Effetto Sud, effetto Napoli

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Maurizio de Giovanni (foto Gabriele Durante)

Vi sono elementi in base ai quali sto maturando la convinzione che finalmente qualcosa in Campania e nel Sud stia cambiando, e non sono il solo a pensarlo.

Sto maturando tale convinzione mettendo insieme numerosi segnali i quali mi fanno sempre più pensare che finalmente la nostra regione, e il Sud in generale, non siano più realtà delle quali vergognarsi, ma piuttosto di esserne essere fieri.

E coloro che qualche anno fa invocavano che il Vesuvio tornasse in attività per cancellare i brutti, sporchi e cattivi napoletani e campani, e che magari anche in altre Regioni meridionali ci fossero calamità, magari un terremoto o un maremoto, che cancellassero buona parte di quelle popolazioni dalla faccia della terra, se ne debbono fare una ragione.

Non è tutto oro quello che luccica sotto il cielo partenopeo e del sud, ed è pure possibile che il Dio Vesuvio, oppure gli Dei o i Mostri marini nelle altre Regioni, si scateneranno per distruggere la Calabria, la quale ha pure qualche vulcano nelle sue acque.

Certamente anche l’assolata e piatta Puglia ha qualche nemico sottomarino che potrebbe essere invocato perché la distrugga, e certamente i nemici del sud prima o poi lo scoveranno.

Torno però alla realtà campana per dire che la  domenica di San Valentino ho letto messaggi entusiastici di persone che, convocate dalla struttura sanitaria regionale, si sono recate al centro di vaccinazione allestito presso la Mostra d’Oltremare per essere sottoposte alla somministrazione della prima dose di vaccino in un contesto organizzativo che hanno definito impeccabile; tutto si è svolto in tempi rapidi, la somministrazione ha richiesto circa mezz’ora, incluso il quarto d’ora di osservazione prescritto per constatare eventuali reazioni negative che non ci sono state.

Bene, ma non è solo su questo che fermo la mia attenzione, questo è solo uno degli elementi che mi fa riflettere.

Da tempo, anche a causa della pandemia che ci limita ad uscire solo per urgenti necessità, siamo costretti a restare in casa per godendoci le gioie della vita familiare e l’intimità della casa; e mi sono riabituato a seguire i programmi televisivi, tralasciando quelli che, ricordando il motto deluchiano, definisco “pollai”, quei “talk” ai quali in tanti partecipano, tutti parlano contemporaneamente, accavallandosi alle esibizioni dei presentatori, e alla fine quel cicaleccio inaudibile sembra solo un coro di galline ristrette nel pollaio, come li definisce De Luca.

E mi dispiace dover e constatare che anche Massimo Giletti si è adeguato a tale sistema, venendo meno al suo originario cliché che aveva consacrato il suo programma come uno dei più seguiti, anche per le battaglie positive qualche anno fa combattute e vinte, una nella “sudista” Sicilia, della quale si è molto parlato, quella delle sorelle Napoli, perseguitate dalla Mafia

Seguo, quindi, tanti programmi televisivi, e negli ultimi tempi sto guardando molti sceneggiati e fiction trasmessi su Rai1, poi riproposti su Rai-Premium (canale 25), dedicate alle opere di Maurizio De Giovanni, intrise proprio di quella meridionalità e napoletanità per decenni irrisa e disprezzata, che oggi si sta imponendo all’Italia intera.

Maurizio De Giovanni è un napoletano genuino, innamorato della sua città e della Campania, che ha impiantato a Napoli tutti i suoi romanzi-gialli, riscuotendo un successo pari alla sua bravura.

Ricordiamo la fortunata serie de “I bastardi di Pizzofalcone”, ora quella dedicata al “Commissario Ricciardi” e pure quella di “Mina Settembre”.

Ma qualcuno si chiesto come mai molti programmi trasmessi in prima serata sulla rete Rai regina, la prima, siano dedicati a Napoli e alla Campania? Come se esistesse solo questa città e questa regione, e non so a quante altre ciò faccia piacere!

Questi programmi sono tutti finanziati o co-finanziati dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania, qualcuno anche dalla Regione Puglia.

Quindi determinanti sono i Governatori, Michele Emiliano in Puglia, anche se questa Regione non ha mai sofferto eccessivamente per il turismo, specialmente quello estivo.

