“Green pass”, un pasticcio italiano

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Questo è il paese delle tante certezze e di nessuna, dove tutti parlano, ciascuna dice la sua, alla fine vai a confrontare quello che hanno detto e non ci capisci nulla.

E fino a quando sono gli stupidi, gli ignoranti, il popolino che si esibisce sui “social”, transeat: magari ti arrabbi, talvolta rispondi, spesso ti fai il malanimo, poi te ne fai una ragione, tanto si sa che, come dice qualcuno che se ne intende, FB è una cloaca, meno lo frequenti meglio è.

Ma quando a parlare sono i “big” della politica, quelli che dovrebbero guidare il popolo a comportarsi bene, quelli che dovrebbero dare certezze per evitare equivoci, e ti rendi conto che ciascuno va per la propria strada e che, se parlano tre persone, dicono tre cose non solo diverse, ma che cozzano tra loro, allora ti prende il panico, per non dire altro, magari in cuor tuo li mandi a quel paese, ma poi il problema resta e, purtroppo, te lo tieni senza risolverlo.

L’ultima “boutade” negativa è della settimana appena conclusa, se non fosse quella di ferragosto poteva ben dirsi che era una carnevalata, pure se a quei livelli queste cose non si fanno, almeno non si dovrebbe.

Parliamo del Premier Draghi, del Ministro della salute Speranza, e del Ministro dell’Interno Lamorgese, i quali, a proposito dell’utilizzo del benedetto “green pass” sono riusciti a dire, nell’arco di mezza giornata, tre cose diverse e contrastanti, almeno a proposito dei controlli da fare quando vengono esibiti.

L’unico che ha parlato chiaro è stato il Garante della Privacy, Pasquale Stanzione; “E’ consentita la verifica dell’identità dell’intestatario della certificazione verde mediante richiesta di un documento di identità della persona che lo esibisce”.

Dal che si deduce che non solo il “green pass” può essere richiesto, ma può essere richiesto anche il documento dal quale risulti che chi lo esibisce è effettivamente quella persona.

Perché questo? Perché si potrebbe verificare che chi esibisce il passaporto vaginale non sia la persona che lo ha ottenuto, ma sia un’altra persona che lo ha chiesto in prestito ad altro per poter entrare al ristorante, al bar, al cinema, al teatro, o dove è necessario esibirlo: com’è effettivamente capitato.

Le regole sul passaporto vaccinale sono stato stabilite dal Decreto del 17 giugno scorso, e sono ormai chiare a tutti.

Ma sembra che qualcuno faccia finta di non capire, ci riferiamo in particolare ai gestori dei locali.

Ora lasciamo stare che il nostro è il paese dove tutto finisce a “tarallucci e vino”, come sembra stia avvenendo; pochi giorni fa un rinomato lido della litoranea di Pontecagnano, che di sera si trasforma in discoteca all’aperto, si siano assiepati tra gli alberi e la spiaggia oltre 3.mila persone, e il previsto controllo del passaporto vaccinale veniva fatto in maniera molto “scrupolosa”; il sorvegliante chiedeva “hai il green pass?”, l’accedente rispondeva “certo”, e il sorvegliante replicava “bene puoi entrare”.

Un attento controllo non c’è che dire, poi se questi assembramenti si trasformeranno in crescita dei contagi ci sarà chi si lamenterà, e magari lo faranno pure quelli che erano in quella discoteca.

Volendo stare al rigore delle disposizioni, chi effettua il controllo del passaporto e del relativo documento di identità dovrebbe farlo col maggiore scrupolo possibile.

Ma qui casca l’asino: a chi compete?

Gli esercenti si rifiutano perché sostengono di non essere agenti dell’ordine pubblico, sembra più che ovvio che se ci fosse un adeguato numero di agenti di PS il problema non si porrebbe, ma il buon senso e il senso civico dovrebbe indurre tutti alla massima collaborazione, perché il contrasto al virus è un dovere di tutti; in questa ottica l’ostracismo dei gestori è solamente pretestuoso e privo di fondamento giuridico e sociale.

Ma i responsabili della nostra politica, proprio per evitare equivoci, dovrebbero parlare la stessa lingua, cosa che non fanno.

Mario Draghi pochi giorni fa ha dichiarato che rimane valido quanto è scritto nel Decreto del 17 giugno 2021, e cioè che il passaporto vaccinale è non solo obbligatorio, ma deve essere controllato nei casi previsti anche dai gestori dei locali nei quali si vuole accedere.

Un utile riepilogo:

  • In Italia per partecipare alle feste per cerimonie civili e religiose, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori classificati in “zona rossa” o “zona arancione”.
  • Dal 6 agosto è necessario il passaporto per accedere ai seguenti servizi e attività:
  • servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio per il consumo al tavolo, al chiuso;
  • spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportivi;
  • musei, altri istituti e luoghi della cultura e mostre;
  • piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso;
  • sagre e fiere, convegni e congressi;
  • centri termali, parchi tematici e di divertimento;
  • centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, compresi i centri estivi, e le relative attività di ristorazione;
  • attività di sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò;
  • concorsi pubblici.
  • Dal 1 settembre 2021, inoltre, il personale scolastico e universitario e gli studenti universitari dovranno esibire la Certificazione verde Covid-19. Sempre a decorrere dal primo settembre sarà consentito esclusivamente ai soggetti muniti di Green Pass l’accesso e l’utilizzo dei seguenti mezzi di trasporto:
  • aeromobili adibiti a servizi commerciali di trasporto di persone;
  • navi e traghetti adibiti a servizi di trasporto interregionale, ad esclusione di quelli impiegati per i collegamenti marittimi nello Stretto di Messina;
  • treni impiegati nei servizi di trasporto ferroviario passeggeri di tipo Inter City, Inter City Notte e Alta Velocità;
  • autobus adibiti a servizi di trasporto di persone, ad offerta indifferenziata, effettuati su strada in modo continuativo o periodico su un percorso che collega più di due regioni ed aventi itinerari, orari, frequenze e prezzi prestabiliti; autobus adibiti a servizi di noleggio con conducente, ad esclusione di quelli impiegati nei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale.

Sarebbe stato auspicabile che anche gli altri Ministri che sono intervenuti avessero parlato con la fermezza del Premier Draghi, come in verità ha fatto il Ministro Speranza.

La delusione, invece, è venuta dal Ministro dell’Interno Lamorgese che ha detto tutto e il contrario di tutto, nel senso che ha confermato che il passaporto vaccinale deve essere richiesto dai gestori dei locali che debbono accertare anche l’identità di chi lo esibisce, ma subito dopo ha detto che essi non sono tenuti a tanto perché non sono agenti delle FF.OO..

Ma insomma, i gestori debbono o non debbono farlo?

In questo equivoco la maggior parte di essi ci sguazzano, nel senso che si trovano a proprio agio, e al diavolo le penali previste per i clienti falsificatori e il rischio di chiusura per i locali inadempienti per tre volte, e al diavolo pure la pena pecuniaria fino a mille euro; locali molto frequentati questa somma la incassano nel giro di un’ora.

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