La piaga del turismo sessuale

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Sembra che nel nostro paese almeno 80 mila nostri concittadini attendessero la fine del lockdown per tornare a girovagare per il mondo e riprendere i loro giri nei paesi mete del turismo sessuale, che spesso offrono anche baby-prostitute per soddisfare queste turpi nefandezze.

E non sono solo uomini, perché è stato calcolato che almeno un 10% siano donne in cerca di compagnia nei paesi esotici, e spesso la compagnia la cercano anche tra i minori.

E’ chiaro che coloro che cercano compagnia di persone adulte sono indubbiamente dei deviati o frustrati che cercano in queste avventure soddisfazioni che evidentemente non trovano nel loro paese o nel proprio ambito familiare/amicale.

Ma è altrettanto chiaro che coloro che queste avventure le cercano con minori, giovanissimi, a volte nemmeno adolescenti, non possono non essere annoverati nella schiera dei pedofili, quindi non vi è solo devianza sessuale, ma anche devianza psichica.

Anche se in alcuni paesi l’età del consenso è di 16 o 17 anni, se c’è prestazione sessuale a pagamento, pure a questa età è considerata prostituzione minorile.

Uno studio effettuato qualche tempo addietro da “ECPAT – End Child Prostitution in Asian Tourism (prostituzione nel turismo asiatico)”, che associa oltre 90 paesi che lottano contro lo sfruttamento sessuale dei minori, indica gli italiani come i migliori clienti di questo mercato.

E gli scempi compiuti ai danni di ragazze minorenni non sono più un retaggio dell’epoca colonialista, e del quale è stato accusato anche Indro Montanelli, che non l’aveva mai negato; l’abitudine però non è mai cessata, anche se negli anni del dopoguerra era quasi scomparsa, prima perché si aveva altro a cui pensare, poi perché le condizioni economiche non lo consentivano.

Oggi, purtroppo, è rifiorito, anche se molti fanno finta ignorarlo, complici anche le agenzie turistiche, molte delle quali hanno pacchetti turistici dedicati al 35% di turisti abituali, ai quali si aggiunge il 65% di quelli occasionali: sembra che solo il 5% sia consapevole di essere pedofilo, spesso perché si illude che all’estero sia tutto consentito.

Comunque gli italiani sono in buona compagnia, perché nel mondo ci sono circa 3.milioni di turisti sessuali: il dato è segnalato dalla MOT – Organizzazione Mondiale del Turismo, e le mete preferite sono i paesi del cosiddetto terzo mondo: non solo l’Asia (Tailandia, e Cambogia in testa, seguiti dal Vietnam), ma pure il Brasile, la Colombia, la Repubblica Dominicana, e diversi paesi dell’Africa.

I turisti sessuali italiani sono per il 90% uomini, dai 20 ai 40/60 anni; ma sono in buona compagnia di francesi, tedeschi, inglesi, e finanche giapponesi e cinesi.

Recentemente anche su “Il Fatto Quotidiano” è stato pubblicato un servizio dal quale risulta che nelle strade di alcuni paesi africani si trovano cartelli scritti in italiano che intimano di non toccare i bambini: minacce o segnali?

Molti degli 80 mila turisti sessuali probabilmente non sanno nemmeno di commettere un reato, pure se nel nostro paese la legge è chiara.

Infatti, in molti paesi civili, tra i quali il nostro, il turismo sessuale è proibito per legge: in Italia tale reato è contemplato nelle leggi 269/1998 e 38/2006, e la legislazione italiana in questa materia è considerata pionieristica, perché è una delle prime ad aver previsto questi reati in regime di extraterritorialità, il che sta a significare che gli italiani che praticano il turismo sessuale possono essere inquisiti pure all’estero, ovviamente su denuncia delle vittime.

Una anomalia internazionale è costituita dal fatto che questi reati non rientrano tra i crimini contro l’umanità.

In effetti, i casi che emergono sono veramente in numero irrisorio, perché la maggioranza di chi fa questo tipo di turismo sa ben camuffare, aiutato dalle Agenzie di viaggio; non è difficile mascherare lo scopo sessuale con una vacanza su mari lontani o con viaggi di affari, e, in mancanza di specifiche denunce, tutto passa sotto silenzio, anche perché nella quasi totalità dei casi nei paesi dove questo avviene vi è una corruzione diffusa a tutti i livelli e magistratura assente o connivente.