Discorso un tantino diverso per la Campania, il cui turismo non è stagionale, ma certamente di questa Regione non si è mai tanto parlato nei programmi e nelle fiction televisive come si sta facendo ora.

E certamente c’è lo zampino di Vincenzo De Luca che, principalmente per il suo carattere, risulta non gradito, anzi da tantissimi è detestato, ma che sta cercando di portare la nostra Regione ad una maggiore efficienza, e perciò gli si può pure perdonare qualche intemperanza.

Parlo di “fiction” televisive prodotte da Glemart, una casa di produzione nata vent’anni fa nell’ambito del panorama cinematografico e televisivo italiano, la quale ha prodotto tanti film di apprezzati registi italiani (Marco Risi, Marco Tullio Giordana, Michele Placido e altri), ma anche le due serie televisive de “I bastardi di Pizzofalcone”, pure tratte dai romanzi polizieschi di De Giovanni, che hanno avuto grande successo; ed è in programma anche una terza serie.

Altro bella “fiction televisiva”, appena terminata con la trasmissione dell’ultima puntata proprio la domenica di San Valentino, è quella di “Mina Settembre”, pure tratta da racconti di Maurizio De Giovanni, il quale ha collaborato anche alla scrittura del copione.

Storie molto movimentate, che girano intorno alla giovane ed esuberante Assistente sociale Mina, impegnatissima nei vicoli napoletani, eternamente indecisa tra un marito dal quale si è appena separata, conservando con lui buoni rapporti, ed un giovane ginecologo anch’egli impegnato nel sociale nello stesso consultorio.

Mina è vittima, si fa per dire, di una mamma dispotica, una simpaticissima Marina Confalone: la ragazza, fra l’altro, è alla scoperta delle sue origini, della quale la madre non le ha mai parlato, e di un segreto che riguarda l’amatissimo papà.

Episodi concitati, pieni di ritmo, con personaggi ben calibrati, pieni di umanità, disponibili al sacrificio per aiutare gli altri, in una città travolta da mille contraddizioni, e che alla fine riescono sempre a far prevalere le positività.

E che, oltre ad emozionarci, ci lasciano colmi di speranza per il futuro.

La serie di Mina Settembre è prodotta da un’altra e molto più anziana casa di produzione, nata nel 1958 per produrre film, poi anche serie televisive, la “IIF – Italian-International Film”, che ha prodotto opere di grande qualità, come i film di Marco Capitani, Dino Risi, Salvatore Samperi, Pasquale Festa Campanile, successivamente di Franco Zeffirelli, Liliana Cavani, Luigi Comencini, Liliana Wertmuller, Francesca Comencini, Maurizio Michetti, Francesca Archibugi, per citarne solo alcuni. E si è distinta anche nel campo della distribuzione portando in Italia opere di Martin Scorsese, Roger Corman e Ridley Scott.

E parliamo, in ultimo, della serie del “Commissario Ricciardi” che pure sta spopolando su Rai1, ambientata negli anni ’30 del secolo scorso.

Il Commissario Ricciardi è un personaggio taciturno, introverso, visionario (sono frequenti le visioni nei romanzi di De Giovanni), a volte fanciullesco, che dà il meglio di sé nelle investigazioni e nella soluzione di delitti complicati, barcamenandosi tra gli ostacoli all’epoca posti dal “Regime”.

E pure il taciturno Commissario Ricciardi ha tanta umanità e comprensione per gli umili, i poveri, e pure se è intransigente nello svolgimento del suo lavoro, non disdegna di aiutare chi è veramente bisognoso, colpevole o meno.

Anche la serie del “Commissario Ricciardi” è co-prodotta dalla Glemart e da Rai-Fiction,

Il fatto che da mesi fiction tanto attrattive e seguite siano sulla nostra principale rete televisiva in prima serata è dovuto, a mio avviso, proprio al lavoro fatto per il rilancio della Campania e di Napoli con una oculata opera di promozione.

In conclusione, mentre altri si sono distinti con le loro presenze nei vari talk trasmessi in Tv, De Luca, in questa circostanza non ostacolato dal suo eterno nemico De Magistris, ha svolto un capillare e meritevole lavoro di promozione.

E secondo me c’è riuscito.

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