Governo in crisi, il punto con notizie buone e cattive

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foto tratta dal profilo Fb della Camera dei Deputati

Se avessimo un collegamento telefonico con i nostri lettori potremmo colloquiare con loro come avviene tra amici, sulle notizie buone e cattive da comunicare, e chiedere quali vogliono avere per prima.

Ovviamente si riferiscono entrambe alla crisi del governo Draghi, che sta mantenendo l’Italia, l’Europa e il mondo intero col fiato sospeso, quasi che questa crisi politica italiana fosse il cardine intorno al quale gira buona parte della terra, certamente quasi tutto il mondo occidentale dai confini con la Russia fino agli USA.

Ed è anche di difficile comprensione giacché è difficile capire come un Governo che ancora gode in Parlamento una così ampia maggioranza, sia in crisi: stranezze italiane.

E certamente la nostra crisi è un evento importante non solo per l’Italia, dove temiamo che se Draghi molla, salta il paese, ma anche per l’Unione Europea, nella quale Draghi è un elemento importante, molto apprezzato e ascoltato, ma pure negli Stati Uniti dove Draghi è sempre sulla cresta dell’onda.

E persino nella zona di guerra ucraina, dove il Presidente Zelenskyj ha recentemente ricevuto i tre big europei, Draghi, il Presidente francese Macron e il Cancelliere tedesco Scholz, che concretamente lo sostengono, il quale teme che una uscita di scena dell’italiano possa compromettere anche gli aiuti che l’Europa ha assicurato all’Ucraina per arginare l’invasione russa.

Visto, però, che la possibilità di chiedere a lettori quale notizie vogliono prima, ci siamo affidati alla monetina la quale ha dato il suo responso: prima quelle cattive, poi le altre.

 

Le cattive notizie

E’ importante citare la petizione mediatica che in poco più di un’ora oltre mille sindaci italiani hanno firmato per chiedere a Mario Draghi di non abbandonare il governo, di non cedere ai ricatti di Conte, di andare avanti fino alla fine della legislatura, come auspica lo stesso Presidente Mattarella:  se Draghi molla in questa fase mette a rischio non solo la legislatura, ma annulla molto lavoro fatto nel corso dei tre governi, il Conte 1, il Conte 2 e il suo, molte leggi già approvate, poi modificate, ora in attesa di approvazione definitiva salterebbero, grazie alla mancata approvazione della riforma costituzionale che a suo tempo Matteo Renzi mise in campo, e che se fosse in vigore avrebbe evitato le attuali lungaggini parlamentari alle quali gli iter legislativi debbono sottostare.

E il tutto si ripercuoterebbe negativamente anche sugli Enti locali.

E non è da sottovalutare il rischio dell’esercizio provvisorio: la mancata approvazione della Legge di Bilancio diventerebbe una certezza, e salterebbero pure i benefici del PNRR, e i miliardi che l’UE ha messo a disposizione.

Ma un’altra cattiva notizia è che ormai è salva la pensione e il vitalizio dei Parlamentari al primo mandato, anche se si tornasse immediatamente al voto.

Le date ipotizzate per elezioni anticipate potrebbero essere domenica 2 o 9 ottobre prossimi, la scadenza dei Parlamentari al primo mandato è il 24 settembre 2022, giorno in cui scatterà per essi il diritto a pensione e vitalizio.

Questo sta a significare che per essi è venuto a mancare la remora di ostacolare l’apertura di una crisi che potrebbe portare alle elezioni anticipate, perché ad essi pensione e vitalizio sono già assicurati, sia pure dall’età di 65 anni.

Attualmente i Parlamentari che si trovano in questa condizione sono 427 Deputati e 234 Senatori.

Stando all’attuale normativa sul vitalizio, per avere diritto alla pensione al compimento dei 65 anni, i senatori e i deputati al primo mandato devono aver svolto attività parlamentare per 4 anni, 6 mesi e un giorno.

