Elezioni UK: “Il Magico Natale” della politica britannica

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I cittadini britannici si apprestano a festeggiare un Natale unico, costellato da goliardia e disperazione. La lunga saga della Brexit, non si smentisce neanche nel periodo del pandoro, ma la sensazione è che stia per andare in scena l’ultimo atto della commedia… O forse no?

Alla domanda “Che cosa regaleresti per Natale al Primo Ministro?”, il leader del Partito Laburista Britannico ha risposto con un fervido invito alla lettura del celebre racconto di Charles Dickens “Canto di Natale”.

Boris Johnson invece, ha esortato il suo sfidante a leggere l’accordo sulla Brexit e ha accennato a della marmellata di susine. Queste righe, vi forniscono un riassunto completo di quello che è stato il primo dibattito tra Johnson e Corbyn tenutosi la scorsa settimana.

Secondo i sondaggi, l’inquilino di Downing Street avrebbe vinto il dibattito con il 51% delle preferenze, mentre il leader dei laburisti arriverebbe al 49%, un distacco che è molto risicato, se consideriamo gli indici di popolarità che solitamente vedono un gap tra i due di almeno 20 punti in favore di BoJo. Costui, sembra essere il vincitore delle elezioni, infatti, il suo partito ha un vantaggio di circa 13 punti su quello laburista e apparentemente sembra avviarsi ad un trionfo straripante. In verità, l’unica cosa certa in queste elezioni è lo sgonfiamento clamoroso (ma neanche tanto) del partito guidato da Nigel Farage, che sarebbe appaiato al 5% dei consensi. Se consideriamo l’ultima tornata elettorale (quando i sondaggisti inglesi previdero una vittoria a valanga dei conservatori e invece il Labour avanzò fortemente) comprendiamo che l’esito di queste elezioni è tutt’altro che scontato.

Negli ultimi giorni, il sostegno dei Conservatori sarebbe in flessione a causa del generoso e “fantasioso” programma del partito laburista. Quest’ultimo, sembra aver raccolto impressioni tendenzialmente positive da parte di noti membri della società civile, conquistando giornalisti tradizionalmente imparziali e ricevendo un caloroso applauso dai partiti di centro-sinistra europei. Alcune parti del programma prevedono; la “ricostruzione” dei servizi pubblici tramite un’elevata tassazione ai ricchi, la creazione di un milione di posti di lavoro che siano “green” ovvero ecologici, bloccare l’ondata dilagante delle privatizzazioni nei campi dell’energia, dell’acqua, delle poste e delle ferrovie, portare il salario minimo a 10 sterline l’ora per tutti i lavoratori (garantendo al contempo un rispetto egualitario dei diritti) ed eliminando i contratti a zero ore (rinforzando i diritti sindacali), rendere le classi scolastiche meno numerose e le Università gratuite, abrogare la privatizzazione dell’ Nhs (il sistema sanitario britannico), concedere cure gratuite agli anziani e incrementare esponenzialmente i finanziamenti per la sicurezza, al fine di contrastare la diffusa criminalità.  Infine, viene garantita una politica estera basata sulla pace e sulla giustizia, ripudiando i conflitti e condannando i “bombardamenti a fin di bene”. Molti lo hanno descritto come un programma ambizioso ma attuabile (opinione che condivido), ma nonostante ciò il tema centrale di questa campagna è senza dubbi la Brexit.

È proprio su questo punto che Corbyn ha realizzato la “svolta”, dichiarando che lui è neutrale alle due opzioni ma che se eletto, traghetterà il paese fuori dall’Unione Europea solamente dopo un referendum “confermativo”. Bisognerà capire, quanto questo programma risulterà decisivo per gli elettori, quanti indecisi convincerà e soprattutto se riuscirà a sorprendere tutti con una vittoria inattesa. Per il momento, rimane nel complesso un buon piano di governo (anche se sarà necessario modificare qualcosa e specificare alcune proposte).

Nel corso di un’intervista, Boris Johnson ha riferito, che se dovesse vincere le elezioni il regalo di Natale che i cittadini britannici troveranno sotto l’albero, sarà una Brexit compiuta. Gli andrebbe ricordata, la presenza di una spada di Damocle che pende sopra la sua testa, dal momento che visti i precedenti, sarebbe opportuno non fare annunci forzati, ma pensare prima ad un’eventuale alleanza di governo nel caso in cui i Tories non dovessero raggiungere la maggioranza in parlamento (e in tal caso valuteremo la sua bravura o la sua incompetenza).

In ogni caso, questo sarà un Natale inedito per i sudditi di Sua Maestà, che se non altro,sperano di trovare una monetina al interno del famoso Pudding per mettere fine al caos che imperversa nel Regno Unito. Secondo rilevazioni statistiche, i cittadini britannici, spenderanno meno soldi per queste festività natalizie, e questo la dice lunga sull’incertezza anche economica che sta travolgendo la popolazione. La loro speranza, è che un governo prenda vita nel più breve tempo possibile, raggiungendo un accordo soddisfacente con Westminster, che sblocchi lo stallo della Gran Bretagna.

Qualsiasi cosa accadrà, siamo in possesso di un dato certo, inderogabile:a differenza del classico film natalizio di Eddie Murphie, la “poltrona” del governo, ha spazio solamente per un posto a sedere e che ci piaccia o meno, sarà occupato da Johnson o da Corbyn.

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Sono nato a Cava de’Tirreni l’11 giugno 2003. Ho frequentato la scuola media Giovanni XXIII (Sede Centrale) e attualmente frequento l’indirizzo Economico -Sociale presso l’Istituto De Filippis – Galdi. Sono un appassionato di viaggi, di musica di sport (in particolare calcio e rugby) e dal 2014 seguo gli sviluppi della politica italiana. Ho seguito costantemente le elezioni Usa 2016 che generarono in me un vivo interesse e da quel momento non mi sono più fermato. In seguito ho infatti seguito decine di elezioni in giro per il mondo, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dalla dal Brasile alla Russia. Negli ultimi tre anni ho seguito il processo della Brexit, dell’indipendenza Catalana e di molto altro. Se dovessi definirmi direi che ho moltissimi pregi a altrettanti difetti. Mi sono spesso distinto per la mia capacità di ascoltare tutte le opinioni perché ritengo che la verità non sia una sola, quindi bisogna collaborare finché non giungeremo ad un idea che rappresenti tutti.

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