Il giro di affari legato al turismo sessuale sembra essere inferiore solo a quello del commercio della droga.

Il bambino che viene trattato come oggetto sessuale è equiparato a oggetto commerciale e anche in base a questa considerazione questo tipo di turismo viene equiparato ad una forma di schiavitù temporanea: fin quando dura l’atto, il minore è uno schiavo.

Torniamo ora al problema del turismo sessuale con minori come pedofilia pura e semplice.

 

Secondo Treccani, la Pedofilia è una devianza sessuale che si manifesta con azioni ricorrenti, impulsi e fantasie erotiche che implicano attività sessuali con bambini prepuberi; i soggetti che ne sono affetti, la maggior parte maschi, spesso usano la violenza e la coercizione per mettere in atto i loro impulsi, giustificando o razionalizzando i loro comportamenti in vario modo. In un elevato numero di casi, il pedofilo è stato, a sua volta, oggetto di una o più aggressioni sessuali nell’infanzia o nell’adolescenza.

Ma c’è pure qualche caso di pedofilia femminile, donne mature alle quali piace avere rapporti con adolescenti.

Tempo fa ha fatto scalpore il caso di una professoressa di Prato che aveva avuto ripetuti rapporti sessuali con un suo giovanissimo allievo, all’epoca tredicenne, a seguito dei quali era rimasta incinta ed aveva poi partorito un bambino. La notizia è venuta fuori  quando è nato il bambino che il marito aveva deciso di riconoscere come suo, commettendo anch’egli un reato sia pure a fin di bene.

E l’episodio di Prato non è il solo, pure qualche altro caso analogo è venuto fuori tempo fa.

Ma indipendentemente da questo fatto specifico, la teoria della devianza sessuale che coinvolge minori fa riflettere, in quanto probabilmente tende a scoprire un elemento nascosto dal turista sessuale, che probabilmente egli nasconde pure a se stesso: sarebbe importante, quindi, identificare questi soggetti per aiutarli anche psicologicamente a superare quell’inconfessata violenza.

In verità non tutti sono dello stesso avviso, uno per tutti il maggiore esponente della psicoanalisi moderna, Sigmund Freud, il quale ha sostenuto una tesi contraria, e cioè che non sempre il bambino ha subito violenza fisica da genitori o familiari, perché il bambino fantastica molto più di un adulto e talvolta è portato a somatizzare qualche sua fantasia o sogno, tramutando in realtà quello che ha solo sognato, e talvolta lo fa anche per un certo tipo di interesse.

Recentemente anche in un episodio di un seguitissimo sceneggiato trasmesso in TV, parliamo de “I bastardi di Pizzofalcone”, è stato trattato il caso di una bambina che sosteneva che il padre le avesse usato violenza, cosa poi risultata totalmente infondata: alla fine la bambina si giustificò perché vedeva nel padre la figura di un poveraccio che non consentiva alla famiglia un tenore di vita adeguato alla sua immaginazione.

Questa teoria è riconosciuta dalla psicologia ufficiale, sia pure con qualche perplessità derivante da carenze di verifiche nella realtà.

Questa tesi è stata più volte confermata anche da Sigmund Freud e dalla figlia Anna, ed è stata anche discussa in tribunale in un processo nel quale proprio Freud venne chiamato a esprimere la sua opinione in merito alla denuncia di un minore che sosteneva di aver subito violenza da un genitore, ma della quale non vi erano prove effettive. Freud sostenne che non erano infrequenti i casi di «sogni a occhi aperti».

Ma indipendentemente dal caso specifico, non sono comunque infrequenti i casi di effettiva violenza, nella quasi totalità inconfessati, che un tracciamento dei turisti sessuali potrebbe far venire a galla, ottenendo così il doppio risultato di ridurre il turpe fenomeno e aiutare il singolo a guarire da traumi infantili, veri o presunti.

Ed è con questa considerazione che vogliamo concludere questo pezzo, il quale dimostra che vi sono fenomeni che sembrano solo deviazioni sessuali ma che, se indagati in profondità, possono portare a conclusioni tutt’altro che banali, e che nulla, in un mondo complesso come quello attuale, può essere esplorato superficialmente.

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