De Luca, il Crescent e Piazza della Libertà

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Io non so se la piazza della Libertà, che non si vede dalla strada in quanto è coperta dalla struttura ovale del Crescent, sia più grande di Piazza del Plebiscito di Napoli, come ha entusiasticamente detto Vincenzo De Luca all’inaugurazione.

In verità sembra che abbia anche detto, e mi scuserete se ricordo male, che addirittura sarebbe più grande di Piazza San Pietro, ma se è così penso che abbia detto  una grande sciocchezza; ma l’entusiasmo fa brutti scherzi e anche il sempre arrabbiato De Luca, superato il calvario della costruzione, ha avuto un momento di relax e si è lasciato andare a dire qualche stupidaggine. Non ricordo più quanti processi abbia subito, in sede amministrativa e civilistica, nei quattordici anni che ci sono voluti per realizzare il suo sogno di costruire a Salerno una “Barceloneta” al posto dell’Hotel Jolly e delle Chiancarelle.

In breve, per chi non è mai stato a Barcellona e non conosce la città e questa località, “La Barceloneta” è un quartiere affacciato sul mare per prendere il sole sulla spiaggia di Sant Sebastià, per fare surf,  e pranzare nei ristoranti con specialità di pesce all’aperto e nei tapas bar tradizionali. Eleganti yacht sono ormeggiati presso le vistose marine, come il complesso di Port Olímpic, collegato alla spiaggia da una lunga passeggiata costeggiata da palme. Il Teleférico Del Puerto che porta alla montagna di Montjuic offre una vista panoramica sulla città.

In verità, pure avendo saputo della inaugurazione del Crescent, avevo sempre rimandato di visitare la piazza, ma un caro amico, personale e di FB, mi ha invogliato quando ha pubblicato sulla sua pagina FB un elogio al complesso; così, approfittando della giornata piena di sole di domenica 7 novembre, ho lasciato l’autovettura nei pressi del Circolo dei Canottieri, e ho fatto un lungo giro, fino alla Stazione Marittima, per accedere alla piazza della Libertà; poi mi sono reso conto di aver fatto un tragitto inutile in quanto c’è un altro accesso alle spalle dell’edificio della Prefettura, dal quale sono  poi uscito.

Giunto alla piazza sono rimasto strabiliato da ciò che è stato realizzato; in verità, in più occasioni, De Luca ha mostrato il plastico, ma vedere l’opera dal vero è tutt’altra cosa: una bellezza.

Rimane ancora qualcosa da fare, tant’è che c’è ancora qualche gru in giro, ma il più è ormai fatto, compreso l’ampio parcheggio interrato, non ancora aperto, che sembra poter ospitare circa 500 auto.

Qualche nemico di De Luca, e dell’opera, si è lasciato prendere dalla rabbia ed ha scritto non poche sciocchezze, partendo dallo scempio paesaggistico che la costruzione avrebbe fatto (ma persino Italia Nostra alla fine ha autorizzato disponendo solo qualche modifica), per poi addentrarsi nell’aspetto finanziario, asserendo che l’opera sarebbe stata realizzata a spese dei contribuenti salernitani.

Pure questa è una fandonia che non sarebbe nemmeno il caso di chiarire: i fondi privati utilizzati sono gli acconti di coloro che hanno comprato locali nel Crescent, abitazioni, uffici e quant’altro; il resto è frutto di capitali privati, tra i quali quelli dell’Impresa che ha realizzato la costruzione, la  “Sviluppo Immobiliare Santa Teresa” che, sul suolo lasciato libero dall’abbattimento del Jolly Hotel, potrà costruire la sua palazzina, completando così sul versante lungomare la mezzaluna di Bofill.

Gli unici ad essere rimasti con un pugno di mosche in mano e qualche acciacco economico sono i vertici dell’Autorità portuale: la loro sede, la cosiddetta “torre 2”, non sarà mai costruita, spazzata via dalle furie iconoclaste e giudiziarie che nel 2014 investirono il “Crescent”: cancellata, con la promessa di uno spazio altrove, ma nel frattempo l’Autorità portuale dovrà continuare a rimanere in locali non suoi e mettere in soffitta un finanziamento di tre milioni di euro, con annesse spese di progettazione per oltre 263mila euro.

Ma non voglio impelagarmi in discorsi di questo tipo, che rischiano di mettere qualche goccia di fiele nell’entusiasmo che larga parte della popolazione ha mostrato per la realizzazione: ed hanno un bel dire i detrattori dell’opera, e delle numerose altre opere con le quali De Luca ha rinnovato Salerno, e non è da sottovalutare il consenso elettorale che per anni ha avuto, sia come Sindaco di Salerno, sia spalleggiando i Sindaci candidati ed eletti in sua vece quando non poteva più candidarsi, sia a livello regionale, le cui elezioni, per ben due volte, sono stato un plebiscito di voti: il 75% della popolazione salernitana e campana lo ha sostenuto, e questo è un fatto inoppugnabile.

Ed è anche in virtù di questo che De Luca, pure agendo come un Ras o un dittatore, va assolto e sostenuto, perché ciò che viene fuori dalla cabina elettorale viene fuori dalla volontà popolare la quale, in un sistema democratico, ha il suo peso.

In conclusione sarebbe opportuno che una buona volta i “nemici” di De Luca mettessero sul tavolo delle loro coscienze le numerose sue benemerenze, il suo coraggio nel rischiare personalmente di realizzare cose che altri, in altre città, non hanno avuto il coraggio di fare (come, ad esempio, il Sindaco di Cava, il quale perse i finanziamenti per l’avvio dei lavori del trincerone sottovia, rallentandone la realizzazione per oltre un decennio) e valutare, alla fine, che è preferibile avere il Crescent e Piazza della Libertà, laddove, all’epoca delle “Chiancarelle”, in quella zona c’era il degrado assoluto della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti, e che, l’inizio del lungomare era distinto da una sala cinematografica che proiettava solo film a “luci rosse”, ora è trasformata in “Sala Pasolini” per convegni.

Ne ha fatto di strada, in circa quarant’anni, Salerno, grazie a De Luca.

E per questo gli si può pure perdonare qualche intemperanza.

O no?

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