In memoria di Napoleone Bonaparte

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E’ passato quasi inosservato il secondo centenario della morte di Napoleone Bonaparte, che si è commemorato ieril mercoledì 5 maggio 2021. Sono trascorsi, infatti, duecento anni dalla sua morte, avvenuta nell’isola di S. Elena il 5 maggio 1821.

Solo la sera precedente, sul canale Rai-Storia, è stato trasmesso un servizio su Napoleone il quale, è stato certamente uno dei grandi personaggi della storia di tutti i tempi.

Napoleone Bonaparte era nato il 15 agosto del 1769 ad Ajaccio, in Corsica, da una famiglia della piccola nobiltà italiana. Il padre di Napoleone, Carlo Maria Buonaparte, avvocato, laureatosi all’Università di Pisa, aveva effettuato ricerche araldiche per ottenere presso i lontani parenti di San Miniato una patente di nobiltà che gli conferisse prestigio in Patria e gli permettesse di meglio provvedere all’istruzione dei figli.

Napoleone cambiò il cognome dopo la morte del padre, pochi giorni prima di sposare Giuseppina nel marzo 1976 e partire per la campagna d’Italia, accorciandolo in “Bonaparte” per renderlo più adatto alla lingua francese.

Con il nome di Napoleone I, dal Novembre 1976 a maggio 1804 fu primo Console e Imperatore dei francesi; dal 2 dicembre 1804 al 14 aprile 1814 e nuovamente dal 20 marzo al 22 giugno 1815 fu l’Imperatore della Francia

Fu anche presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805, re d’Italia dal 1805 al 1814, «mediatore» della Confederazione svizzera dal 1803 al 1813 e «protettore» della Confederazione del Reno dal 1806 al 1813.

Grande uomo di guerra, protagonista di oltre venti anni di campagne di guerra in Europa, Napoleone è stato considerato il più grande stratega della storia dallo storico militare Basil Liddell Hart, mentre lo storico Evgenij Tàrle lo ha definito “l’incomparabile maestro dell’arte della guerra” e “il più grande dei grandi”.

Grazie a una serie di brillanti vittorie contro le potenze europee, conquistò e governò tutta lìEuropa continentale, esportando gli ideali rivoluzionari di rinnovamento sociale e arrivando a controllare numerosi Regni tramite persone a lui fedeli: Giuseppe Bonaparte in Spagna, Gioacchino Murat nel Regno di Napoli, Girolamo Bonaparte in Vestfalia, Jean-Baptiste Jules Bernadotte nel Regno di Svezia e Luigi Bonaparte nel Regno d’Olanda. La sua riforma del sistema giuridico (confluita nel Codice Napoleonico), introdusse chiarezza e semplicità delle norme e pose le basi per il moderno diritto civile.

Napoleone, quindi, non è stato solo un grande uomo di guerra, un incomparabile stratega, il conquistatore tutta l’Europa, ma anche un illuminato uomo di legge, e un accorto governante, ma che basava essenzialmente sulla forza del suo esercito per espandere e consolidare il dominio della Francia.

Purtroppo il suo declino e l’inizio della sua caduta cominciò dalla Campagna di Russia, nel 1812, con la quale si era illuso di poter dominare anche su quello sterminato e freddo paese; lo stesso errore che avrebbe commesso anche Hitler un secolo e mezzo dopo.

Non si erano resi conto che un paese come la Russia è difficilmente conquistabile, sia per la compattezza dell’esercito degli Zar e poi delle truppe Sovietiche, sia per le condizioni climatiche alle quali gli eserciti e i popoli occidentali non sono abituati; ma anche per l’attaccamento delle popolazioni russe alla loro terra in virtù del quale non avevano esitato a distruggere le loro città pur di non dare scampo alle truppe degli invasori, contro le quali facevano terra bruciata.

La campagna di Russia si risolse in una fatale sconfitta per Napoleone il quale fu costretto ad una tragica ritirata, con la perdita di gran parte della “Grande Armée – la Grande Armata” che aveva costituito nel 1805 e che aveva combattuto vittoriosamente contro l’esercito tedesco, austriaco, polacco e spagnolo, che aveva fatto estendere il dominio della Francia dalla Penisola Iberica fino al fiume Niemen, ad est della Polonia, e attraversa la Lituania, la Belsavia e la Regione di Kaliningrad.

Napoleone, quindi, aveva creato l’impero di francese conquistando tutti i paesi fino ai confini della Russia.

Se si fosse fermato la Storia avrebbe avuto un percorso diverso, ma la sconfitta subita in Russia cambiò il corso degli eventi e Napoleone si avviò verso un rapido declino al quale avrebbe poi contribuito il nemico storico della Francia, l’Inghilterra.

La perdita delle Grande Armata francese comportò che Napoleone dovesse ricostituirla, ma con truppe giovani e inesperte (la storia si sarebbe poi ripetuta con l’esercito della Wermacht dopo la sconfitta in Russia).

Il disastro della campagna di Russia segnò il tramonto del dominio napoleonico. Sconfitto nella battaglia di Lipsia dagli alleati europei nell’ottobre del 1813, Napoleone abdicò il 4 aprile 1814, e fu esiliato nell’isola d’Elba.

Ma nel marzo del 1815, abbandonata furtivamente l’isola, sbarcò a Golfe Juan, vicino ad Antibes e raggiunse Parigi senza incontrare opposizione, riconquistando il potere per il periodo detto dei “cento giorni”.

Ma nella battaglia di Waterloo del 18 giugno 1815 venne definitivamente sconfitto dalla cosiddetta “settima coalizione”, l’alleanza dei paesi europei contro la Francia, costituita dal Regno Unito, la Russia, la Prussia, l’Austria, la Svezia, i Paesi Bassi, il Regno di Sardegna, la Spagna e il Portogallo e un certo numero di stati tedeschi. Quella coalizione non avrebbe avuto più seguito, sconfitto Napoleone si sarebbe dissolta.

Napoleone trascorse gli ultimi anni di vita in esilio all’isola di Sant’Elena, sotto il controllo degli Inglesi. In quest’isola fu benvoluto dagli isolani, e nell’isola sarebbe morto il 5 maggio 1821, all’età di circa 52 anni.

Dopo la sua caduta il congresso di Vienna ristabilì in Europa i vecchi regimo pre–napoleonici dando inizio alla Restaurazione.

Nell’Isola di Sant’Elena ancora oggi la sua ultima dimora è visitata da tanti turisti, e c’è una leggenda che aleggia: in quelle stanze, ci sarebbe ancora la presenza dello spirito indomito del Bonaparte; qualcuno che c’è stato è certo di averlo sentito alitare.

In occasione della morte di Napoleone il nostro Alessandro Manzoni gli dedicò la poesia “Il 5 maggio”, delizia e croce di tanti studenti di una certa età, della quale ci piace riportare alcune strofe:

Lui folgorante in solio – Vide il mio genio e tacque;

Quando, con vece assidua,- Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito – Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio – E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito – Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico – Che forse non morrà.

(nella foto: Parigi – Dome des Invalides – Tomba di Napoleone)

 

 

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