qualità della mascherina, vale a dire il materiale che è stato adottato, che può essere di tipo diverso per l’utilizzo che se ne deve fare; la seconda, strettamente collegata, è lo scopo per la quale essa è stata prodotta, che varia notevolmente.

Il decreto Cura Italia ha permesso la produzione e la vendita di mascherine chirurgiche in “autocertificazione”, ma in commercio si trovano tanti prodotti, principalmente di tessuto sintetico, cotone o multistrato, che si propongono come barriera “filtrante” o “contro il coronavirus”, ma che non hanno alcuna certificazione di efficacia, quindi chi le acquista deve sapere che si tratta di semplici barriere meccaniche che agiscono al pari di un fazzoletto o di una sciarpa messa intorno alla bocca e al naso: possono sicuramente frenare gli schizzi più grossolani o evitare che i nostri starnuti finiscano addosso agli altri, ma vanno prese per quello che sono, una barriera fisica elementare, un “di più” che non deve farci abbandonare in alcun modo la regola della distanza.

Vediamo ora la loro efficacia.

Ci sono diversi tipi di mascherine, che garantiscono vari gradi di protezione. In generale possiamo dire che le mascherine di tipo chirurgico proteggono gli altri dalle secrezioni di chi le indossa e non viceversa, mentre quelle filtranti (con le dovute differenze), agiscono al contrario, proteggendo chi le indossa da agenti esterni pericolosi, virus e non solo.

  • Mascherine semplici, a uso igienico, adottate in alcuni contesti aziendali/industriali. Si tratta di prodotti generici, non pensati per l’utilizzo sanitario. Per questo motivo non devono rispettare le norme alle quali sono soggette invece le altre tipologie (mascherine chirurgiche e filtranti). Non necessitano di marcatura CE.
  • Mascherine chirurgiche (per uso medico). Sono quelle mascherine rettangolari fatte di tre strati di tessuto-non-tessuto plissettato. Devono soddisfare alcuni requisiti tecnici stabiliti per legge e sottoporsi a i test specifici che verificano se bloccano le goccioline contenenti batteri. Devono avere il marchio CE. Attenzione: il decreto Cura Italia ha introdotto alcune deroghe temporanee alla normativa per aumentare la disponibilità di questi prodotti. Attualmente si possono vendere legalmente, anche nelle farmacie, prodotti che vengono solo autocertificati dai produttori e non proteggono chi le indossa, ma le altre persone.
  • Maschere filtranti, dette anche filtranti facciali per la protezione individuale (da cui FFP). Sono realizzate in modo da bloccare il passaggio di particelle di dimensioni estremamente piccole, dell’ordine del mezzo micron, impedendo a chi le porta di inalarle. Sono dispositivi che bloccano eventuali aerosol infetti da virus, ma anche fumi pericolosi, fibre e polveri. Queste mascherine FFP devono rispettare una normativa rigorosa, e hanno l’obbligo di marcatura CE e anche un codice di quattro cifre che individua l’ente certificatore. Le sigle FF da P1 a P3 indicano la caratteristica crescente di protezione: le FFP2 e 3 hanno un’efficacia filtrante rispettivamente del 94% e del 99% e sono le più indicate per bloccare i virus.
  • La capacità filtrante della mascherina non è però infinita: dopo qualche ora di utilizzo il tessuto perde di efficacia, anche se la capacità filtrante non si annulla del tutto. Se sono monouso, queste maschere vanno gettate dopo un turno di utilizzo o dopo un determinato numero di ore. Questi dispositivi possono avere anche una valvola di espirazione (che facilita la vita a chi la usa in ambito medico). In questo caso però proteggono chi le indossa ma non viceversa, perché l’esalazione non è filtrata. Per questo motivo le maschere filtranti  con valvola sono destinate solo all’uso sanitario nei reparti dove sono ricoverate persone infette per la protezione degli operatori. Esistono anche mascherine FFP senza valvola.

Negli ultimi giorni si vedono in giro schermi protettivi di plexiglas trasparenti che vengono indossati oltre le mascherine. Il loro effetto è pressoché inutile in quanto non proteggono da nulla, hanno solo un effetti psicologico.

E per il momento mi fermo qui per non tediare ulteriormente i lettori.

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