scritto da Nino Maiorino - 05 Luglio 2020 10:28

Autostrade, ponti e viadotti… e i mezzi pesanti dirottati in città

Guardando il volume di traffico di ogni dimensione, dal leggerissimo (molto scarso) al pesantissimo (eccessivo), che transitava la mattina di venerdì 3 luglio (ma tutti i giorni è così) su via XXV luglio da lato nord (Nocera) verso Salerno, qualcuno ha chiesto il motivo, che può attribuirsi quasi esclusivamente ai lavori di manutenzione straordinaria del Viadotto Oliviero tra Cava e Salerno.

Infatti, la maggioranza degli automezzi pesanti provenienti da Napoli sono costretti a uscire al casello autostradale di Cava perché superano le 7,5 tonnellate consentite.

E fin qui tutto ok (si fa per dire) ma da qui partono una serie di interrogativi che coinvolgono la nostra città, quindi la nostra amministrazione comunale (Sindaco in testa, ma anche Assessori), e pure Autostrade tratto Salerno-Napoli, vale a dire la Società Autostrade Meridionali, concessionaria del Gruppo Autostrade, che opera su concessione dell’Anas.

Incominciamo a dire che il Viadotto Oliviero incombe totalmente nel Comune di Salerno, città che pure subisce, unitamente alla intermedia Vietri sul Mare, i disagi derivanti dalla lunga manutenzione.

Lunga, in quanto i lavori sono iniziati a gennaio 2018, con ordinanza di Autostrade Meridionali n. 1/2018, quindi due anni e mezzo fa.

Si tenga conto che il crollo del Ponte Morandi di Genova è avvenuto il 14 agosto 2018, ma i lavori del Viadotto Oliviero erano già iniziati, almeno sulla carta, sei mesi prima, anche se l’allarme sembra sia scattato addirittura nel 2015: tutto senza fretta!

E’ incredibile che per la manutenzione straordinaria di un viadotto di circa 200 metri (ripeto “duecento metri” – dato fornito da Autostrade) si stia lavorando da 30 mesi, e il maggior disagio grava proprio sulla nostra città.

Ed è naturale il collegamento con la ricostruzione del Ponte Polcevera che ha sostituito il Ponte Morandi, totalmente abbattuto e ricostruito su progetto di Renzo Piano in poco più di un anno; una velocità incredibile per il nostro paese, che in questa occasione ha dimostrato che quando le cose si vogliono fare presto e bene ci si riesce pure in Italia, purché ci sia la volontà e si metta da parte una buona fetta di burocrazia.

Tornado al Viadotto Oliviero ci sono da fare alcune considerazioni.

Prima di tutto la Società Autostrade dovrebbe decidersi a completare i lavori al più presto, Cava non può continuare a sopportare il disagio che la lentezza dei lavori sta determinando da due anni e mezzo, non è credibile che si rifaccia ex novo il Viadotto Polcevera a Genova, di 1.182 mt., in circa un anno e si impieghino oltre due anni e mezzo per manutenere il Viadotto Oliviero a Salerno di soli 200 metri: e questa è una pecca di Autostrade.

Vogliamo concedere alla Società Autostrade tutte le attenuanti possibili e immaginabili, comprese le beghe giudiziarie che, come in tutto ciò che si fa in Italia, non mancano mai, e sembra che anche per la manutenzione di quel viadotto vi siano annosi e sostanziosi contenziosi addirittura con l’Autorità portuale di Salerno.

Ma nonostante tutta la buona volontà, consideriamo “inammissibile” un lavoro di due anni e mezzo, e non è ancora finito, per manutenere “duecento metri” di viadotto.

Seconda considerazione: mi chiedo perché l’attuale amministrazione cavese non abbia preteso da Autostrade Meridionali alcune garanzie minime per il disagio che la nostra città sopporta, prima di tutto la garanzia della scadenza dei lavori e poi il ristoro del danno derivante dalla mole di traffico pesante che quei lavori hanno dirottato sulle strade della nostra città, soffocandola.

Ci rendiamo conto che per fare quei lavori non c’era altra alternativa che dirottare il traffico sulle nostre strade, ma non ci spieghiamo perché l’amministrazione Servalli non si sia attivata, come sembra, perché i disagi avessero una scadenza e perché da essi la città ricevesse un ristoro.

E continuando il ragionamento, qualche analoga considerazione va fatta anche per la ricostruzione del Ponte Polcevera di Genova, realizzato in circa un anno, ma che ora potrebbe bloccarsi non per i lavori, ma per la burocrazia.

E mi spiego.

E’ un grande merito e vanto che in circa un anno tutto il Ponte Polcevera sia stato abbattuto e ricostruito, ma sembra che questa meritevole velocità di realizzazione adesso vada a scontrarsi con la cattiva politica e con la conseguente pessima burocrazia.

In quel tragico 14 agosto 2018, quando alle ore 11,36 il tratto centrale del ponte crollò, provocando 43 morti, tutto il paese subì uno shock e la politica non fu da meno; all’epoca governava la coalizione giallo-verde, Governo Conte 1, i factotum erano però Di Maio e Salvini i quali, giustamente, rappresentarono il dolore e la indignazione del paese di fronte a quella inimmaginabile tragedia: 43 morti, 11 feriti, 566 sfollati e tanti edifici e autoveicoli distrutti non sono una cosa di poco conto.

