scritto da Nino Maiorino - 03 Aprile 2024 06:37

C’è vita oltre la morte?

Il quesito assilla tutti, è una domanda alla quale da sempre si cerca di dare una risposta.

E anche chi è cristiano e credente, ed è fiducioso nella esistenza dell’aldilà, talvolta si pone il quesito: cosa c’è oltre la morte?

E pure se le Sacre scritture insegnano all’uomo “polvere sei e polvere ritornerai” (Genesi, III, 19), c’è sempre la speranza che, oltre questa vita possa esisterne un’altra, o che l’anima si incarni in un altro essere, come alcune religioni predicano: il Buddhismo, ad esempio, crede nella reincarnazione in diverse specie di esistenza. Anzi, l’esistenza celeste è destinata a finire per ritornare ai dolori della terra: esattamente il contrario di quello che insegna la nostra religione.

Su tale problematica anche chi è credente nutre non pochi dubbi, alimentati dalla secolare ambiguità della Chiesa, in aggiunta a quelli fondati sulla logica umana.

La esistenza di Gesù Cristo, o della beata Vergine Maria, non sarebbe stata contestata dagli agnostici se di essi fosse rimasta sulla terra una traccia concreta; ma ci è stato insegnato che a questi misteri bisogna credere per fede, e che essa è un dono, e solo chi lo accetta è un vero cristiano.

Comunque, a proposito dell’argomento in discorso, la Chiesa ha fatto indirettamente qualche chiarezza allorquando ha consentito la cremazione dei cadaveri: nell’anno 1963, con l’istruzione “Piam et constantem”, l’allora Santo Uffizio stabilì che la cremazione non è “di per sé contraria alla religione cristiana”, indicazione poi ripresa nel 1983 tanto dal Codice di diritto canonico che dal Catechismo della Chiesa cattolica.

Quindi, per chi vuole trovare un fondamento di logica umana, se il cadavere viene cremato, non potrà più essere ricomposto, pertanto quando si parla della resurrezione dei morti, più volte citata nella Bibbia, riteniamo sia quella dell’anima.

Ovviamente queste sono opinioni basate solo sulla logica umana, e quindi lasciano il tempo che trovano pure nell’attuale mondo orientato a sezionare il capello pur di trovare risposte.

Ma, per tornare all’argomento del titolo, vediamo di capire come alcuni scienziati siano giunti alla conclusione che c’è vita oltre la morte, e quale tipo di vita.

La prima rivoluzionaria tesi è sostenuta dalla dott.ssa Jennifer DeBruyn, microbiologa ambientale dell’Università del Tennessee (USA).

Stando ai risultati delle sue ricerche, post-morte sopravvivrebbe il nostro microbiota, ovvero tutti quei miliardi di virus, funghi, batteri e protozoi che vivono in noi sin da quando veniamo al mondo.

Al momento della nostra dipartita, il microbiota continuerebbe a vivere e lavorare incessantemente, per trovare una nuova “casa” in cui trasferirsi.

Quindi non tutto si arresta: mentre il corpo cessa ogni attività vitale, i batteri e gli altri componenti del microbiota continuano a vivere, e, a corto di cibo, utilizzano il corpo umano, contaminandosi con i microrganismi del terreno.

Il che sta a significare che la cremazione, alla quale sempre più si ricorre (lo ha disposto per sé stesso anche l’estensore di questo articolo), risolve il problema.

Ma sull’argomento si è espresso un altro scienziato, Pim van Lommel, cardiologo olandese pluripremiato e noto per il primo studio mondiale sulle Nde (esperienze di premorte), pubblicato su ‘The Lancet’.

Il quale ha testualmente dichiarato: “Secondo una recente indagine, circa il 4% della popolazione occidentale sembra aver sperimentate esperienze di premorte, sarebbe a dire 2,5 milioni di italiani. Ebbene sono giunto all’inevitabile conclusione che la morte non è la fine della coscienza, ma solo un cambiamento di stato di coscienza”.

E ha continuato: “Quello che finisce con la morte è solo il nostro aspetto fisico. Non vi è inizio né ci sarà mai fine alla nostra coscienza”.

“Ci sono persone che sono sopravvissute a crisi in cui era in gioco la loro vita, che hanno raccontato di aver avuto esperienze coscienti straordinarie. Una premorte può essere definita come il ricordo di una serie di impressioni vissute durante uno speciale stato di coscienza, con diversi elementi comuni: un’esperienza fuori dal corpo, sensazioni piacevoli, la visione del tunnel, della luce, dei propri cari defunti, il passare in rivista la propria vita, e il ritorno cosciente nel corpo. L’arresto cardiaco (morte clinica), uno shock a seguito di emorragia (parti difficili), un insulto cerebrale o colpo apoplettico, un quasi affogamento o un’asfissia, ma anche malattie gravi, episodi di depressione, isolamento o meditazione possono essere all’origine di queste esperienze”.

Si tratta comunque sempre di un’esperienza trasformativa, “in quanto causa cambiamenti profondi nel modo di cogliere la vita, elimina la paura della morte e rafforza la sensibilità intuitiva. Inoltre è sempre più frequente: i malati che sopravvivono sono più numerosi, grazie alle moderne tecniche di rianimazione e al miglioramento delle cure per chi subisce un trauma cerebrale”, prosegue van Lommel.

Per molti medici però la NDE (sigla della espressione inglese Near Death Experience, a volte tradotta in italiano come “esperienza di pre-morte”) è ancora un fenomeno incomprensibile e sconosciuto, perché solleva molti interrogativi fondamentali: come si può avere una consapevolezza lucida all’esterno del corpo, proprio quando il cervello non funziona più, e il paziente è clinicamente morto?

“Sappiamo di casi di esperienze fuori dal corpo, occasionali e verificabili durante il periodo di incoscienza…, tuttavia, dal punto di vista delle convinzioni mediche attuali -evidenzia van Lommel- non dovrebbe essere possibile una forma di coscienza durante l’arresto cardiaco e il coma profondo”.

I neuroscienziati ipotizzano che si tratti di sensazioni soggettive, risultanti da una momentanea confusione sensoriale a seguito dell’evento traumatico occorso.

Chi ha invece una visione della vita più trascendente o credenze di tipo religioso, ritiene che l’NDE possa essere segno di una vita oltre la morte.

 

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

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