Elezione del Presidente della Repubblica, un rebus indecifrabile

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Mario Draghi (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

A poche ore dall’inizio delle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, che vedono impegnati i “grandi elettori” per chi sa quanti giorni, i lettori ci consentano una ennesima considerazione su questo indecifrabile rebus.

Tutti sanno, ormai, per averlo scritto più volte, che non mi spiego, né giustifico, l’intestardimento dell’uscente Presidente Mattarella, la cui intransigenza è uno schiaffo al buon senso e rischia di combinare un guaio che ci porteremo addosso negli anni a venire.

L’atteggiamento di Sergio Mattarella non mi trova per nulla d’accordo: è stato un buon Presidente della Repubblica perché, anche se in maniera spesso defilata, ha guidato bene questo paese in un settennato tutt’altro che facile, sia per le condizioni politiche molto particolari (come non ricordare i risultati delle diverse elezioni succedutesi, con l’altalenarsi dei risultati), sia per la pandemia che ha dato il suo colpo di grazia a tante certezze e libertà.

E come non ricordare che, sia pure in maniera defilata, dopo le difficoltà create, spesso artatamente, ai due governi Conte, è stata la scelta di Mattarella a risolvere tanti problemi, affidando a Draghi la Presidenza del Consiglio: grazie a tale scelta il Governo ha potuto instaurare una fase di tranquillità derivante dall’ampio sostegno della forze politiche.

E pure sullo scenario internazionale essere governati da Draghi ha dato al paese credibilità, e nell’ambito della stessa UE abbiamo vinto tante battaglie senza grandi problemi; si tenga conto che il nostro paese è quello che ha beneficiato del più alto contributo economico europeo.

E ora che si stanno per concretizzare tante aspettative che il Governo dovrà seguire con polso fermo per evitare difficoltà, è necessario più che mai che sia Draghi rimanere a governare.

Non possiamo permetterci di perdere un Premier che ha tenuto in pugno tutti, e rischiare di andare incontro al vuoto con la transizione di Draghi al Quirinale, oppure con la elezione di un Capo dello Stato debole.

Sarebbe più che mai importante che Mattarella facesse un passo indietro ed accettasse una proroga del mandato di almeno due anni, comunque fino alla fine della legislatura.

Gli attestati di stima che Mattarella ha ricevuto negli ultimi tempi, gli applausi scroscianti e prolungati di qualche giorno fa hanno un solo significato: non andare via, sarebbe quasi come abbandonare il paese al suo destino, cosa che in questa fase più che mai sarebbe grave e irreparabile.

Detto questo non posso nascondermi che pure l’atteggiamento ambiguo di Mario Draghi ha contribuito allo stallo nel quale ci troviamo, e dal quale i “grandi” elettori dovranno tirarci fuori.

Mario Draghi non ha saputo giocarsi le carte che aveva in mano ed ha ancora qualche ora per porre rimedio.

Sembra più che legittimo che egli aspiri a diventare il prossimo Presidente della Repubblica, ma così come ha fatto rischia di non diventarlo mai.

Il ragionamento è molto semplice.

Se Draghi avesse chiaramente detto che in questo momento è intenzionato a portare a termine il lavoro del suo governo, rinunciando ad essere eletto ora al posto di Mattarella, avrebbe dovuto parlare in maniera molto chiara con lo stesso, richiamandolo alle sue responsabilità e al senso delle istituzioni.

Se Mattarella, com’è stato, ha voluto Draghi a guidare l’Esecutivo, Draghi avrebbe potuto metterlo alle corde chiedendogli di non tirarsi ora indietro, di accettare un secondo mandato, salvo poi a dimettersi tra un anno, dopo la elezione del nuovo Parlamento. E Mattarella, siamo certi, non avrebbe detto di no.

L’ambiguità di Draghi lo mette fuori gioco.

Se tra qualche giorno andrà a sostituire Mattarella al Quirinale, avrà il grande onere di brigare affinché a Palazzo Chigi venga sostituito da una persona che sia in grado di continuare il suo lavoro.

Ma se così non avverrà, Draghi si sarebbe giocata la Presidenza della Repubblica, in quanto nei prossimi giorni comunque dovrà venire eletto il nuovo, che per i prossimi sette anni gli sbarrerà la strada.

Ecco il motivo per il quale vivamente ci auguriamo che nelle prossime ore cambino gli scenari, che Mattarella accetti di proseguire, che Draghi chiarisca di voler rimanere a fare il Premier, e che finalmente i partiti svolgano il loro ruolo, smettendola con i giochetti e i ricatti ai quali finora abbiamo assistito, e che finalmente i “grandi” elettori dimostrino di esserlo veramente.

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