I parlamentari restano in carica fino alla prima seduta del nuovo Parlamento. Per tale motivo per poter salvare la propria pensione ai politici al primo mandato basterà che l’insediamento di un nuovo Governo avvenga dopo il 24 settembre 2022. Quindi possono dormire sonni tranquilli, oramai sono al sicuro almeno quelli che verranno rieletti.

Invece quelli che non verranno rieletti potranno sempre ricorrere all’escamotage di versare una differenza di contributi che potrebbe aggirarsi sui 3mila euro.

 

Le buone notizie

Tra le buone notizie è importante citare nuovamente la petizione mediatica che in poco più di un’ora oltre mille sindaci italiani hanno firmato per chiedere a Mario Draghi di non abbandonare il governo; non deve passare in secondo piano perché gli effetti negativi di una crisi andrebbero a colpire pesantemente anche i Comuni.

Ma c’è una notizia che l’intenso susseguirsi degli eventi di questi giorni ha fatto passare in secondo piano.

Parliamo della possibilità che il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del M5S dalla prima ora, sembra che sia in serio pericolo visto che c’è un orientamento per cancellarlo.

Il che costituisce -per chi ha memoria del fine per il quale era stato introdotto, con il roboante proclama di Di Maio sul balcone di Palazzo Chigi nel Governo Conte 1, di aver varato la eliminazione della povertà- una spesa inutile e dannosa in quanto finora ha contribuito solo ad aumentare il debito pubblico senza aver reso un servizio utile a chi veramente cerca un lavoro.

Il meccanismo teoricamente era valido, ma presupponeva che il lavoro ci fosse, perché esso non si crea per decreto, ma solo con il rilancio della economia, purtroppo un miraggio che la crisi che ha preceduto la pandemia, poi il virus, poi la guerra, l’ha invece depressa, per cui il reddito è rimasto, ma il lavoro si è ridotto; probabilmente si è ridotto anche per effetto di quel reddito in quanto è certo che molti percettori dello stesso hanno preferito rimanere ufficialmente disoccupati, in maniera da percepire il reddito, ma effettivamente andare a lavorare in nero.

E’ pure il caso di ricordare che milioni di percettori sono stati poi individuati per non avere le prerogative perché lo percepissero, e a tal proposito è il caso di osservare che noi italiani siamo i soliti pasticcioni perché il buon senso avrebbe dovuto portare alla verifica preventiva dei requisiti, e non a posteriori, tra l’altro col rischio concreto che, risultando i falsi percettori privi di reddito, lo Stato quei soldi non li recupererà mai.

In sostanza quel meccanismo ha premiato, oltre a quelli veramente meritevoli, i truffatori e i famosi “tutor” che avrebbero dovuto mettere in contatto i disoccupati col lavoro, ma alla fine si è scoperto che gli unici a beneficiarne sono stati proprio loro, come a suo tempo aveva previsto il Governatore De Luca.

Ai benpensanti l’abolizione di quel reddito non può che far piacere, uno spreco di risorse da cancellare, probabilmente ne trarrà giovamento proprio il lavoro.

Ovviamente l’abolizione sarà un ulteriore colpo durissimo per il residuo M5S, che lo tiene come una delle sue bandiere, e sarà una ulteriore sconfitta per Giuseppe Conte il quale ha la responsabilità di tutto quello che è accaduto, e le conseguenze all’interno di quel partito sono sotto gli occhi di tutti.

Una volta si diceva che Matteo Salvini, altro personaggio della coalizione, era uomo di governo e di opposizione, oggi a Salvini possiamo ben affiancare Giuseppe Conte.

Altro elemento positivo da tenere in conto è che il prossimo Parlamento, che potrebbe venire fuori prematuramente nel prossimo ottobre, oppure nel maggio dell’anno prossimo, perderà una bella fetta di parlamentari in virtù della legge costituzionale del 19 ottobre 2020, n. 1, voluta proprio dal M5S, che prevede la riduzione di ben 345 parlamentari che da 945 diventeranno 600. Ben fatto, ma probabilmente saranno proprio i grillini a soffrirne di più.

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