Eutanasia legale, un passo avanti

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Più volte abbiamo parlato della legalizzazione dell’eutanasia, che molti auspicano, e anche delle carenze legislative che non consentono a tanti inabili, ancora in vita grazie ad apparecchiature mediche e ad accanimenti terapeutici, di poter raggiungere l’auspicato fine vita.

Un tema portato avanti dall’Associazione Luca Coscioni, da decenni presente sull’argomento del fine vita, che si è sempre prodigata per evitare inutili sofferenze a chi ha avuto la disgrazia di aver contratto patologie invalidanti ed irreversibili; negli anni abbiamo seguito le storie di tanti, Luana Englaro, Piergiorgio Welby, Fabiano Antoniani per citarne solo alcuni, e i tanti altri invalidi a tutti gli effetti, che chiedevano di poter porre fine alle loro sofferenze, cosa che nel nostro paese non è consentito perché manca una apposita legislazione.

Perciò di fronte a tali patologie non era consentito nemmeno di suicidarsi da parte di chi non era in condizione di staccarsi da solo le apparecchiature che lo tenevano in una condizione di vita vegetativa, tant’è che alcuni di essi hanno dovuto recarsi all’estero per trovare, finalmente, la pace sottoponendosi all’estremo atto; l’episodio più noto è quello del DJ Fabo, che venne accompagnato dai familiari in Svizzera dove, in una clinica privata, a febbraio 2017, venne condotto al sonno eterno.

Antoniano era stato accompagnato ed assistito dai familiari, ma in quella occasione con essi c’era pure Marco Cappato, uno dei principali attivisti dell’Associazione Luca Coscioni, il quale, poi, si autodenunciò per stimolare la Magistratura e la Politica a intervenire per colmare la mancanza.

E in verità la Magistratura è intervenuta, e nel caso specifico prosciolse Cappato da ogni accusa.

La procura di Milano era stata “costretta” ad accusarlo di aiuto al suicidio e per lui iniziò il processo, arrivato fino alla Consulta e conclusosi il 23 dicembre 2019 con l’assoluzione.

Ma la Corte costituzionale, aveva fatto di più, chiedendo un intervento del Parlamento per colmare un “vuoto legislativo”.

Il Parlamento, però, negli undici mesi successivi non si era espresso e quindi era toccato ai giudici della Consulta decidere in materia con la sentenza 242 del 25 settembre 2019: l’assoluzione di Cappato da parte della corte d’Assise di Milano “perché il fatto non sussiste”, come deciso dalla Consulta, aveva aperto al suicidio assistito.

Il Parlamento finora non è ancora intervenuto, ma uno spiraglio ora si è aperto, in quanto sul tema della eutanasia è arrivato il primo via libera dalla Commissione Giustizia e affari sociali della Camera, ma con la notoria e reiterata contrarietà di Lega, FdI, Forza Italia, Coraggio Italia, che hanno preannunciato una valanga di emendamenti in aula, dove il provvedimento approderà lunedì 13 dicembre per la discussione generale.

Tornando alla Eutanasia legale, più semplicemente chiamato suicidio assistito, il paziente che ha ottenuto l’autorizzazione è un camionista 43enne, da dieci anni paralizzato a seguito di un incidente stradale, per il quale l’Asl delle Marche ha verificato il rispetto delle condizioni fissate dalla Corte costituzionale, per l’accesso al farmaco letale.

La decisione del Comitato etico dell’Azienda sanitaria delle Marche è arrivata dopo un iter lungo e faticoso di 13 mesi da parte di una equipe di medici e psicologi che hanno verificato la sussistenza di tutte le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, tra cui l’irreversibilità della malattia, l’insostenibilità del dolore e la chiara volontà del paziente.

La sentenza della Consulta aveva anche sancito la illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l’esecuzione del proposito di suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Ed è proprio su questo specifico argomento che si è incentrato l’ultimo referendum promosso dall’Associazione Luca Coscioni, largamente pubblicizzato, per il quale a fronte delle 500mila firme previste ne sono state raccolte circa 2milioni.

Per accedere alla eutanasia legale la persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputi intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente.

È il caso di soffermarsi sulla locuzione “fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputi intollerabili” perché, presa alla lettera, apre altri scenari che possono andare al di là della malattia o inabilità fisica, in quanto la scelta si potrebbe estendere anche alla sofferenza psicologica: una persona, fisicamente abile, potrebbe decidere di voler porre fine alla vita perché non più in grado di sopportare sofferenze psicologiche.

In sostanza questo porterebbe l’essere umano a rendersi arbitro della sua vita disconoscendo quello che è un pilastro dell’etica religiosa, laddove sostiene che la vita è un dono di Dio e che solo il donatore può disporne.

In conclusione c’è da dire che a fronte di una politica finora assente su tali problematiche, ostacolata dalle ingerenze del Vaticano, l’Associazione Luca Coscioni è stata la promotrice della oramai nota “DAT – Dichiarazione Anticipata di Trattamento”, introdotta dall’art. 4 della Legge 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31 gennaio 2018.

Con la DAT una persona abile fisicamente e intellettualmente può decidere, ora per allora, a quale trattamento desidera sottoporsi nel caso in cui dovesse rimanere vittima di un a patologia totalmente (vedi caso Englaro) o parzialmente (vedi caso Welby) invalidante.

La dichiarazione può essere gratuitamente rilasciata all’Ufficio Anagrafe del Comune di appartenenza e potrà essere in qualsiasi momento cambiata.

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