Era evidente la responsabilità della Società concessionaria, per la carente manutenzione della intera struttura, e la Società Autostrade del gruppo Benetton, accusò il colpo al punto che i suoi interventi non andarono oltre i farfugliamenti incomprensibili.

Sembrò giusto, all’epoca, che la politica, interpretando dolore e indignazione dei cittadini, si lasciasse andare a proclami di revoca delle concessioni, di richieste di risarcimento danni miliardari, e tutte le belle cose alle quali siamo purtroppo abituati: “purtroppo” dico,  perché raramente, alla fine, si tramutano in atti concreti in tempi certi.

Una ricostruzione dei fatti ci fa tornare alla memoria l’ex Ministro Danilo Toninelli, seguito da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ma anche gli altri non in quota M5S, parlo di Salvini, Meloni, Fassina, ecc. dissero che Autostrade non avrebbe evitato la revoca della concessione, e la revoca, firmata dal Premier Conte, venne inoltrata in data 17 agosto, tre giorni dopo il disastro.

Quel Governo si era insediato due mesi e mezzo prima, e l’entusiasmo delle prime esperienze gioca brutti scherzi.

Infatti, nel mentre in meno di due anni il vecchio ponte è stato abbattuto e il nuovo ponte è sul traguardo della riapertura, due anni non sono stati sufficienti per la politica e la burocrazia di risolvere il problema della revoca delle concessione ad Autostrade.

Cosa succede ora che il ponte è rifatto e potrebbe anche essere riaperto?

Succede che non si sa ancora chi gestirà l’intero ponte in quanto formalmente la concessione ad Autostrade non è stata revocata, quindi questa Società è ancora legittimata a gestire il viadotto, frattanto il Governo fece partire la revoca della concessione, mai resa operativa, tant’è che oggi Conte corre ai ripari ripetendo ciò che già all’epoca aveva sostenuto, vale a dire che la revoca era un “busillis”, un nodo difficile da districare, un rebus, perché, esaminando gli atti della concessione, avrebbe comportato un risarcimento miliardario dell’Italia a favore dei Benetton.

Al danno, quindi, la beffa.

Frattanto in questo periodo, Autostrade è stata una delle designate per il salvataggio di Alitalia, tant’è che c’è stato un incredibile balletto di conferme e smentite, e pure se ora la ipotesi di un ingresso di Autostrade in Alitalia non sembra più sul tappeto, è però sul tappeto la certezza che la nuova gestione del ponte ricostruito non possa non essere affidata ad Autostrade se non si vuole bloccare tutto.

In conclusione: Autostrade responsabile del crollo non solo non ha versato finora un euro di risarcimento né un euro per la ricostruzione, ma si trova nella situazione di privilegio di essere l’unica a poter gestire il nuovo viadotto.

Se non si seguisse questa strada, l’utilizzo del nuovo ponte, ricostruito in tempi record, verrebbe bloccato da un contenzioso di difficile soluzione, che potrebbe bloccarne l’utilizzo per chi sa quanti anni.

Le analogie tra il viadotto Polcevera e il viadotto Oliviero sono incredibili!

 

 

Classe 1941 – Diploma di Ragioniere e perito commerciale – Dirigente bancario – Appassionato di giornalismo fin dall’adolescenza, ha scritto per diverse testate locali, prima per il “Risorgimento Nocerino” fondato da Giovanni Zoppi, dove scrive ancora oggi, sia pure saltuariamente, e “Il Monitore” di Nocera Inferiore. Trasferitosi a Cava dopo il terremoto del 1980, ha collaborato per anni con “Il Castello” fondato dall’avv. Apicella, con “Confronto” fondato da Pasquale Petrillo e, da anni, con “Ulisse online”.

Una risposta a “Autostrade, ponti e viadotti… e i mezzi pesanti dirottati in città”

  1. 5 LUGLIO 2020 – BY NINO MAIORINO – PER COMPLETEZZA BISOGNA ANCHE RICORDARE CHE IL PROBLEMA CREATO DALLA MANUTEIZONE STRAORDINARIA DEL VIADOTTO OLIVIERO VALE PURE ALL’INCONTRARIO, PERCHE’ I MEZZI PESANTI CHE DA SALERNO, PORTO O AUTOSTRADA, DEBBONO ANDARE A NAPOLI, SONO COSTRETTI A UTILIZZARE IL VIADOTTO GATTO, IMMETTERSI SULLA SS.18 IN LOCALITA’ OLIVIERO VERSO CAVA, GIUNGERE NELLA NOSTRA CITTA’ CHE IN PARTE VIENE RISPARMIATA DAL SOTTOVIA CHE DA LOCALITA’ TENCANA ESCE A VIA ATENOLFI, E PROSEGUIRE FINO AL CASELLO AUTOSTRADALE DI CAVA; UN DISAGIO INCREDIBILE DEL QUALE NESSUNO SEMBRA VOLERSI FAR CARICO.

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