Il Trattato del Quirinale

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foto tratta da profilo Fb

Questo 2021, nonostante tutte le preoccupazioni che ci ha portato a causa della pandemia e del virus che si rinnova continuamente, è stato un anno molto importante per il nostro paese, prima di tutto dal punto di vista politico, con l’affidamento a Mario Draghi del Premierato, con i risultati che si stanno ottenendo e anche per come sta gestendo la pandemia, che ci pone al primo posto in Europa, pure la Germania lo ha riconosciuto.

Ma nell’ultima settimana c’è stato un evento di grande importanza che sembra essere passato sotto silenzio, gli stessi media ne hanno fatto cenno ma senza grandi approfondimenti, e nemmeno i più seguiti talk-show ne hanno parlato.

Parliamo del trattato sottoscritto tra l’Italia e la Francia, alla presenza del Presidente Mattarella, tra Mario Draghi e Emmanuel Macron, chiamato “Trattato del Quirinale”.

Per arrivare a comprenderne la importanza dobbiamo partire da una breve introduzione, cioè dalla constatazione che l’Unione Europea è in una situazione di stallo, specialmente da quando Angela Merkel ha concluso il suo mandato di Cancelliera della Germania: da qualche giorno è stata sostituita da Olaf Scholz, dell’  “SPD – Partito Social Democratico”, che giurerà il 6 dicembre prossimo.

Angela Merkel, negli anni del suo Cancellierato ha avuto sull’Europa un grande ascendente.

Venuta meno la Merkel, si è creato un vuoto di leadership europea, visto che gli Stati trainanti comunque sono sempre stati la Germania, la Francia e l’Italia.

E’ emersa, quindi, la necessità di avviare una fase di rifondazione della UE, e chi meglio dei due stati fondatori della stessa, Italia e Francia, poteva farlo?

Ma la cosa non è maturata negli ultimi tempi: nonostante in passato non sia emerso, questo Trattato è stato ideato da circa tre anni: tanto ci hanno lavorato Mario Draghi ed Emmanuel Macron e finalmente sono giunti alla conclusione.

Qualcuno si chiederà perché sia intervenuto anche Sergio Mattarella.

Per rispondere a questo quesito occorre conoscere la differenza tra Repubblica Parlamentare, tale è l’Italia, e la Repubblica Presidenziale, tale è la Francia.

Nella Repubblica Parlamentare, il Presidente è il Capo dello Stato ma non del Governo, com’è in Italia.

Nel nostro paese né il Capo dello Stato, né il Presidente del Governo vengono eletti dal popolo; il primo viene eletto dal Parlamento, il “Premier” viene individuato dal Capo dello Stato per un sondaggio esplorativo per la formazione del Governo; se riesce a costituire una coalizione di governo verrà designato dal Capo dello Stato, ma dovrà comunque ottenere la fiducia dal Parlamento.

Per questo motivo quando si parla, qui in Italia, di seconda repubblica, si dice una sciocchezza, perché, in mancanza di una modifica costituzionale, la nostra è rimasta la Repubblica venuta fuori dalla Costituzione ed entrata in vigore il 1°del gennaio 1948.

Nella Repubblica semi-Presidenziale, come quella francese, il governo è presieduto da un Primo Ministro e può anche accadere che, come conseguenza del voto, quest’ultimo sia di una maggioranza diversa da quella espressa in precedenza per l’elezione del Presidente; tuttavia, si definisce semi-Presidenziale in quanto comunque i poteri del Presidente sono rafforzati, in particolare per quanto riguarda alcune materie, dagli esteri alla difesa; in ogni caso il Presidente della Repubblica francese incide fortemente sulla politica del governo anche quando questi sia rappresentativo, come è successo qualche volta in passato, di una diversa maggioranza. In pratica, il potere esecutivo è condiviso dal Presidente della Repubblica con il Primo Ministro.

Questa forma di governo è generalmente caratterizzata dai seguenti punti:

*1 La elezione del Presidente della repubblica avviene con voto popolare distinto ed autonomo rispetto a quello del parlamento.

*2 Il Presidente della repubblica ha reali prerogative e poteri propri che può esercitare.

*3 Il potere esecutivo è condiviso con il Primo Ministro e il Governo, che però può essere scelto ed eventualmente revocato dal Presidente della Repubblica.

*4 Il Primo Ministro ed il Governo sono espressione della maggioranza parlamentare e possono essere sfiduciati dal parlamento ed in alcuni casi revocati dal Presidente, il quale, ovviamente, non è sfiduciabile.

