Ipazia di Alessandria, vittima della libertà di pensiero e del fanatismo religioso

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La storia di Ipazia di Alessandria induce a due preliminari riflessioni.

La prima è quella sulle donne il cui corpo è sempre stato usato, talvolta abusato, spesso violentato, esposto alla violenza brutale e devastante degli uomini, e gli esempi non mancano e non solo nei tempi recenti.

Oggi gli episodi di violenza femminile sembrano più che in passato grazie alla rapida diffusione delle notizie, delle quali si viene a conoscenza quasi in tempo reale.

Ma non è che in passato tali violenze non esistessero, piuttosto non erano conosciute proprio per la difficoltà di divulgare le informazioni, e del fatto che spesso erano taciute dalle stesse donne, assuefatte alla sudditanza nella quale erano state relegate da una società maschilista e nella quale agli uomini era concesso tutto, e alle donne di essere solo vittime taciturne.

L’altro aspetto della storia di questa donna riguarda la sua ribellione, nel 3° secolo d.c., alla ghettizzazione che il genere femminile subiva da sempre, in quanto la donna è stata sempre considerata un essere inferiore e indegno di essere annoverato nelle categorie degli studiosi, dei filosofi, dei liberi pensatori, e, più in generale, dei curiosi che non accettavano tutto come verità rivelata, ma desideravano approfondirsi, ricercare, andare alle origini delle cose.

D’altronde, tutti i paesi hanno avuto geniali curiosi che hanno lasciato una impronta nella storia della umanità per aver scoperto, grazie alle loro osservazioni ed alle loro sperimentazioni, clamorosi errori spesso legati ad un imposto egocentrismo dogmatico, uno per tutti il nostro Galileo Galilei, grazie alle osservazioni del quale venne sfatata la leggenda del sole che gira intorno alla terra derivante dalla imperfetta interpretazione dell’Antico Testamento e dalla Teoria Tolemaica.

Ipazia di Alessandria rientra a pieno titolo nella schiera dei liberi pensatori in quanto, nonostante fosse donna, era erudita e convinta sostenitrice della libertà di pensiero e di studio.

Nata ad Alessandria tra il 355 e il 368, era figlia di Teone, geometra, filosofo e insegnante di matematica e di astronomia, esponente della Scuola Tolemaica.

Istruita dal padre Teone alla ricerca, Ipazia avrebbe scritto in qualche memoria:

“Se mi faccio comprare, non sono più libera, e non potrò più studiare: è così che funziona una mente libera”, il che induce a ritenere che già avesse subito pressioni perché non continuasse nelle sue osservazioni, pressioni esercitate dal clero guidato dal Vescovo-Patriarca Cirillo di Alessandria il quale poi avrebbe istigato una folla inferocita ad ammazzarla e a fare scempio del cadavere.

Ipazia era succeduta al padre Teone nell’insegnamento, scontrandosi subito con l’ortodossia clericale la quale già aveva tollerato di mala voglia il genitore, e che fece il possibile per metterla a tacere, scontrandosi con la sua strenua volontà di esercitare il libero pensiero che lei e i suoi seguaci propugnavano.

Ipazia era giunta ad un grado di cultura tale da superare di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. Fra l’altro aveva pure il dono della parola fluida e convincente che la faceva prevalere anche nei confronti dialettici con l’altro sesso, e per erudizione e saggezza era profondamente rispettata e, talvolta, temuta.

Il che, ovviamente, suscitò l’invidia di coloro che si sentivano menomati non solo dalla sua superiorità culturale, ma anche dal suo essere donna.

Infatti, in qualche memoria è stato scritto: “Per la magnifica libertà di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei stare in mezzo agli uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale. Per questo motivo, allora, l’invidia si armò contro di lei.”

Il consenso che Ipazia suscitava non poteva essere tollerato dalla Chiesa e dal Vescovo e quest’ultimo istigò la folla a tenderle una trappola per catturarla e ammazzarla.

Cosa che avvenne allorquando, l’8 marzo dell’anno 415, periodo della Quaresima, un gruppo di cristiani dall’animo surriscaldato, guidati da un predicatore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dalla lettiga, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome di Cesario nella quale, strappatale la veste, la uccisero colpendola con un bastone chiodato e straziandone il corpo fino a renderlo una poltiglia, che poi portarono a bruciare, “cancellando ogni traccia di lei nel fuoco del Cinerone”, come ebbe a scrivere Socrate Scolastico, Teologo e Storico greco di Costantinopoli vissuto tra il 380 e il 450, date approssimative, ma vissuto comunque all’epoca di Ipazia e che, essendo anch’egli pagano, pure subì le persecuzioni dei cristiani dell’epoca.

Ma ci fu anche una diversa giustificazione del sacrificio di Ipazia, che sarebbe rimasta vittima di una vendetta amorosa tra il suo presunto amante Oreste e il Vescovo che voleva con lui riconciliarsi, cosa che Ipazia avrebbe ostacolato, come lo stesso Socrate ha scritto in altra memoria.

La esecuzione di Ipazia destò molta sorpresa nella popolazione anche per la notorietà che essa aveva acquistato e gettò molto biasimo su Cirillo e sulla chiesa di Alessandria; già allora, infatti, c’era chi sosteneva che stragi, lotte e azioni simili non si confanno a coloro che seguono gli insegnamenti di Cristo.

Tant’è che la Chiesa dell’epoca, pur di giustificarsi, tirò in ballo anche la presunta stregoneria che Ipazia avrebbe esercitato: non bisogna dimenticare, infatti, che già all’epoca non furono poche le vittime della “Santa” Inquisizione alla quale vennero sottoposte presunte streghe, e l’assassinio di Ipazia venne fatto passare da taluni come il sacrificio di una strega per giustificare anche l’incenerimento dei resti.

Ma queste ricostruzioni non alterano la storia della vita di questa donna che rimane esempio delle vittime dei pregiudizi e di una sottocultura purtroppo ancora oggi persistente.

Ipazia può bene essere annoverata tra le tante vittime della libertà del pensiero e del fanatismo religioso.

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