*5 Lo scioglimento del Parlamento da parte del Presidente della Repubblica avviene nei limiti costituzionali.

Il termine semi-presidenzialismo, coniato nel 1978 dal politologo Maurice Duverger, può trarre in inganno, in quanto tale forma di governo non è semplicemente da intendersi come un presidenzialismo attenuato: mettendo da parte i periodi di coabitazione, in questo sistema il capo dello Stato gode di alcuni poteri che non vengono invece accordati nel modello americano, come il diritto di consultazione popolare referendaria o l’iniziativa legislativa o lo scioglimento delle Camere. Gli obiettivi di questa forma di governo sono la diminuzione della rigidità del sistema presidenziale, senza i problemi legati alla partitocrazia che sovente sorgono quando non si raggiunge una maggioranza forte in un sistema parlamentarista. Questo sistema fa sì che il Presidente abbia la possibilità di indirizzare politicamente il Governo e di non essere solo un garante al di sopra delle parti.

Se non si ha presente tutto questo, non si comprende la sola presenza di Macron in rappresentanza della Francia, e quella di Mattarella e Draghi in rappresentanza dell’Italia.

Chiarito questo, torniamo al Trattato del Quirinale, il quale pone le basi per una rifondazione dell’Unione.

Certamente sarebbe opportuno che al binomio Francia-Italia si aggiungesse anche la Germania, cosa che prima o poi non potrà non avvenire.

Andiamo ora a vedere cosa prevede il “Trattato”, il cui testo dovrà essere ratificato dal Parlamento.

Chi ha interesse a consultarlo per intero lo troverà cliccando il link https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Trattato_del_Quirinale.pdf

E’ composto da solo dodici articoli che si occupano di difesa, confini, energia, ecologia, trasporti, emigrazione, pandemia, tutti temi caldi quotidianamente sul tappeto.

Con il Trattato del Quirinale, Italia e Francia stringono un’alleanza rafforzata che prevede, tra le altre cose, un vertice intergovernativo con cadenza annuale e la partecipazione di un membro del governo di un Paese al Consiglio dei ministri dell’altro, almeno una volta ogni tre mesi.

Il testo e formato da un preambolo e da 12 articoli e conclude con da una tabella di marcia, o programma di lavoro, che rende operativi gli accordi.

Gli Argomenti trattati sono i seguenti:

*AFFARI ESTERI, *SICUREZZA E DIFESA, *SPAZIO, *AFFARI EUROPEI, *POLITICHE MIGRATORIE, *COOPERAZIONE ECONOMICA, INDUSTRIALE E DIGITALE, *GIOVANI, ISTRUZIONE, UNIVERSITA’, *CULTURA, *COOPERAZIONE TRANSFRONTALIERA E DI POLIZIA.

Vi sono alcune cose che colpiscono perché introducono novità che potrebbero essere di stimolo per una incisiva trasformazione dell’Unione.

Si parla delle violazioni dei diritti umani calpestati dalla tratta di uomini, dal che deriva anche la modifica del trattato di Schengen; della riforma dell’OMS, del sostegno alla riforma del “WTO – World Trade Organization – Organizzazione Mondiale del Commercio”, della introduzione della mutua assistenza in caso di aggressione armata; del rafforzamento della strategia spaziale europea con l’utilizzo dei lanciatori istituzionali Ariane e Vega, e della base di lancio francese di Kourou; della costituzione di liste comuni transnazionali per le elezioni europee; della istituzione della cittadinanza europea; della cooperazione rafforzata dei Ministeri degli Esteri e degli Interni; di incontri periodici informali di concertazione economica e industriale specialmente nei settori strategici come quello elettrico, elettronico e farmaceutico; della spinta a rispettare l’Accordi di Parigi sui cambiamenti climatici.

Ma sono pure importanti la previsione di finanziamenti delle Start-Up e delle MPI da parte della nostra CDP italiana e della BPI francese, il servizio civile comune, e il riconoscimento da parte dell’Italia e della Francia dei titoli di studio conseguiti in entrambi i paesi (il diploma conseguito in Italia varrà pure il Francia e viceversa), gli scambi letterari, la cooperazione tra gli artisti dei due paesi e, il completamento della contestata TAV, e, ultima ma non meno importante, la creazione di una polizia transfrontaliera unica.

E’ ovvio che questo è solo il primo passo, altri ne seguiranno, ma colpisce la importanza della iniziativa e la chiarezza con la quale sono stati definiti gli obiettivi da conseguire.

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